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Mondi alla rovescia: giornalismo e politica

Mentre i radicali continuano la loro occupazione della sede Rai affinché si parli della moratoria sulle esecuzioni capitali, fulmini e saette si abbattono sul Tg2, accusato di aver dato troppo peso alla protesta contro Prodi, e sul Tg1, tacciato invece di aver censurato la stessa notizia. Ma il Tg1 si scusa prontamente e dichiara che non vi è stato "Nessun intento censorio, solo un disguido tecnico". Il bello è che la stessa testata qualche giorno prima aveva subito delle proteste perché si sosteneva avesse dato troppo spazio a Berlusconi. Nel frattempo Magnaschi, ex direttore dell’Ansa, ci ha raccontato di esser stato licenziato come direttore della più importante agenzia di stampa italiana per aver dato la notizia che riguardava Visco, circa l’imminente trasferimento del vertice della Guardia di Finanza di Milano.

Alt, torniamo un attimo indietro e immaginiamo di non essere italiani e di vedere le cose con gli occhi di uno che proviene da Marte, anzi semplicemente da un altro paese dove, pare, regni la democrazia.

Magari avranno ragione tutti, quelli che protestano, e quelli che si giustificano.

Però resta il fatto che qui le parti sembrano essersi proprio invertite. In un posto normale sono i politici che devono rendere conto ai giornalisti, che rispondono alle loro domande, perché in quel momento il giornalista non interpreta né sé stesso né uno che deve essere piazzato in qualche posto dal proprio interlocutore, ma è invece uno degli strumenti attraverso i quali rappresentanti e rappresentati praticano l’esercizio della democrazia.

In Italia l’ordine dei fattori sembra essere assolutamente invertito. Però il risultato che ne viene fuori è affatto diverso.

Pubblicato il 4/6/2007 alle 2.26 nella rubrica Cronache politiche.

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