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L’esito del referendum e la scuola di comunicazione politica

L’ingratitudine è proprio una gran brutta cosa e, si sa, proprio la politica spesso ne vede il trionfo.

Ma oggi Prodi dovrebbe sinceramente ringraziare di cuore la Casa delle Libertà, che gli ha regalato un’ulteriore vittoria a costo zero. Perché in questa occasione la sinistra non ha dovuto nemmeno faticare granché per ottenere il capolavoro dell’ultima ed ennesima tornata vincente nel giro di pochi mesi, ottenuta tranquillamente nonostante incoerenze e contraddizioni interne, che ha dato invece finalmente un’occasione per poter compattare tutti come un sol uomo, al ragionevole grido del ‘no’. Di occasioni del genere non se ne vedevano da tempo da quelle parti!

E la Cdl ha fatto il miracolo con un gesto semplice: appiattendo di colpo tutta la propria politica su una riforma voluta essenzialmente dalla Lega Nord, di cui gli elettori di Forza Italia e di An, soprattutto al Sud, non se ne impipavano granché, quando non erano addirittura fortemente contrari. Cotanta riforma nelle ultime settimane è invece assurta a quintessenza di tutta la politica di centrodestra degli ultimi anni.

Chissà perché, in un momento in cui la CdL non era più al governo, qualcuno nell’Udc aveva anche espresso aperto dissenso, e non vi era più un pericolo di tenuta della maggioranza che aveva caratterizzato gli anni di governo e che spingesse ad un abbraccio mortale con la Lega.

La Lega che infatti dovrebbe da questo punto in poi pensare di metter su una scuola di comunicazione politica, se va dicendo cose come "Gli italiani fanno schifo e l'Italia fa schifo” (Speroni).
Aveva dunque senso giocarsi tutta la partita politica su questo referendum? La domanda l’avevo già posta qui, mentre si andava già delineando uno scenario in cui l’identificazione tra elettore di centrodestra per il sì ed elettore di centrosinistra per il no appariva una balla dell’ultima ora, soprattutto per l’elettorato del Centro e del Sud. Ma evidentemente ciò doveva essere difficile da intuire per gli stati maggiori della CdL, e per comprenderlo bisognava attendere la sonora verità dei numeri.

Due le domande che se ne traggono. Alla CdL: ma per caso anche lì serve qualche cineasta che dica “Continuiamo così, facciamoci del male”?. E a Prodi: “E lei, almeno, ringrazia?”.

Pubblicato il 26/6/2006 alle 22.41 nella rubrica Diario.

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