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“Io sono Partito Democratico e non torno indietro”. Sì, ma ndo’ vai?

Il dubbio che con la costituzione del Partito Democratico si stesse facendo un po’ di melina era venuto.

Ultimamente però tutti si affannano a rassicurarci sul fatto che sì, ormai è deciso, il Partito Democratico ci sarà. Bisogna solo stabilire il come.

Peccato che gli ultimi sondaggi, nonostante computino al Pd anche l’area che fa riferimento a Mussi, per il momento siano un po’ catastrofici, diciamo però che forse non tengono conto delle potenzialità dovute a quello che sarà un giorno l’entusiasmo preelettorale. Dunque non importa, occorre andare avanti a testa bassa nella costruzione di questo grande sogno.


I problemi legati agli aspetti economici della cosa sono tuttavia notevoli: dal momento che Ds e Margherita non faranno confluire i propri patrimoni nel nuovo soggetto giuridico, ma parteciperanno quali azionisti in rapporto alle rispettive ‘quote sociali’, con tale presupposto c’è da chiedersi quale spazio saranno disposti a concedere ad eventuali liberi battitori che si collocassero al di fuori delle loro logiche, e che dovessero chiedere una rappresentanza non soltanto simbolica nel nuovo partito.

Senza contare che c’è chi giustamente continua a domandare da dove provengano i soldi delle tessere per il congresso della Margherita che sta decidendo il come e il quando, e chi denuncia strane e nuove alleanze economiche intorno al Pd.

Bene. Ma, comunque sia, a questo punto è lecito porre una domanda fondamentale. La domanda è: qualcuno ci sa dire qual è il progetto, il filo conduttore, il grande disegno che legherà questo futuro Partito Democratico, di grazia? Quale il grande e saldissimo collante che terrà uniti attori politici dalle posizioni opposte: chi da una parte ritiene necessario riconoscere nuove forme di aggregazione familiare presenti di fatto nella società, e chi dall’altra si spende in maniera accaldata per la difesa di una presunta famiglia tradizionale che sembra ormai vivere più negli spot degli anni Ottanta che nella realtà? E che cosa mai riuscirà a mettere insieme coloro che hanno una visione vetero-sviluppistica del territorio e prima delle elezioni invocavano il Ponte sullo Stretto, e chi ritiene invece che oggi l’ecologia debba essere una priorità politica assoluta? Quale miracolo unirà chi ha un’impostazione economica che si richiama alle proposte di Giavazzi e condivide i problemi sollevati da Pietro Ichino in materia di lavoro, con chi in questo campo si riconosce principalmente nel garantismo a tutti i costi stile Cgil? E, per quanto riguarda le regole del gioco che dovrà giocare il futuro Partito Democratico, quale sarà mai il contesto in cui questo avverrà: si tratterà di un’elezione alla quale si andrà con il sistema tedesco con lo sbarramento per i piccoli partitini, con un sistema maggioritario come quello indotto dal referendum, o con un altro sistema ancora?

Io sono convinta che in politica, pur partendo da posizioni antitetiche, si possa talvolta divenire compagni di strada per ottenere un singolo risultato. Ma uno scopo comune ci deve pur essere, e questo scopo deve anche essere grande.

È ovvio che stavolta nessuno si sognerà di dire che questo progetto sarà l’antiberlusconismo, perché non farebbe più né ridere né piangere.

Insomma, la scatola con fatica potrà pure arrivare, ma qualcuno parla di metterci dentro un contenuto?

Su uno dei manifesti in cui c'è scritto solennemente: “Io sono Partito Democratico e non torno indietro”, qualcuno a Roma ha aggiunto con un pennarello una scritta: “Sì, ma ndo’ vai?”. Se qualcuno ce lo spiega magari vuoi vedere che anche i sondaggi migliorano...

Pubblicato il 13/4/2007 alle 0.8 nella rubrica Cronache politiche.

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