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Il conto della serva

Chiunque abbia frequentato il parlamento, ma anche chiunque abbia semplicemente seguito un po’ la politica, è ben consapevole del fatto che in queste condizioni per il centrosinistra sarà difficilissimo governare. Un margine così risicato al Senato non può portare nulla di buono, anche con le migliori intenzioni. Se pure si dovesse trovare un accordo sulle cariche governative ed istituzionali in genere, non appena si passasse invece a discutere di temi concreti (ad esempio di legge Biagi o Dpef, per non dire di opere pubbliche) il precario equilibrio diverrebbe impossibile da mantenere. Basta fare due conti anzi, il conto della serva, per verificare quanti sono sul totale dell’Unione i senatori eletti da Rifondazione Comunista, dalla lista Pdci-Verdi e dal ‘correntone’. Senza contare che sarebbe sufficiente, ma forse nemmeno indispensabile, un minimo di filibustering da parte della Casa delle Libertà per far saltare tutto in qualunque momento: il regolamento del Senato consente infatti una continua richiesta di numero legale. La legislatura è lunga, le sedute parlamentari stancanti, ed è scientificamente impraticabile pensare di tenere un’intera squadra di senatori – che, data l’età di alcuni, a volte hanno anche i loro problemi – fisicamente appiccicati sugli scranni non per cinque, ma per un solo anno.

In questo scenario, al di là di quelle che possono essere le posizioni politiche, l’invito di Berlusconi affinché “un'intesa parziale, limitata nel tempo, per affrontare le immediate scadenze istituzionali, economiche ed internazionali del Paese, non dovrebbe essere esclusa per principio" appare quantomai sensato.

E dall’altra parte, al termine di una campagna elettorale infuocata che ha assunto l’aspetto di un referendum non contro il governo ma contro Berlusconi stesso e tutto quanto il berlusconismo può rappresentare, appare altrettanto avveduto il tentativo di Prodi di sottrarsi a quello che rischierebbe di apparire come un abbraccio mortale. Una buona parte dell’elettorato di sinistra infatti proprio non potrebbe perdonare di esser stato chiamato alle armi e alle urne per scrollarsi di dosso gli anni terribili del Caimano, per poi ritrovare il liberatore a spartire cariche e a tessere accordi proprio con lui. E andrebbe perso per sempre.

E allora qualcuno ci dice che si fa?

Pubblicato il 14/4/2006 alle 20.10 nella rubrica Diario.

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