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Il pensiero unico e il sale della democrazia

A prescindere da quali possano essere le proprie idee politiche, mi hanno sempre terrorizzata il pensiero unico ed i monocolori, anche quando questi ultimi si manifestano sotto forma di una variegata coalizione ma sono, in realtà, l’espressione di un unico blocco di potere.

Per fare un esempio, credo che chiunque viva, lavori od operi a qualche titolo nella società campana abbia una concreta dimostrazione di quello che intendo. Tanti anni di strapotere bassoliniano a tutti i livelli, regione, provincia e comune di Napoli, enti, asl e sottogoverno, senza contare giornali, tv e tutti i mezzi di informazione dove – fatti salvi pochi, coraggiosi e liberi giornalisti non appiattiti al pensiero e soprattutto al potere unico che vige in Campania – costituiscono una piena e preoccupante manifestazione di questo scenario. Si tratta di una realtà solo apparentemente democratica ma nella quale in concreto talvolta diventa difficile anche soltanto dare voce alle denunce.

Qui le voci fuori dal coro non sono ammesse.

Intendiamoci, non mi piacerebbe nemmeno un potere schiacciante ed univoco della parte opposta.

Insomma, un po’ per inclinazione personale e un po’ perché credo debba realmente essere così, trovo che l’espressione del pensiero non convenzionale e l’equilibrio tra gli opposti schieramenti garantisca il controllo reciproco e costituisca il sale della democrazia.

Questo dovrebbe valere a maggior ragione quando in una nazione metà degli elettori hanno votato in un senso e l’altra metà nel senso opposto ed il Paese è, non dico spaccato, ma certamente diviso.

È chiaro che il futuro governo Prodi non presenta certo le caratteristiche per esercitare un lungo strapotere, anzi, forse fa correre all’Italia il rischio opposto di una pericolosa instabilità.

Tuttavia credo che nei prossimi sviluppi istituzionali occorrerebbe guardarsi da una situazione in cui governo, regioni, comuni, mezzi d’informazione ed alte cariche dello Stato rischiano di essere l’espressione di una sola parte politica che diverrebbe così blocco unico di potere, soffocando ogni altra espressione ed istanza politica. Diventando, insomma, una specie di grande Campania.

Pubblicato il 2/5/2006 alle 18.20 nella rubrica Altra Napoli.

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