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Una campagna elettorale senza senso dello Stato

Francesco Giavazzi nel fondo di oggi sul Corriere della Sera stima che le promesse elettorali di questi giorni avranno un costo che sta tra il 36 e i 101 miliardi l’anno per la CdL, corrispondenti a 2,5-7,5 punti di Pil, e di 20-24 miliardi per quelle dell’Unione, corrispondente a 1,4-1,7 punti di pil l’anno. I dati sono quelli pubblicati dagli economisti de lavoce.info e, ammesso che siano giusti, naturalmente suscitano la domanda se ci siano i soldi per onorare le promesse elettorali fatte da entrambe le coalizioni.

Premetto che non escludo che i futuri governanti abbiano delle formidabili soluzioni da offrire, ma una riflessione mi sorge spontanea. L'impressione che si è avuta in questa campagna elettorale è che ancora una volta, ma più che mai questa volta, nessuno dei contendenti si sia preoccupato di assumersi veramente delle responsabilità per il futuro, rispetto a quanto sarebbe stato invece necessario fare se si considerano la preoccupante situazione dell’economia ed il declino strutturale del Paese.

Ancora una volta si è utilizzato un linguaggio elettorale che ha parlato soltanto agli egoismi ed al privato di ciascuno (io ti tolgo questo, io non tasserò quello se non ai trenta uomini più ricchi, come se questo bastasse e come se i ricconi stessero aspettando le loro tasse) senza preoccuparsi in alcun modo di dare vita ad uno spirito comune da parte degli italiani che, anche con dei sacrifici che inevitabilmente ci saranno, possa portare ad una vera svolta.

Mi rendo conto che sarebbe stato scomodo agire diversamente, ma mi viene da pensare che forse anche questo significa avere senso dello Stato.

Pubblicato il 7/4/2006 alle 18.20 nella rubrica Diario.

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