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Quelle ragioni liberali per dire no alla Tav

Un documento dell’Istituto Bruno Leoni la boccia senza appello. Partendo da posizioni liberiste e mercatiste, però.

Sorpresa: secondo uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, un autorevole think tank che si definisce d’ispirazione “liberale”, “liberista” e “mercatista”, la Tav, la linea ad alta velocità Torino-Lione, sarebbe soltanto un’opera inutile e irresponsabilmente dispendiosa. Fino a questo momento ci eravamo abituati a vedere la divisione tra contrari e favorevoli coincidere in maniera un po’ troppo semplificata con la sinistra cosiddetta massimalista da una parte e tutte le altre parti politiche più pragmatiche ed evolute dall’altra.

Ma per fortuna le cose non sono mai così semplici. Nel briefing paper “TAV: le ragioni liberali del no” proposto dall’IBL si cerca di smontare infatti alcune delle affermazioni che stanno alla base del forte consenso di cui gode il progetto sia nell’ambito politico che in quello imprenditoriale.

I suoi studiosi negano il presupposto secondo il quale gli attuali collegamenti stradali e ferroviari del versante nordoccidentale delle Alpi sarebbero ormai prossimi alla saturazione, in quanto sostengono che i trafori stradali del Monte Bianco e del Fréjus sarebbero invece attualmente utilizzati soltanto intorno al 35% della capacità disponibile. Ovviamente l’idea che sta alla base della Tav è anche quella del riequilibrio modale fra trasporto su ferro e trasporto su gomma: ma all’Istituto Bruno Leoni non credono nemmeno nella possibilità di questo spostamento modale che “potrebbe avvenire solo imponendo divieti o tassando in misura elevata il traffico su strada: come si possano conciliare divieti e tasse, ossia incrementi di costi per le aziende con il miglioramento della competitività economica del nostro paese, resta un mistero”.

Un progetto dunque inutilmente dispendioso secondo l’IBL, in quanto “L’inesistenza di una domanda di trasporto, passeggeri e merci, tale da giustificare la realizzazione della linea AV trova riscontro nel fatto che non vi è alcun soggetto privato disposto ad investire proprie risorse nel progetto, che sarebbe quindi interamente finanziato a carico del contribuente: la spesa per la tratta italiana della Tav, pari a 13 miliardi di Euro, equivarrebbe ad una una-tantum dell’ordine di 1.000 euro per una famiglia di quattro persone”.

Una realizzazione che rischierebbe di divenire un investimento ancora più fallimentare del tunnel sotto la Manica, con l’aggravante che, se almeno quest’ultimo fu realizzato esclusivamente con fondi privati, la nostra Tav vedrebbe invece la partecipazione forzata di tutti i cittadini, nella loro qualità di contribuenti.

E nello studio in questione è messa in discussione anche la validità dal punto di vista della tutela ambientale: “È peraltro quanto meno dubbio che, tenendo in considerazione anche i consumi energetici relativi alla fase di costruzione, la TAV comporterebbe una riduzione complessiva delle emissioni di CO2 (che rappresenterebbe comunque una quota modestissima inferiore allo 0,1% del totale a scala nazionale) rispetto allo scenario di non progetto”.

Alla base del documento di certo si avverte anche in maniera evidente una forma di scetticismo verso il trasporto su ferro, scetticismo che non mi sentirei di condividere. Tuttavia è interessante osservare come, pur partendo da posizioni opposte a quelle dei manifestanti della Val di Susa, un board di studiosi tutt’altro che vicini alle posizioni dell’ala oltranzista della sinistra arrivi a bocciare con tanta convinzione un’opera a cui da ogni altra parte politica si guarda da tempo con consenso pressoché unanime.

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla Torino-Lione, il briefing paper ci dice che: “occorre inoltre porre in evidenza come, a differenza di quanto avvenuto con la costruzione dei tunnel ferroviari a metà Ottocento, la realizzazione dell’infrastruttura non comporterebbe alcuna ricaduta positiva in termini di miglioramento dei collegamenti fra l’Italia e la Francia, fatta eccezione per un ridottissimo manipolo di passeggeri”.

Più bocciata di così. Da un punto di vista liberale, s’intende.

Pubblicato il 18/4/2007 alle 2.6 nella rubrica Al momento abbiamo un solo pianeta.

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