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Un posto pericoloso

Oggi come oggi se manifesti probabilmente vieni malmenato o arrestato (video), e magari qualcuno ti dice che "è un problema di demografia" o che sostieni l’"opera di Satana”. Qui certi diritti sono un concetto un po’ troppo recente per essere stato veramente acquisito dopo tanto regime sovietico. Qui il problema è giocare una certa partita sullo scacchiere internazionale, il resto non conta.

E quando si pensa alla Russia è inevitabile ricordare anche le morti, le troppe morti. È inevitabile pensare alla torbida vicenda di Litvinienko, o all’assassinio di Anna Politkovskaya e, insieme a lei, della libertà d’informazione. E non si possono dimenticare né l’omicidio di Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale che pochi giorni prima della sua morte aveva parlato di armi all’uranio e del loro impatto sull’ambiente, né la morte misteriosa di Andrea Tamburi, esponente radicale impegnato contro la pena di morte, ucciso nel ‘94 in Russia, e sulla cui scomparsa non è mai stata fatta chiarezza.

L’ultima puntata di Report, qualora ce ne fossimo dimenticati, ci ha ricordato una serie di motivi per cui abbiamo ed avremo a che fare con questo Paese, e quanto sia difficile dire che si tratti di un rapporto alla pari, con una Russia la cui società di stato detiene il monopolio di quella che sarà presto la principale fonte energetica mondiale. E allora quanto spazio ci sarà in futuro per parlare di diritti e di libertà d’espressione, in questa Russia avvolta da un equivoco filo che lega politica, economia e servizi segreti?

Stiamo forse sottovalutando questo posto pericoloso, oppure preferiamo far finta di niente perché non sappiamo bene quali risposte dare?

Pubblicato il 29/5/2007 alle 2.23 nella rubrica Mondo.

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