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Rispetto all’Italia è sempre rivoluzione francese

Senza troppa retorica circa i costi della politica o il numero delle poltrone ha messo su un esecutivo snello che ha anche l’ambizione di essere efficiente.
Senza fare troppe chiacchiere intorno alle cosiddette quote rosa, ha dimostrato con i fatti che una significativa presenza delle donne nelle istituzioni può essere una realtà.
Senza che questo prendesse la forma di un inciucio o del gioco delle parti, ha mostrato almeno una certa attitudine non voglio dire a formare un “governo dei migliori”, ma quantomeno a coinvolgervi, al di là degli steccati, personalità che avessero un certo spessore.
Tutto questo avendo la rappresentanza di una destra che non ha propensioni né fasciste né omofobe, che ha difeso i Pacs e si è dichiarata favorevole al ritiro dall’Afghanistan; tutto questo in un paese in la cui macchina della giustizia garantisce più giustizia di quanta spesso se ne riesca ad ottenere in Italia; tutto questo in un paese in cui i cittadini hanno orgoglio di sé ma allo stesso tempo il coraggio di eleggere un figlio di immigrati, il quale dichiara che anche rispetto agli amici americani farà della lotta ai cambiamenti climatici la sua priorità.
Forse in fondo è ancora presto per poter giudicare, e forse noi italiani abbiamo troppo spesso una tendenza esterofila che ci fa sentire peggiori degli altri.
Però scusate, stasera mi sembra che la Francia ci stia guardando proprio da lontano.

Pubblicato il 18/5/2007 alle 23.56 nella rubrica Cronache politiche.

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