Blog: http://danielacondemi.ilcannocchiale.it

Sergio D’Elia, una storia scritta a quattro mani. I suoi detrattori e San Paolo.

Quando ho saputo dell’elezione alla Camera di Sergio D’Elia ne sono stata contenta. La sua mi è sembrata una bella storia, e credo si tratti anche di una storia testimoniata e raccontata oggi da lui, ma la cui scrittura è incominciata a quattro mani tanti anni fa con Mariateresa Di Lascia, che era sua moglie.
Della quale soltanto la prematura scomparsa nel ‘94 fa sì che il suo nome non abbia oggi la giusta fama che certamente le sarebbe toccata. Il suo romanzo “Passaggio in ombra” è una straordinaria saga familiare che fu paragonata ai capolavori di Elsa Morante e Tomasi di Lampedusa e, pubblicata soltanto pochi mesi dopo la sua morte, vinse il premio Strega nel 1995. Di quel successo lei non poté godere, e fu Sergio D’Elia a rappresentarla di fronte al pubblico.

Ma l’impegno civile e politico era stato il filo conduttore della vita di Mariateresa Di Lascia. Prima di quegli anni era stata deputato radicale, aveva fondato appunto con quello che sarebbe divenuto suo marito la Lega Internazionale "Nessuno tocchi Caino" per l'abolizione della pena di morte nel mondo, si era sempre impegnata per le cause legate ai diritti civili, all’ambiente, alla diffusione dell’omeopatia e delle medicine non convenzionali. L’impegno politico era per lei qualcosa d’imprescindibile, ed il cammino di Sergio D’Elia per certi percorsi nonviolenti e radicali era incominciato proprio grazie a lei. Colgo l’occasione per ricordarla perché sono orgogliosa che Mariateresa sia stata a quel tempo per me forse la mia amica più preziosa, che abbia rappresentato uno degli incontri migliori della mia vita, che al tempo stesso mi abbia voluto bene con l’enorme generosità che le apparteneva e mi abbia rimproverata spesso con il suo carattere spinoso che tante volte non l’aveva aiutata, e che quando ero poco più di una ragazzina e non vivevo ancora a Roma mi abbia accolta con grande affetto per lunghi mesi a casa sua, che era anche casa di Sergio.

Dopo la morte di Mariateresa l’ho perso di vista, ma gli faccio comunque i miei migliori auguri, anche perché sono certa che farà bene e che in questa esperienza porterà necessariamente qualcosa di lei.

Certamente la scelta del centrosinistra di attribuirgli il ruolo istituzionale di segretario alla Camera è stata una scelta forte, tuttavia è singolare notare la contraddizione per cui tutte queste polemiche non siano state sollevate in occasione della sua elezione a deputato, e come attraverso gli anni esponenti politici di ogni sorta abbiano sottoscritto tantissimi appelli contro la pena di morte promossi dall’associazione “Nessuno tocchi Caino”, di fatto ratificandone ed apprezzandone all’unanimità l’attività politica e l’impegno civile.

Non so se D’Elia sia cattolico, ma molti tra i politici che lo attaccano si professano tali e del cattolicesimo fanno una bandiera politica. E se si può in parte comprendere l’incapacità dei parenti delle vittime a perdonare chi comunque ha già pagato secondo la giustizia degli uomini, dispiace invece osservare come i politici suoi detrattori in questo caso non riescano a prendere sul serio le parole di San Paolo, quando afferma "dove il peccato è abbondato, la grazia di Dio è sovrabbondata", perché la storia di D’Elia dovrebbe esserne una perfetta manifestazione.

Pubblicato il 4/6/2006 alle 22.10 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web