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Il Papa piace anche quando non fa comodo?

Sull’intervento del papa circa la necessità di non mettere in discussione i temi legati alla famiglia e al matrimonio si scatena oggi sui giornali e nella blogosfera il solito polverone.

Mi sembra scontato che il Papa inviti i politici del Ppe, che fanno della tradizione cattolica il proprio baluardo, e mi sembra assolutamente rispettabile la posizione di chi, in politica, rivendica il fatto di agire secondo principi che siano in linea con le proprie convinzioni religiose.

Tuttavia è triste vedere che, appena parla di valori, il Papa viene tirato per la tonaca da una parte o dall’altra nel modestissimo teatrino della politica italiana. Chi si vanta di aderire in pieno, in contrapposizione ai blasfemi avversari, ai suoi dettami, chi lamenta minacce allo stato laico, chi ne interpreta e ne circoscrive il pensiero mettendo le mani avanti.

E se è vero che la laicità in politica è davvero una bella cosa, forse sarebbe salutare una premessa: ammettere una buona volta che la fede, quella vera, tende in quanto tale a tracimare da un campo all'altro, a formare una visione del mondo che abbraccia tutta la vita di una persona, e che difficilmente può smarcarsi fino in fondo dalle sue scelte nel campo della politica.

Tuttavia sarebbe bello vedere la rinuncia da parte non della politica, ma dei politici, a mettere le mani sulla Chiesa cercando di immischiarla nelle battute finali di una campagna elettorale svoltasi all’insegna dello squallore.

Sarebbe bello anche rivolgere un paio di domande per testare l’onestà intellettuale sia ai presunti custodi dei 'valori' in politica (ma poi, i valori possono mai essere uguali per tutti, e non assolutamente personalissimi per ciascuno?), sia ai difensori della laicità come ricetta risolutiva non soltanto per affermare la libertà e la tolleranza ma anche per liberarci dagli estremismi di ogni tipo.

Ai primi si potrebbe domandare, ad esempio, se hanno sempre accettato e fatte proprie le parole del Papa non soltanto quando si è pronunciato sulla difesa dell'embrione, ma anche quando la Chiesa ha avversato i bombardamenti di un territorio o la possibilità di sparare a qualcuno che ti sta rubando la 'roba'? Ai secondi si potrebbe chiedere se gridano all’assalto allo stato laico anche quando la Chiesa invoca l’assoluta propensione all’accoglienza quando considera gli immigrati non in virtù della loro nazionalità ma della comune appartenenza all’umanità?

Pubblicato il 31/3/2006 alle 16.23 nella rubrica Scontri culturali.

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