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Sette per cento

La comunicazione nei rapporti umani è fatta di parole, di sguardi, di gesti, delle emozioni evidenti che saltano agli occhi, ma anche di quelle che traspaiono attraverso impercettibili o malcelati movimenti del corpo che cercano di dissimulare le emozioni stesse. E' tutto questo che nel suo complesso costituisce il vero racconto delle persone, della loro natura e dei loro sentimenti. E' su tutto questo che dovremmo formarci un'idea o delle sensazioni.
Secondo alcuni studi scientifici nella comunicazione la voce rivestirebbe un peso del 38%, il linguaggio non verbale (cioè lo sguardo, il modo di muoversi, l'espressione del viso e del corpo) quello del 55%, e dunque alle parole, alla comunicazione verbale vera e propria, non resterebbe che un misero 7%.
Da ciò se ne trae che tutto il tempo che trascorriamo utilizzando facebook, gli sms, i vari messenger e persino le email è tempo investito soltanto su quel sette per cento di quanto sarebbe possibile trasmetterci nei rapporti umani, e che nel fare questo non possiamo che perdere tutte le cose che passerebbero invece attraverso i gesti, gli sguardi, i suoni di una voce.
Sorge allora il dubbio che tale nuovo modo di vivere e di interagire porti inevitabilmente a dei rapporti non soltanto assolutamente parziali, perché privi di quel novantatré per cento della comunicazione, ma che, se protratti nel tempo, questi tendano persino a divenire qualcosa di viziato, di alterato e di notevolmente nevrotico. Insomma dei rapporti tra avatar fatti di botta e risposta continui, e di nulla di più.
D'accordo, mi si può dire, la tecnologia è soltanto un mezzo. Ma, si sa, troppo spesso la forma diviene immancabilmente anche sostanza. Ed oggi come oggi se si può si tende a rinunciare persino all'uso del telefono a favore di un messaggino con gli emoticon.
Sarà per questo che molti trovano straordinario il contatto con gli animali, che guarda caso costituisce proprio la negazione della comunicazione verbale.
Sarà per questo che attraverso facebook si ritrovano spesso tantissimi rapporti perduti - compagni di scuola, ex amori, amici d'infanzia, vecchi compagni d'avventure - ma che poi, dopo il "vediamoci, sentiamoci" di rito, anche in seguito di fatto quei rapporti ritrovati restano confinati proprio in quel limbo virtuale.
Sarà per questo che c'è qualcuno che ancora, anche a dispetto dell'immensa praticità ed efficienza che comportano certi mezzi, resiste, resiste, resiste, ed utilizza a malapena l'email quando proprio non riesce a farne a meno.
Sarà per questo che ogni tanto anche io penso di prendermi un po' di vacanza da questo mondo virtuale, magari investendo lo stesso tempo nella lettura di qualche libro, in un concerto, o in qualche cena tra amici.
Alla ricerca di quel novantatré per cento orribilmente perduto.

Pubblicato il 15/9/2009 alle 0.32 nella rubrica Diario.

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