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Rassegna stampa: nel 2030 la dipendenza energetica della UE salirà al 70%

 Nicoletta Cottone sul Sole 24 Ore

Per il fragile sistema energetico dell'Unione europea occorre una politica comune, perché senza misure ad hoc il livello di dipendenza energetica dell'Europa, oggi del 50%, salirà nel 2030 al 70 per cento. Ancor oggi i mercati del gas naturale e dell'elettricità funzionano in base a logiche nazionali più che comunitarie, ci sono scelte a più vie sulle sovvenzioni da concedere alle fonti energetiche. Tutti condividono, però, un unico filo di Arianna, quello di un futuro energetico sostenibile. Critica la situazione dell'Italia che paga una elevata dipendenza energetica e segna un livello estremamente modesto di sfruttamento delle risorse rinnovabili. Dunque la questione dell'energia e la gestione della domanda nel nostro Paese devono trovare uno spazio sempre più rilevante all'interno degli strumenti della programmazione dello sviluppo regionale e nella pianificazione locale. Lo attesta il rapporto Isae-Iuss su «Politiche e strumenti di gestione degli usi finali di energia: stato dell'arte e tentativi di innovazione», presentato questa mattina a Roma, ricordando che non sono più dilazionabili politiche specifiche.

Mentre l'evoluzione del sistema energetico italiano - si legge nel rapporto - aveva evidenziato nel 2005 una crescita della domanda di energia dello 0,64% in un quadro economico di sostanziale ristagno, i dati del 2006 indicano una riduzione dei consumi energetici nazionali dell'1,2% a fronte di una crescita del Pil dell'1,7% e della produzione industriale dell'1,9 per cento. Inoltre il rapporto segnala che la dinamica dell'intensità energetica del paese, che è data dal rapporto fra domanda complessiva di energia e Pil, ha registrato un calo del 2,82% nel 2006, dopo tre anni consecutivi di crescita, «determinato probabilmente dall'attuazione di politiche di efficienza e quindi di risparmio energetico». La dipendenza energetica italiana dalle importazioni è, invece, in costante aumento a partire dal 2000 e nel 2005 è salita all'85,07% segnando il suo massimo in relazione alle importazioni di petrolio (92,86%) e il suo minimo per le importazioni di energia elettrica (16,13 per cento).

Se da una parte appaiono molto limitati i margini di manovra sull'offerta energetica dell'Unione, molto si può fare sul fronte della domanda e sulle strategie di efficienza e risparmio energetico, anche nel breve periodo, sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento. I dati della Commissione, infatti, indicano che un aumento nell'efficienza energetica di appena l'1% l'anno fino al 2010 metterebbe i Paesi dell'Unione in condizione di conseguire due terzi dei potenziali risparmi possibili e potrebbe anche garantire il raggiungimento del 40% degli obiettivi europei del protocollo di Kyoto, con un taglio di 200 milioni di tonnellate all'anno nelle emissioni di Co2. «Il tema dell'efficienza energetica - si legge nel rapporto - coinvolge le famiglie, la pubblica amministrazione e gli usi industriali per quanto riguarda edifici, illuminazione ed etichettatura degli elettrodomestici e dei macchinari da ufficio». Sul fronte della strategia della domanda si può agire su una riduzione vera e propria dei consumi, sostenuta dall'innovazione tecnologica, per mantenere i livelli di servizio e confort, raggiungendo livelli sempre più elevati di efficienza energetica. (25/5/2007)

Pubblicato il 28/5/2007 alle 21.12 nella rubrica Articolo del giorno.

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