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L'Uomo delle Tasse

Oggi ci viene raccontata un’altra interessante storia che, tanto per cambiare, viene dalla Francia: in men che non si dica, e soltanto a distanza di un mese dalla nascita del governo, Sarkozy ha spostato Jean Louis Borloo dal ministero dell’Economia a quello dell’Ecologia.

Il fatto viene letto in maniera diametralmente opposta da due tra i più raffinati quotidiani italiani, e da queste divergenti letture ne discendono due o tre interessanti riflessioni e paralleli con la politica italiana.

Il Riformista presenta questo spostamento come una punizione per Borloo, il quale avrebbe la colpa di aver assestato un brutto scossone elettorale all’Ump, avendo prospettato un aumento delle tasse attraverso l’introduzione di un’‘Iva sociale’.

E qui il parallelo con l’Uomo delle Tasse italiano è inevitabile, e viene in mente quanto detto da Marco Venturi, presidente della Confesercenti, dopo i fischi della platea all’indirizzo di Prodi: «No, i fischi e le contestazioni non significano che la Confesercenti abbia un pregiudizio verso questo governo. A un patto però. Che Vincenzo Visco la smetta di trattarci come un Bancomat. Appena ha bisogno di un prelievo urgente viene qui». Ecco, da queste parti c’è da domandarsi chissà quanto consenso avrà portato l’immagine di Visco al suo schieramento politico.

Ma torniamo a Borloo. Il Foglio, dicevamo, legge invece la decisione di Sarkozy nei suoi confronti come una formidabile promozione: «Jean Louis Borloo, ministro dell’Economia nel governo Fillon I, è stato promosso ministro dell’Ecologia, dello Sviluppo Sostenibile e delle Infrastrutture, con rango di ministro di stato e numero due del governo Fillon II».

E da qui deduco che intanto trattasi di ministero dell’ecologia e non dell’ambiente come usa in Italia, e già queste due diverse definizioni rispecchiano un modo di differenze. Che non finisce qui. Infatti in Francia il dicastero dell’Ecologia va con lo ‘Sviluppo Sostenibile’, che qui in Italia non esiste nemmeno e, udite udite, con le Infrastrutture, scelta che denota una concezione della valutazione dell’impatto ambientale delle opere umane da cui noi siamo ancora ben lontani. Infine, l’ultima notizia è che quel ministro dell’Ecologia è il numero due del governo, mentre nel nostro Paese, diciamolo, nonostante alcuni sforzi, quello dell’ambiente è e resta un ministero un po’ sfigato. E qui le differenze diventano una galassia.

Interpretazioni a parte, mi balena un ultimo, cattivo pensiero.

Certo che, se anche Prodi volesse, uno spostamento dell’Uomo delle Tasse italiano al ministero dell’Ambiente proprio non potrebbe verificarsi. E non perché quello sia un ministero di serie B, no. Diciamo per una questione quantomeno ‘estetica’: perché infatti mettere proprio Visco a fare la guardia al paesaggio, con quella condanna così antipatica per abuso edilizio a Pantelleria, starebbe proprio male.


Pubblicato il 20/6/2007 alle 19.3 nella rubrica Articolo del giorno.

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