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29 maggio 2007

Un posto pericoloso

Oggi come oggi se manifesti probabilmente vieni malmenato o arrestato (video), e magari qualcuno ti dice che "è un problema di demografia" o che sostieni l’"opera di Satana”. Qui certi diritti sono un concetto un po’ troppo recente per essere stato veramente acquisito dopo tanto regime sovietico. Qui il problema è giocare una certa partita sullo scacchiere internazionale, il resto non conta.

E quando si pensa alla Russia è inevitabile ricordare anche le morti, le troppe morti. È inevitabile pensare alla torbida vicenda di Litvinienko, o all’assassinio di Anna Politkovskaya e, insieme a lei, della libertà d’informazione. E non si possono dimenticare né l’omicidio di Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale che pochi giorni prima della sua morte aveva parlato di armi all’uranio e del loro impatto sull’ambiente, né la morte misteriosa di Andrea Tamburi, esponente radicale impegnato contro la pena di morte, ucciso nel ‘94 in Russia, e sulla cui scomparsa non è mai stata fatta chiarezza.

L’ultima puntata di Report, qualora ce ne fossimo dimenticati, ci ha ricordato una serie di motivi per cui abbiamo ed avremo a che fare con questo Paese, e quanto sia difficile dire che si tratti di un rapporto alla pari, con una Russia la cui società di stato detiene il monopolio di quella che sarà presto la principale fonte energetica mondiale. E allora quanto spazio ci sarà in futuro per parlare di diritti e di libertà d’espressione, in questa Russia avvolta da un equivoco filo che lega politica, economia e servizi segreti?

Stiamo forse sottovalutando questo posto pericoloso, oppure preferiamo far finta di niente perché non sappiamo bene quali risposte dare?


28 maggio 2007

Rassegna stampa: nel 2030 la dipendenza energetica della UE salirà al 70%

 Nicoletta Cottone sul Sole 24 Ore

Per il fragile sistema energetico dell'Unione europea occorre una politica comune, perché senza misure ad hoc il livello di dipendenza energetica dell'Europa, oggi del 50%, salirà nel 2030 al 70 per cento. Ancor oggi i mercati del gas naturale e dell'elettricità funzionano in base a logiche nazionali più che comunitarie, ci sono scelte a più vie sulle sovvenzioni da concedere alle fonti energetiche. Tutti condividono, però, un unico filo di Arianna, quello di un futuro energetico sostenibile. Critica la situazione dell'Italia che paga una elevata dipendenza energetica e segna un livello estremamente modesto di sfruttamento delle risorse rinnovabili. Dunque la questione dell'energia e la gestione della domanda nel nostro Paese devono trovare uno spazio sempre più rilevante all'interno degli strumenti della programmazione dello sviluppo regionale e nella pianificazione locale. Lo attesta il rapporto Isae-Iuss su «Politiche e strumenti di gestione degli usi finali di energia: stato dell'arte e tentativi di innovazione», presentato questa mattina a Roma, ricordando che non sono più dilazionabili politiche specifiche.

Mentre l'evoluzione del sistema energetico italiano - si legge nel rapporto - aveva evidenziato nel 2005 una crescita della domanda di energia dello 0,64% in un quadro economico di sostanziale ristagno, i dati del 2006 indicano una riduzione dei consumi energetici nazionali dell'1,2% a fronte di una crescita del Pil dell'1,7% e della produzione industriale dell'1,9 per cento. Inoltre il rapporto segnala che la dinamica dell'intensità energetica del paese, che è data dal rapporto fra domanda complessiva di energia e Pil, ha registrato un calo del 2,82% nel 2006, dopo tre anni consecutivi di crescita, «determinato probabilmente dall'attuazione di politiche di efficienza e quindi di risparmio energetico». La dipendenza energetica italiana dalle importazioni è, invece, in costante aumento a partire dal 2000 e nel 2005 è salita all'85,07% segnando il suo massimo in relazione alle importazioni di petrolio (92,86%) e il suo minimo per le importazioni di energia elettrica (16,13 per cento).

Se da una parte appaiono molto limitati i margini di manovra sull'offerta energetica dell'Unione, molto si può fare sul fronte della domanda e sulle strategie di efficienza e risparmio energetico, anche nel breve periodo, sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento. I dati della Commissione, infatti, indicano che un aumento nell'efficienza energetica di appena l'1% l'anno fino al 2010 metterebbe i Paesi dell'Unione in condizione di conseguire due terzi dei potenziali risparmi possibili e potrebbe anche garantire il raggiungimento del 40% degli obiettivi europei del protocollo di Kyoto, con un taglio di 200 milioni di tonnellate all'anno nelle emissioni di Co2. «Il tema dell'efficienza energetica - si legge nel rapporto - coinvolge le famiglie, la pubblica amministrazione e gli usi industriali per quanto riguarda edifici, illuminazione ed etichettatura degli elettrodomestici e dei macchinari da ufficio». Sul fronte della strategia della domanda si può agire su una riduzione vera e propria dei consumi, sostenuta dall'innovazione tecnologica, per mantenere i livelli di servizio e confort, raggiungendo livelli sempre più elevati di efficienza energetica. (25/5/2007)


25 maggio 2007

"Si pensi al Paese come a un'azienda"

In un’intervista al Giornale di Sicilia del 24 maggio Antonio Polito, senatore dell’Ulivo, ex direttore del Riformista e ‘volenteroso’, afferma: “Potremmo pensare di eliminare tutta l’attuale classe politica e ci ritroveremmo dinanzi alle stesse questioni, se il sistema non cambia. Si dovrebbe invece pensare al Paese come a un’azienda e quindi dare efficienza e produttività alla sua gestione, accrescere la capacità decisionale di chi la dirige, ricercare l’equilibrio tra i costi della politica e i benefici che la comunità ne trae”.

Ripensando a quanto (finto) sconcerto avesse suscitato un altro quando aveva affermato che L’Italia è un’azienda molto, molto complicata  viene in mente che evidentemente il problema è chi dice le cose. Ed anche come a volte il linguaggio lasci intravedere quanto vi sia di comune oltre gli steccati politici.



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24 maggio 2007

Riecco Agnoletto



Rivedo Agnoletto pontificare in tv.
Dev'esserci proprio, 'sta crisi della politica.


22 maggio 2007

Alla censura preferiremmo una difesa

Insomma, noi navigatori quel video l’abbiamo già visto e rivisto da tempo.
Dunque la discussione che si sta accendendo in questi giorni sembra alla fine avere ad oggetto una sola cosa: l’esclusione da questo tipo di informazione di tutti coloro che, per età o per ceto sociale, in Italia non hanno accesso alla rete. Tutto qui.

Certamente si tratta di temi molto delicati, su cui non è auspicabile che si scateni una macelleria mediatica. Ma alle accuse non si può rispondere con la censura, è inaccettabile ed anche controproducente per chi la invoca. Il risultato è infatti che questo sta diventando il segreto di Pulcinella perché, anche chi non lo aveva fatto prima, adesso sta andando di corsa a scaricarsi Sex Crimes and Vatican dalla rete.

Provate a chiedere anche ad un cattolico di strettissima osservanza se preferisca vedere o non vedere quel video, e la risposta sarà sempre la stessa. È inutile girarci intorno: quello che alla fine inquieta è il contenuto, e non se il filmato debba andare in onda oppure no.

Diciamo che sono tutte calunnie e fango, che le cose non sono come possono sembrare, che le mele marce ci sono ovunque, ma in questo caso come in altri non è l’istituzione stessa a dover essere travolta ma i singoli colpevoli. Bene, allora il problema è forse che il Vaticano in questa situazione non può abbassarsi a spiegare? E perché no? Non è forse sceso nell’agone politico italiano richiamando i parlamentari cattolici a certi doveri in riferimento ad una precisa proposta di legge? E non ha significato anche questo abbassarsi?
Forse il punto è invece che molti fedeli che hanno visto il video, in questa circostanza, anziché un’invocazione a non vedere e a non far vedere, preferirebbero sentir ribattere colpo su colpo a certe accuse. Il Vaticano si abbassi dunque ancora una volta, spieghi, si faccia piccolo per restare grande, non chieda di limitare la libertà d’informazione, oppure il rimedio sarà di certo peggiore del male.




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22 maggio 2007

Altra Napoli: parlamentari 'Napoli 2012', una lobby per la città


IMPEGNO BIPARTISAN DOPO L'INCONTRO CON IL PREFETTO PANSA (ANSA) - NAPOLI, 21 MAG - Status della polizia municipale, sequestri e confische, scioglimento dei comuni e norme di procedura penale le quattro direttrici individuate nell'incontro tra il prefetto di Napoli Alessandro Pansa e i parlamentari del gruppo Napoli 2012.
I parlamentari hanno dato al prefetto la loro disponibilità a lavorare in Parlamento su provvedimenti che le istituzioni cittadine, provinciali e regionali giudicheranno utili. Una vera e propria 'lobby per Napoli', senza divisioni di parte.
Pansa e il gruppo Napoli 2012 hanno individuato quattro obiettivi da perseguire subito. Intanto bisognerà correggere lo status della Polizia Municipale e delle guardie giurate, perché possano affiancare il più possibile le forze dell'ordine in prima linea nel contrasto al crimine. Confische e sequestri dei beni dei malavitosi dovranno essere molto più agili.
Importante anche perfezionare la legge sullo scioglimento dei Consigli comunali inquinati dalla malavita. Decisivo infine correggere alcune norme di procedura penale anche in materia di custodia cautelare. Erano presenti all'incontro di oggi Ernesto Albanese, presidente della Altra Napoli e promotore della nascita del Gruppo Napoli 2012, e Francesco Schlitzer, vicepresidente.
'Sono contento di questo incontro - ha detto Albanese - Dimostra che la società civile, quando si impegna, può sollecitare efficacemente le istituzioni e la classe politica.
Il senso di responsabilità dei 29 parlamentari ad oggi aderenti al gruppo dimostra che Napoli non è più un problema locale'.
L'Altra Napoli ha annunciato che il 9 luglio promuoverà a Napoli un convegno sulla sicurezza. Saranno ospiti tra gli altri il sindaco di Bogotà (Colombia), il sindaco di Curutiba (Brasile) e il capo della Polizia di New York. Obiettivo del convegno, organizzato con il contributo di Unicredit, e' conoscere le ricette anti-crimine che hanno preso corpo in altre città del mondo. Saranno presenti al convegno il ministro dell'Interno Giuliano Amato e il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino.


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19 maggio 2007

Alleanza per il clima: 48 giorni al Live Earth. La nuova canzone di Madonna



"Hey You" è la nuova canzone che Madonna ha scritto per il Live Earth, che si terrà il prossimo 7 luglio al Wembley Stadium di Londra, e che canterà in quell'occasione, nella quale si esibiranno anche ai Red Hot Chili Peppers, i Genesis, i Beastie Boys  e tanti altri artisti.

Si tratta di un grande evento che metterà insieme oltre 150 tra i maggiori artisti musicali del mondo, e che per 24 ore collegherà 7 concerti che si svolgeranno nei sette continenti del mondo. Il tutto organizzato dall'Alliance for Climate Protection di Al Gore per coinvolgere e sensibilizzare il grande pubblico sul tema dei cambiamenti climatici. Assolutamente da non perdere.

Per chi desiderasse scaricarla sul proprio computer, soltanto per pochi giorni ancora è disponibile il free download su MSN: per ciascuno del primo milione di download effettuati 25 centesimi andranno all'Alliance for Climate Protection, a sostegno del Live Earth.


18 maggio 2007

Rispetto all’Italia è sempre rivoluzione francese

Senza troppa retorica circa i costi della politica o il numero delle poltrone ha messo su un esecutivo snello che ha anche l’ambizione di essere efficiente.
Senza fare troppe chiacchiere intorno alle cosiddette quote rosa, ha dimostrato con i fatti che una significativa presenza delle donne nelle istituzioni può essere una realtà.
Senza che questo prendesse la forma di un inciucio o del gioco delle parti, ha mostrato almeno una certa attitudine non voglio dire a formare un “governo dei migliori”, ma quantomeno a coinvolgervi, al di là degli steccati, personalità che avessero un certo spessore.
Tutto questo avendo la rappresentanza di una destra che non ha propensioni né fasciste né omofobe, che ha difeso i Pacs e si è dichiarata favorevole al ritiro dall’Afghanistan; tutto questo in un paese in la cui macchina della giustizia garantisce più giustizia di quanta spesso se ne riesca ad ottenere in Italia; tutto questo in un paese in cui i cittadini hanno orgoglio di sé ma allo stesso tempo il coraggio di eleggere un figlio di immigrati, il quale dichiara che anche rispetto agli amici americani farà della lotta ai cambiamenti climatici la sua priorità.
Forse in fondo è ancora presto per poter giudicare, e forse noi italiani abbiamo troppo spesso una tendenza esterofila che ci fa sentire peggiori degli altri.
Però scusate, stasera mi sembra che la Francia ci stia guardando proprio da lontano.




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16 maggio 2007

La Nasa conferma: il Polo Sud si sta sciogliendo



(ANSA) - WASHINGTON, 16 mag - Se prima era solo supposizioni attendibili, ora ci sono le prove: il Polo Sud si sta sciogliendo. Lo ha annunciato la Nasa, che ha mostrato al riguardo una precisa documentazione fotografica frutto di un'osservazione via satellite che riguarda il periodo compreso fra il 1999 e il 2005: per effetto del riscaldamento del pianeta, un'area dell'Antartico grande circa 400 mila chilometri quadrati mostra ''evidenti segni di scioglimento''. La ricerca, condotta nell'ambito di un progetto avviato dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa e dall' universita' del Colorado, ha permesso un paragone fotografico costante. Grazie ad esso gli scienziati hanno potuto constatare che una zona occidentale dell'Antartide grande come l'Italia presenta modificazioni evidenti della natura morfologica di quei ghiacci. La Nasa ne parla come del ''piu' significativo scioglimento osservato dai satelliti negli ultimi trent'anni''. ''E' una novita' assoluta - ha spiegato il direttore dell'Istituto di Scienze Ambientali del Colorado, Konrad Steffen - anche perche' a differenza di altre zone antartiche, questa penisola non aveva mai mostrato, nel recente passato, segni di scioglimento. Ma ora abbiamo la prova fotografica che lo scioglimento riguarda anche questa penisola''. Lo scioglimento e' stato accertato in diverse zone della penisola occidentale, dove da sempre le temperature non superano mai lo zero e i ghiacci fino ad oggi erano considerati eterni. Non e' piu' cosi': la ricerca ha dimostrato che dal 2005 ad occhi per prolungati periodi di tempo le temperature hanno raggiunti anche i 5 gradi sopra lo zero. L'accertamento e' stato possibile grazie a un nuovo sistema messo a punto dalla Nasa che permette di distinguere i diversi tipi di ghiaccio che si sono via via formati. E' stato cosi' accertato che le aree in cui il ghiaccio si e' sciolto in acqua (per poi tornare ghiaccio) si sono estese come non non era successo mai negli ultimi trent'anni. Il ghiaccio sciolto e' rimasto sopra la superficie ghiacciata del continente antartico. Tuttavia se quell'acqua dovesse infiltrarsi negli enormi crepacci antartici fino a raggiungere il mare, le conseguenze sugli equilibri dell'ecosistema complessivo potrebbero essere significative. E' anche per questo che secondo la Nasa ''e' opportuno continuare a monitorare via satellite l'area, per capire se il fenomeno sia limitato nel tempo oppure a lungo termine''.


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15 maggio 2007

Rassegna stampa: le motivazioni della sentenza Sme

I giornali ne hanno già parlato nei giorni scorsi, tuttavia chi fosse curioso di leggere in versione integrale le motivazioni con le quali la Corte d'appello di Milano assolve Silvio Berlusconi, le può trovare in esclusiva (almeno per ora) sul sito di Affari Italiani.
Si tratta di una storia incominciata oltre venti anni fa e che successivamente ha contribuito in maniera significativa all'avvelenamento, al condizionamento ed all'abbrutimento della politica italiana.
Speriamo che finalmente vi si possa mettere una pietra sopra.




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14 maggio 2007

La storia di Robi

Ho ricevuto questo racconto: è una storia vera e sono felice di pubblicarla nel blog. Non aggiungo sottotitoli esplicativi perché desidero che la lettura prosegua fino in fondo, senza alcun pregiudizio o anticipazione.

 

Racconto di Valter Fiore valter.fiore@lacincia.it


Fuori, la giornata doveva essere agli sgoccioli, perché se ne erano ormai andati quasi tutti spegnendo le luci, e presto quel posto sarebbe sprofondato nel buio: un buio rotto solo dai lamenti, dalle grida, dalle bestemmie di qualcuno che andava fuori di testa.

Robi aveva una quarantina d’anni; era una donna esile, che portava sul volto i segni di una passata bellezza. Ma era malata, respirava sempre più a fatica, tossiva e ogni volta sembrava che le si spaccassero quei poveri polmoni. Non mangiava quasi niente da tempo e quel suo corpo minuto si era fatto sempre più scarno; il volto solcato da rughe innaturali che non erano dell’età. In quel posto da mesi non le facevano più niente, la lasciavano in quella cella da sola tutto il giorno, le portavano un po’ cibo e basta. Di giorno vedeva un pezzo di corridoio e qualcuno che passava, di notte era solo il buio. Ora più niente, ma prima, quando era più giovane, quasi ogni giorno la trascinavano in un’altra stanza e gli facevano delle cose che lei non capiva, che a volte le facevano male da urlare e altre volte no.

C’erano tante ragazze come lei in quel posto, a volte si incrociavano e si scambiavano uno sguardo fugace quando gli sbirri le prendevano per portarle in quella stanza: ma solo uno sguardo era permesso, nulla di più. E poi cosa mai avrebbero avuto da dirsi? Robi non aveva la percezione del tempo come non l’aveva della sua stessa vita, non sapeva quasi parlare, non sapeva correre, non sapeva niente. Era nata in una specie di orfanotrofio, dove era cresciuta senza una madre, con dei fratellini che poi non aveva mai più visto e che ora nemmeno ricordava più. Poi, ancora adolescente, l’avevano portata li dentro, in una di quelle celle tutte uguali a invecchiare e marcire. Per tutta la vita non aveva visto altro che quelle pareti, quell’altra stanza piena di attrezzi strani e quegli individui che di tanto in tanto la prendevano, la scrutavano, la toccavano, le mettevano delle cose in bocca o le piantavano degli aghi nel corpo: e basta.

Non c’era niente nella sua vita: niente presente, niente futuro né passato. Robi era un corpo in cui il sangue circolava, che si alimentava ed evacuava, che soffriva le sue tempeste ormonali, che quando poteva dormiva. Non pensava perché non c’era nulla a cui pensare, nulla che potesse desiderare se non che la lasciassero stare, che non venissero a prenderla per portarla di nuovo in quella stanza dove le facevano quelle cose di cui aveva tanta paura.

Non sapeva niente della vita, non sapeva cosa fossero il vento o la pioggia, né tantomeno cosa mai fosse l’amore, o meglio ricordava una sofferenza strana, un bisogno fisico che non capiva e non riusciva a calmare e che la faceva star male per giorni; che passava per poi ricominciare di nuovo. No, della vita qualcosa conosceva: lo star male, il soffrire, l’aver paura di quello che poteva succederle ogni giorno, in ogni momento.

I giorni belli erano quando non stava male e poteva starsene rannicchiata tutto il giorno in un angolo della sua celletta a seguire il volo insensato di una mosca, ad appisolarsi, a riaprire gli occhi, cercando un sogno che non poteva esserci perché non aveva nulla da sognare.

Eppure Robi era bella, era davvero bella a saperla guardare in quegli occhi insieme di donna e di bambina. Era bello il suo incedere fragile su quelle gambe magre, i suoi piccoli seni stanchi, il suo volto segnato;  era bello pensare come la sua bellezza non si fosse arresa a quell’incubo infinito.

Quella notte se ne stava sdraiata a guardare il nero del soffitto, senza che un pensiero solcasse quel vuoto: solo la sua maledetta tosse a scandire le ore che passavano. Non lo sapeva ancora, ma quella notte sarebbe stata l’ultima in quel posto. L’indomani sarebbero arrivate delle persone che l’avrebbero portata via da lì.

...  ...  ...

Non è l’incipit di un romanzetto di fantascienza, o il tentativo maldestro di riscrivere “Il Castello”: questa storia è tutta vera, solo che Robi non è una donna ma una gatta che ha vissuto più di metà della sua vita in un laboratorio di sperimentazione. Robi è una gatta fortunata perché molte delle sue compagne di sventura escono solo dal camino (si, e’ una citazione), senza mai aver visto la luce del sole o corso in un prato.

Non sono capace di pensare a cosa può essere una vita senza aver nulla a cui poter pensare, senza poter vedere nulla del mondo altro che le pareti di uno stabulario; non mi e’ possibile immaginare una vita in cui le uniche sensazioni siano la paura, la noia e la sofferenza. La vita degli animali “da sperimentazione” e’ tutta lì: nascono già malati (modificati geneticamente), o vengono infettati apposta, come è successo a Robi e alle sue compagne, vengono usati come materiale di consumo del valore di poche decine di euro, e poi semplicemente si buttano via come vuoti a perdere, come rifiuti speciali.

Le immagini strazianti di G. Berengo Gardin, di quegli esseri sprofondati nell’atroce follia dei manicomi sono forse l’immagine più vicina di quello che può essere un laboratorio: lì  non ci sono i muri scrostati e i cessi luridi, ma gli occhi degli animali rinchiusi ci raccontano la stessa sofferenza, la paura, l’abisso in cui venivano sprofondati quei disgraziati: abbandonati da tutti, maltrattati, violentati e umiliati per la colpa di non essere normali gli uni, per la colpa di non essere umani gli altri.

...Oddio il cielo! Oddio la luce del sole, l’aria fresca di aprile!  Oddio i colori, gli odori, lo spazio libero! Attraverso la grata del trasportino vedeva quel ben di dio e non si poteva capacitare, non sapeva se averne paura o gioire.

Poi un lungo viaggio in macchina: faceva caldo, aveva sete, doveva fare pipì ma non le importava; gli occhi spalancati a rincorrere gli alberi che fuggivano via veloci dai finestrini dell’auto, il sole che l’accecava, il buio di una galleria e il rimbombo del motore, e poi di nuovo il sole e la luce.

Arrivò in un posto bellissimo; un grande prato pieno di gatti che gironzolavano liberi, con gli alberi e tante piccole casette come in una fiaba che nessuno le aveva mai raccontato. Ciotole colme di pappa, l’erba, la ghiaia, e quella ragazza che se la teneva tra le braccia, le passava e ripassava la mano sulla testa e sulla schiena, le sfiorava il nasetto caccoloso con le labbra. Le parlava e le diceva cose che ancora non capiva, come con capiva che quelle erano carezze e baci; non capiva, ma le piacevano quei gesti così diversi dall’essere afferrata, costretta, immobilizzata.

Che bello vedere altri gatti come lei, annusarsi, andare in giro con il suo passo incerto: e poi quegli altri animali così diversi da lei che non aveva mai visto prima: quel transatlantico di Claretta (una maialona che non e’ diventata prosciutto), i caproni, i cani, le oche, e quei ragazzi che venivano a portare il cibo, che non facevano mai mancare l’acqua, che davano una pulita, ...mica come dov’era prima che se ne fregavano di tutto. Anche quella ragazza bruna veniva a farle delle punture, come succedeva là, ma era tutta un’altra musica: per quanto fosse abituata non le piaceva farsi sbucherellare, ma qui c’erano le carezze e le parole dolci, e poco alla volta anche lei aveva imparato a fare come tutti gatti quando sono contenti: a sei anni aveva imparato a fare le fusa.

Robi e le altre furono salvate grazie all’impegno di alcuni attivisti, dopo defatiganti, infinite trattative condotte sempre sul filo della rottura; furono portate fuori e affidate a un rifugio per la riabilitazione e di lì, dopo le prime cure, date in affido. Non era stato facile trovare persone che potessero e volessero prendersi cura di gatte difficili, cuccioli di sei anni, con una malattia infettiva che non avrebbe forse lasciato loro molto da vivere.

Quella volta ne salvarono una dozzina: niente; solo in questo paese ogni anno quasi un milione di animali (cavie, topi, ratti, cani, gatti, pecore, scimmie....) vengono messi al mondo o catturati in natura per essere rinchiusi in gabbia, usati per esperimenti spesso senza anestesia e alla fine uccisi.

Io non sono un medico né un veterinario né un biologo, ma voglio lo stesso parlare di vivisezione, e credo di averne il pieno diritto - e dovere. Voglio parlarne perché ogni giorno ho davanti agli occhi il risultato vero di quegli esperimenti: quell’esserino che dimostra il triplo dei suoi anni, che ha bisogno di attenzioni e cure continue, per cui ogni giorno ringrazio il cielo che è viva.

“E’ indispensabile per la scienza, per il progresso, per la cura delle (nostre) malattie”: questo è il ritornello dei vivisettori. “Gli animali li trattiamo bene”, “non soffrono” ...sperimentassero su se stessi se non si soffre!  Questo dicono i vivisettori, falsano numeri che pure sono pubblici, non dicono che sperimentano anche su cani e gatti (e altri animali) ma solo sui topi che non piacciono a nessuno: tranquillizzano, edulcorano, minimizzano per poi immergersi di nuovo nel silenzio di quei laboratori chiusi e inaccessibili. Ci sono infinite dimostrazioni che il modello animale non è predittivo in tossicologia, in farmacologia, nella ricerca di base; ci sono libri autorevoli e documentati zeppi di citazioni da riviste scientifiche che raccontano gli orrori e l’incredibile idiozia di centinaia di esperimenti. C’è di che convincersi sul piano razionale che la sperimentazione è una strada sbagliata, che rallenta il progresso anziché accelerarlo, che serve solo a un’industria, e una ricerca asservita, che pone al centro dei suoi interessi il business della salute.

E le alternative ci sono: si chiamano banche dei tessuti, studi in vitro, simulazioni al computer, microdosaggi in tossicologia; e sopratutto la ricerca clinica, l'unica vera ricerca, che non fa male a nessuno e che nel corso dei secoli ha dato davvero dei risultati importanti. Le alternative ci sono e se ne possono sviluppare altre, se solo si volesse, se si investisse, se l’obiettivo fosse il progresso e una medicina che cura davvero e non serve solo a fare soldi.

Ma se davvero possono dimostrare di essere quei paladini del bene e del progresso che professano di essere perché tacciono? Perché non fanno visitare i loro laboratori? Provate a cercare un sito, un luogo di confronto qualunque in cui si difendano le ragioni della sperimentazione sugli animali: io non l’ho trovato!

Robi è qui vicino a me, che passeggia sulla tastiera avanti e indietro e con la sua codina striminzita mi fa sempre cadere gli occhiali; tossisce, ha il naso che le cola, ma mi fa le fusa tutta contenta. La guardo, e in quello sguardo ci sono gli sguardi delle migliaia di animali che ogni giorno vengono infettati, avvelenati fino alla morte, maltrattati e umiliati; ascolto il suo respiro affannato, e sento lo squittiire, il guaire, i miagolii di tutti quelli che sono ancora la dentro e non usciranno che dal camino.

Troveranno la cura del cancro e ci faranno vivere, giovani e belli fino a cent’anni? No, non lo faranno, sapranno solo far guarire i topi dal cancro (forse). E comunque mi dispiace, ma a questo prezzo no, non me ne frega niente! 

Alcuni link di approfondimento e per l’adozione di animali da laboratorio

www.novivisezione.org

www.vitadacani.org

www.vitadatopi.net

 


13 maggio 2007

Quel centrodestra che non ha paura dei Dico. Anzi.

Come volevasi dimostrare, il Family Day (ma la traduzione inglese era d’obbligo?) alla fine è stato una riuscitissima passerella politica, soprattutto per i partiti del centrodestra.

Non c’è che dire, la piazza gremita a mo’ di giubileo ha fatto certamente la sua forte impressione. Ma se il nuovo modo orizzontale di comunicare che nasce attraverso la rete incomincia davvero a fare da termometro degli umori di una fetta crescente ed abbastanza evoluta dell’elettorato, e forse anche di parte di una futura classe dirigente, allora coloro che ricoprono delle posizioni apicali nei partiti della Casa della Libertà farebbero bene a farsi un bel giro nella rete. Tanto per capire quanto un centrodestra che da grande voglia ispirarsi agli omologhi leader degli altri paesi europei (vedi Aznar in Spagna che aveva aperto ai pacs, la Merkel in Germania da sempre favorevole alle unioni civili, o Sarkozy favorevole a questo istituto che in Francia è in vigore dal ‘99) non possa permettersi di appiattire completamente le proprie posizioni in una sola direzione, rendendo irrespirabile l’aria ed eliminando di fatto al proprio interno la possibilità di sopravvivenza per i portatori di istanze laiche e liberali.

Se i signori di cui sopra facessero un bel giro nella blogosfera, sentirebbero anche gli umori di un’altra buona fetta del loro elettorato che, in mancanza di uno spazio politico nello schieramento nel quale attualmente si riconosce, rischia di entrare assolutamente in crisi. Dopo l’articolo di Massimo Teodori su “Il Giornale” in cui quest’ultimo dichiara la propria partecipazione alla manifestazione del “coraggio laico” di Piazza Navona, sarebbe senz’altro utile andare a vedere quanto scrivono del Family Day alcuni autori di blog assai seguiti e frequentati, che da sempre si riconoscono decisamente nel centrodestra. Tra tutti (*): Inyqua, che afferma mi spiace, cercherò un altro modo per impegnarmi a far cadere il Governo Prodi che non questa manifestazione. Quindi vi prego, non fatela in mio nome, Daw, che ci va giù duro: “Tra fascisti e omofobi, il giorno dell’orgoglio cattolico”, Dall’Altraparte che dice “sono, com'è noto, un liberale di centrodestra. Poiché è il sostantivo che, appunto, dà sostanza al complemento di specificazione, non andrò al Family Day. E non ci andrei nemmeno se mi puntassero una pistola alla tempia”, o Benedetto della Vedova dei Riformatori Liberali che scrive “Ecco perché un liberale dice no al Family Day”; o ancora Orizzonte liberale che la manifestazione la intende così “Family Day: l'intolleranza in piazza (…) La verità è che tutto questo è solo una montagna di ipocrisia. È semplicemente un esempio estremo di intolleranza e di mancanza di cultura liberale”, e infine Dyotana che afferma “Da elettrice del centrodestra stavolta sposo le istanze del centrosinistra che, a dirla tutta, dovrebbero essere le istanze della gente di buon senso. Personalmente manifesterò a casa mia, andandomene al cinema nel pomeriggio”.

Ovviamente non sono i soli, ma come termometro possono anche bastare.


Detto questo, rivolgerei una domanda agli organizzatori del Family Day: prima si era detto che la manifestazione voleva avere semplicemente un valore affermativo ‘per’ (le politiche per?) la famiglia in generale (ma alzi la mano chi in Italia ha in odio la famiglia), e dopo è invece emerso chiaramente quanto l’iniziativa fosse ‘contro’ i Dico. Ma allora, viene da chiedersi, se lo scopo da raggiungere era quello di affossare ‘sti cosiddetti dico, davvero ci voleva di portare tutta quella gente in piazza? Non aveva già risolto la cosa Prodi?


Forse la notizia è invece che il nemico della famiglia non sono né i dico né un loro eventuale succedaneo. A tal proposito occorrerebbe leggere un articolo pubblicato dal Sole 24 Ore proprio nel giorno del Family Day, nel quale si pongono a confronto le aliquote medie nel 2007 per un reddito da lavoro dipendente che raggiunga i 25.000 euro, in cui vi siano un coniuge e due figli a carico: in Francia la percentuale è 0,21, in Germania 3,29, in Italia 6,90. Se invece il reddito sale a 50.000 euro, le cose, poi, vanno assolutamente peggio: in Francia l’aliquota si ferma al 5%, in Germania diventa 16,12%, in Italia schizza al 26,43%. E in questo caso il nostro Paese batte anche Regno Unito, Austria e Spagna. Per non annoiarvi infine con l’ipotesi in cui si arrivi a 75.000 euro, basta dire da noi la percentuale sarà il 33,10%, ovvero che la famigliola in questione arriverà a pagare ben 28.825 euro. A fronte di quali e quanti servizi, non si sa.

Ecco, forse io un nemico della famiglia incomincerei a cercarlo da queste parti.

(*) All'elenco aggiungerei anche l'interessante post di Watergate.


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7 maggio 2007

Sunniti e sciiti, chi eran costoro?

Qualche mese fa in una trasmissione di Gianfranco Funari dedicata ad Oriana Fallaci vi fu una di quelle scene che, nonostante si sia ormai abituati a vedere di tutto in tv, destano ancora il loro bell’imbarazzo. In studio era presente Pasquale Squitieri e ci fu un collegamento con Pierluigi Diaco; a un certo punto la discussione prese un tono scivoloso e Squitieri, con un’aria di fastidiosa sopportazione verso il giovane e secondo lui sgallettato giornalista, comprese che sul tema dell’Islam la preparazione del Diaco avrebbe potuto avere qualche falla che, se portata con violenza allo scoperto, nemmeno l’abilità dialettica dell’interlocutore avrebbe in alcun modo potuto celare. E allora, con la certezza che la domanda fosse retorica, gli chiese: ma lei sa qual è la differenza tra sunniti e sciiti? Inutile sottolineare quante volte abbia poi ripetuto la domanda, neutralizzando qualunque obiezione del malcapitato, con un tono che diveniva progressivamente più aggressivo. E aggiungeva: “Ma Khomeyni era sunnita o sciita?”.  Alla fine concluse con una disgustata e liquidatoria esortazione a studiare prima di parlare rivolta al tapino.
Sebbene Funari avesse sommessamente fatto capire che in fondo nemmeno lui e la conduttrice conoscevano tale differenza, non vi fu alcun cenno di pietà da parte del regista, che infierì su Diaco finché poté. Per quanto Squitieri avesse le sue buone ragioni, la sensazione nello spettatore risultò comunque quella di aver assistito a una violenza.
Dopo molto tempo, né Diaco né alcuno avrebbero immaginato che vi sarebbe stato un sostanzioso aneddoto da raccontare che, se non a colmare la grave falla culturale, avrebbe quantomeno potuto contribuire a porla in una diversa prospettiva.

In un articolo del Corriere della Sera di domenica 6 maggio (pag.18) Michele Farina racconta del libro dell’ex ambasciatore americano Peter W. Galbraith “La fine dell’Iraq”: «Il disastro del dopoguerra era già scritto nell’”arrogante ignoranza” con cui la Casa Bianca chiamò l’America alle armi. A Galbraith basta raccontare quanto riportato da due partecipanti a un incontro che ebbe luogo due mesi prima dell’attacco. Tre americani di origine irachena furono invitati alla Casa Bianca. Quando parlarono al Presidente di sunniti e sciiti, si resero conto che “a Bush quei termini erano sconosciuti”. Chiosa Galbraith: “Come avrebbe potuto prevedere che le sue truppe si sarebbero trovate intrappolate nel mezzo di una guerra civile tra due sette di cui ignorava l’esistenza?”».

Insomma, Bush come Diaco? Ma almeno a quest’ultimo non è toccato di fare una guerra.


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6 maggio 2007

"La Francia farà di questa lotta la sua priorità". Parola di presidente

ELISEO/ SARKOZY AGLI AMERICANI: AMICI MA A VOLTE IDEE DIVERSE
Lotta a riscaldamento globale sarà "priorita' della Francia"
Roma, 6 mag. (Apcom) - Amici e alleati, ma a volte con idee diverse: è l'"appello" che il neopresidente francese Nicolas Sarkozy ha fatto agli "amici americani".
"Potete contare sulla nostra amicizia. La Francia sarà sempre al vostro fianco" ha detto Sarkozy parlando ai militanti nel suo primo discorso dopo i risultati che lo hanno portato all'Eliseo.
"Ma l'amicizia è accettare che gli amici possano avere idee differenti". E lancia un affondo: "una grande nazione come gli Usa ha il dovere di non fare ostacolo alla lotta contro il riscaldamento globale; è in gioco il destino dell'umanità tutta intera. La Francia farà di questa lotta la sua priorità".


Tanto per insistere su questo punto, vorrei mettere in luce ancora una volta come all'estero il cambiamento del clima rappresenti un'indiscutibile priorità anche per un presidente di centrodestra (dovrebbe essere ovvio, no?), mentre in Italia troppo spesso le politiche per l'ambiente sono intese ancora come una cosa 'de sinistra'. Chissà se adesso stiamo cambiando.


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6 maggio 2007



Come era prevedibile, Sarkozy è il nuovo presidente della Francia. Auguri.




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6 maggio 2007

Rassegna stampa: "Scienziati troppo prudenti. Meno male che l' Europa è pronta a cambiare tutto"

"Il primo passo è abbandonare la geopolitica a favore della politica della biosfera.
Perché l'effetto serra non ha confini".

Intervista a Jeremy Rifkin (Corriere della Sera, 5 maggio 2007)




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