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Sunniti e sciiti, chi eran costoro?

Qualche mese fa in una trasmissione di Gianfranco Funari dedicata ad Oriana Fallaci vi fu una di quelle scene che, nonostante si sia ormai abituati a vedere di tutto in tv, destano ancora il loro bell’imbarazzo. In studio era presente Pasquale Squitieri e ci fu un collegamento con Pierluigi Diaco; a un certo punto la discussione prese un tono scivoloso e Squitieri, con un’aria di fastidiosa sopportazione verso il giovane e secondo lui sgallettato giornalista, comprese che sul tema dell’Islam la preparazione del Diaco avrebbe potuto avere qualche falla che, se portata con violenza allo scoperto, nemmeno l’abilità dialettica dell’interlocutore avrebbe in alcun modo potuto celare. E allora, con la certezza che la domanda fosse retorica, gli chiese: ma lei sa qual è la differenza tra sunniti e sciiti? Inutile sottolineare quante volte abbia poi ripetuto la domanda, neutralizzando qualunque obiezione del malcapitato, con un tono che diveniva progressivamente più aggressivo. E aggiungeva: “Ma Khomeyni era sunnita o sciita?”.  Alla fine concluse con una disgustata e liquidatoria esortazione a studiare prima di parlare rivolta al tapino.
Sebbene Funari avesse sommessamente fatto capire che in fondo nemmeno lui e la conduttrice conoscevano tale differenza, non vi fu alcun cenno di pietà da parte del regista, che infierì su Diaco finché poté. Per quanto Squitieri avesse le sue buone ragioni, la sensazione nello spettatore risultò comunque quella di aver assistito a una violenza.
Dopo molto tempo, né Diaco né alcuno avrebbero immaginato che vi sarebbe stato un sostanzioso aneddoto da raccontare che, se non a colmare la grave falla culturale, avrebbe quantomeno potuto contribuire a porla in una diversa prospettiva.

In un articolo del Corriere della Sera di domenica 6 maggio (pag.18) Michele Farina racconta del libro dell’ex ambasciatore americano Peter W. Galbraith “La fine dell’Iraq”: «Il disastro del dopoguerra era già scritto nell’”arrogante ignoranza” con cui la Casa Bianca chiamò l’America alle armi. A Galbraith basta raccontare quanto riportato da due partecipanti a un incontro che ebbe luogo due mesi prima dell’attacco. Tre americani di origine irachena furono invitati alla Casa Bianca. Quando parlarono al Presidente di sunniti e sciiti, si resero conto che “a Bush quei termini erano sconosciuti”. Chiosa Galbraith: “Come avrebbe potuto prevedere che le sue truppe si sarebbero trovate intrappolate nel mezzo di una guerra civile tra due sette di cui ignorava l’esistenza?”».

Insomma, Bush come Diaco? Ma almeno a quest’ultimo non è toccato di fare una guerra.

Pubblicato il 7/5/2007 alle 2.0 nella rubrica Scontri culturali.

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