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Un attimo dopo le candidature...

... e tra radicali e Pd  è già contenzioso.
Il loro è stato il dissenso più leale di cui il governo Prodi abbia goduto.
Ma il dissenso, si sa, soprattutto se porta con sé anche il peccato di accompagnarsi alla lealtà, in politica proprio non paga.
Buona campagna elettorale, verrebbe da dire.

LISTE PD: RADICALI AFFIDANO LORO RAGIONI A PARERE GIURISTI

(9Colonne) Roma, 5 mar - In queste ore diversi giuristi si stanno esprimendo sul patto tra radicali e Partito democratico, in seguito alla composizione delle liste elettorali. I radicali affidano le loro ragioni al parere di tre rinomati giuristi. "Io - spiega Carlo Alberto Graziani, docente di diritto civile all'Università di Siena - non so se sul piano del codice civile il comportamento del Pd nei confronti dei Radicali sia censurabile (forse no), so solo che sul piano della Costituzione, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, occorre - soprattutto se i cittadini non hanno la possibilità di scegliere i propri rappresentanti - che i partiti si comportino tra loro e con gli elettori in modo leale e trasparente". "Io - conclude - non so se sul piano della politica con la p minuscola il comportamento del Pd sia censurabile (forse no), so solo che sul piano della Politica con la P maiuscola quel comportamento offende i principi fondamentali". Secondo Antonio Nicita, docente di politica economica della stessa università "i meccanismi di selezione delle candidature hanno seguito logiche molto lontane dagli auspici di Walter Veltroni e del nuovo corso". "Ci sono casi oggettivamente imbarazzanti - prosegue - come quello siciliano. Ci sono tre province che non hanno rappresentanti, Siracusa, Ragusa, Caserta. A ciò si aggiunge il caso dei radicali: era del tutto evidente dal tenore dell'accordo che i nove posti avrebbero dovuto essere riferiti a posti 'sicuri'". "Non è un caso - sottolinea Nicita - che il numero di nove seggi si riferisse alla stima del contributo radicale alla lista Rnp sulla base dei voti del 2006. D'altra parte - prosegue - mi sembra che i sei o sette seggi 'prodiani' siano in postazione 'sicura' e che nessuno di loro sia a rischio. Auspico che si possano modificare agevolmente alcune postazioni dei radicali, visto che c'è tutto il tempo per farlo, e che con questa occasione il Pd possa anche migliorare alcune situazioni un po' scandalose che si sono verificate in talune circoscrizioni. Non sempre la fretta è un vantaggio. Più spesso, come diceva il poeta, essa è nemica della bellezza". Giuseppe de Vergottini, ordinario di diritto costituzionale dell'università di Bologna, osserva che le collocazioni dei radicali nelle liste del Pd, "tali da non assicurare il successo non rispondono a quello che pare l'oggetto dell'intesa che era stata raggiunta". "Quindi - prosegue - se le cose stanno come riportate dagli organi di informazione, siamo di fronte a una evidente inadempienza da parte di Veltroni. Quest'ultimo si prenderà quindi la responsabilità politica (il giudizio dell'opinione pubblica e quindi degli elettori) circa il mancato rispetto di un accordo che fino a prova contraria avrebbe liberamente e scientemente assunto".
(Caf) 051835 MAR 08


Pubblicato il 5/3/2008 alle 19.10 nella rubrica Cronache politiche.

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