.
Annunci online

  danielacondemi politica, antipolitica, ecologia
 
Diario
 


NON SONO LE IDEE
CHE MI SPAVENTANO,
MA LE FACCE".
(L. Longanesi)

politichiamo



In particolare:
Appunti e spunti per un centrodestra ecologista

L'Altra Napoli
La società del rifiuto
Intervista ad Ale e Franz



Inserisci la tua e-mail:


Powered by FeedBlitz





tutto blog
Antivirus gratis in italiano per vista,  windows vista e xp
Statistiche gratis


29 aprile 2007






permalink | inviato da il 29/4/2007 alle 23:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


27 aprile 2007



Quante volte ancora si scriverà la politica nelle aule giudiziarie?
Poche, si spera.




permalink | inviato da il 27/4/2007 alle 20:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


23 aprile 2007

Fuori dall’Italia la partita politica si gioca sui temi ambientali

Nelle ultime elezioni politiche italiane nei programmi elettorali si è parlato poco ed in maniera confusa del tema dell’ambiente. Il programma del centrodestra, sintetico su tutto, anche su questa materia prospettava in maniera stringata la realizzazione di due o tre cose, e cioè: i rigassificatori già autorizzati; i termovalorizzatori per smaltire i rifiuti; degli “incentivi alla diversificazione, alla cogenerazione, all’uso efficiente di energia, alle fonti rinnovabili (vere, non assimilate), dal solare al geotermico, dall’eolico alle biomasse, ai rifiuti urbani, per ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese. Diversificazione del funzionamento degli impianti elettrici ad olio combustibile attraverso il ricorso al carbone pulito. Partecipazione ai progetti europei di sviluppo del nucleare di ultima generazione”. Punto. Ritorna dunque l’idea del nucleare, visto come soluzione dei nostri problemi energetici.

Il librone di 274 pagine dell’Unione dedicava uno spazio un po’ più ampio al tema, ponendo un accento sull’importanza del Protocollo di Kyoto e sullo sviluppo delle nuove fonti energetiche rinnovabili, assumendo degli impegni precisi su entrambi questi fronti: il raggiungimento di almeno l’80% degli obiettivi di Kyoto e di almeno il 25% di produzione elettrica da rinnovabili nel 2011, cioè fra quattro anni. E poi, nonostante le posizioni possibiliste di una parte minoritaria dell’Unione, in materia di energia vi era un punto enunciato con grande chiarezza: “una ripresa del programma nucleare oggi in Italia non è proponibile”. E su questo tirerei un sospiro di sollievo. Con un però. Correva l’anno 1987 e su questa questione vi fu un referendum, al quale gli italiani risposero ‘no’. Se dunque quelli che votarono erano i cittadini - chiamati in quel momento soltanto a dire un sì o un no - è pur vero che chi li aveva chiamati era una parte della classe politica, che si è poi limitata soltanto a gloriarsi di aver incassato quella risposta negativa, senza trarre da ciò la conseguenza che forse nei venti anni a venire ci si sarebbe dovuti occupare di creare uno scenario alternativo. Se oggi dunque da molte parti si tira fuori di nuovo il miraggio di un’improbabile panacea nucleare, la responsabilità politica è da imputare in gran parte a chi ha fatto dell’ambiente soltanto una modestissima casella partitocratrica.

In Francia ciascun candidato alle attuali elezioni presidenziali ha invece espresso nel dettaglio le proprie posizioni sulle politiche ambientali che intende portare avanti in caso di vittoria.

Un cenno ai candidati illustri ormai fuori gioco: Francois Bayrou dell’Udf proponeva: misure per il risparmio e lo sviluppo delle energie rinnovabili, il mantenimento controllato e trasparente del nucleare civile, moratorie sugli inceneritori e sugli Ogm, riduzione dei rifiuti e di pesticidi e fertilizzanti. Il ‘temibile’ Jean-Marie Le Pen del Fronte Nazionale, se da una parte si presentava con una posizione un po’ negazionista sui problemi planetari del clima, si faceva comunque paladino di un’ecologia vista come 'valore tradizionale’, del rispetto degli animali e di una valorizzazione del paesaggio che passasse attraverso una riqualificazione urbana dei vecchi quartieri degli anni Sessanta.

Per quanto riguarda i contendenti rimasti in gioco, la candidata socialista Segolene Royal propone: che entro il 2020 le energie rinnovabili, attraverso un loro consistente incremento, arrivino a costituire il 20% del consumo totale; politiche di risparmio energetico (ad esempio un programma per l’isolamento termico delle vecchie abitazioni), ed incentivi fiscali per incoraggiare il trasporto su ferro e lo sviluppo dei trasporti collettivi. La Royal indica anche una moratoria sulle colture Ogm e prospetta un rafforzamento della cooperazione in materia di ambiente, di ricerca e di energia in Europa, affinché l’agricoltura serva a ‘proteggere l’ambiente’ anche con contributi della politica agricola comune.

Da guardare infine con attenzione la posizione di Nicolas Sarkozy (non sono la sola a scommettere che sarà lui il vincitore). Il candidato dell’Udf propone di riformare 'a fondo' la fiscalità verde, affinché i comportamenti virtuosi siano meno costosi di quelli inquinanti, e di introdurre una responsabilità delle case madri per i danni provocati dalle loro filiere. Sarkozy dichiara di voler promuovere la creazione di un diritto internazionale dell'ambiente, di voler rilanciare lo sviluppo delle colture biologiche e di voler sviluppare le energie rinnovabili. Il suo proposito di un rafforzamento dell’energia nucleare, considerata una fonte pulita in un paese da cui non è mai stata bandita, diviene una differenza significativa rispetto alla sua antagonista, e crea invece un’analogia con i programmi del centrodestra italiano.

Comunque vada, al contrario di quanto avviene in Italia, è evidente che nel resto del mondo i temi ambientali tendono a diventare sempre di più una priorità politica. Purtroppo per noi, presto o tardi potrebbero stare al primo posto. Per necessità, non per virtù, temo.




permalink | inviato da il 23/4/2007 alle 2:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


18 aprile 2007

Quelle ragioni liberali per dire no alla Tav

Un documento dell’Istituto Bruno Leoni la boccia senza appello. Partendo da posizioni liberiste e mercatiste, però.

Sorpresa: secondo uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, un autorevole think tank che si definisce d’ispirazione “liberale”, “liberista” e “mercatista”, la Tav, la linea ad alta velocità Torino-Lione, sarebbe soltanto un’opera inutile e irresponsabilmente dispendiosa. Fino a questo momento ci eravamo abituati a vedere la divisione tra contrari e favorevoli coincidere in maniera un po’ troppo semplificata con la sinistra cosiddetta massimalista da una parte e tutte le altre parti politiche più pragmatiche ed evolute dall’altra.

Ma per fortuna le cose non sono mai così semplici. Nel briefing paper “TAV: le ragioni liberali del no” proposto dall’IBL si cerca di smontare infatti alcune delle affermazioni che stanno alla base del forte consenso di cui gode il progetto sia nell’ambito politico che in quello imprenditoriale.

I suoi studiosi negano il presupposto secondo il quale gli attuali collegamenti stradali e ferroviari del versante nordoccidentale delle Alpi sarebbero ormai prossimi alla saturazione, in quanto sostengono che i trafori stradali del Monte Bianco e del Fréjus sarebbero invece attualmente utilizzati soltanto intorno al 35% della capacità disponibile. Ovviamente l’idea che sta alla base della Tav è anche quella del riequilibrio modale fra trasporto su ferro e trasporto su gomma: ma all’Istituto Bruno Leoni non credono nemmeno nella possibilità di questo spostamento modale che “potrebbe avvenire solo imponendo divieti o tassando in misura elevata il traffico su strada: come si possano conciliare divieti e tasse, ossia incrementi di costi per le aziende con il miglioramento della competitività economica del nostro paese, resta un mistero”.

Un progetto dunque inutilmente dispendioso secondo l’IBL, in quanto “L’inesistenza di una domanda di trasporto, passeggeri e merci, tale da giustificare la realizzazione della linea AV trova riscontro nel fatto che non vi è alcun soggetto privato disposto ad investire proprie risorse nel progetto, che sarebbe quindi interamente finanziato a carico del contribuente: la spesa per la tratta italiana della Tav, pari a 13 miliardi di Euro, equivarrebbe ad una una-tantum dell’ordine di 1.000 euro per una famiglia di quattro persone”.

Una realizzazione che rischierebbe di divenire un investimento ancora più fallimentare del tunnel sotto la Manica, con l’aggravante che, se almeno quest’ultimo fu realizzato esclusivamente con fondi privati, la nostra Tav vedrebbe invece la partecipazione forzata di tutti i cittadini, nella loro qualità di contribuenti.

E nello studio in questione è messa in discussione anche la validità dal punto di vista della tutela ambientale: “È peraltro quanto meno dubbio che, tenendo in considerazione anche i consumi energetici relativi alla fase di costruzione, la TAV comporterebbe una riduzione complessiva delle emissioni di CO2 (che rappresenterebbe comunque una quota modestissima inferiore allo 0,1% del totale a scala nazionale) rispetto allo scenario di non progetto”.

Alla base del documento di certo si avverte anche in maniera evidente una forma di scetticismo verso il trasporto su ferro, scetticismo che non mi sentirei di condividere. Tuttavia è interessante osservare come, pur partendo da posizioni opposte a quelle dei manifestanti della Val di Susa, un board di studiosi tutt’altro che vicini alle posizioni dell’ala oltranzista della sinistra arrivi a bocciare con tanta convinzione un’opera a cui da ogni altra parte politica si guarda da tempo con consenso pressoché unanime.

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla Torino-Lione, il briefing paper ci dice che: “occorre inoltre porre in evidenza come, a differenza di quanto avvenuto con la costruzione dei tunnel ferroviari a metà Ottocento, la realizzazione dell’infrastruttura non comporterebbe alcuna ricaduta positiva in termini di miglioramento dei collegamenti fra l’Italia e la Francia, fatta eccezione per un ridottissimo manipolo di passeggeri”.

Più bocciata di così. Da un punto di vista liberale, s’intende.




permalink | inviato da il 18/4/2007 alle 2:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


13 aprile 2007

“Io sono Partito Democratico e non torno indietro”. Sì, ma ndo’ vai?

Il dubbio che con la costituzione del Partito Democratico si stesse facendo un po’ di melina era venuto.

Ultimamente però tutti si affannano a rassicurarci sul fatto che sì, ormai è deciso, il Partito Democratico ci sarà. Bisogna solo stabilire il come.

Peccato che gli ultimi sondaggi, nonostante computino al Pd anche l’area che fa riferimento a Mussi, per il momento siano un po’ catastrofici, diciamo però che forse non tengono conto delle potenzialità dovute a quello che sarà un giorno l’entusiasmo preelettorale. Dunque non importa, occorre andare avanti a testa bassa nella costruzione di questo grande sogno.


I problemi legati agli aspetti economici della cosa sono tuttavia notevoli: dal momento che Ds e Margherita non faranno confluire i propri patrimoni nel nuovo soggetto giuridico, ma parteciperanno quali azionisti in rapporto alle rispettive ‘quote sociali’, con tale presupposto c’è da chiedersi quale spazio saranno disposti a concedere ad eventuali liberi battitori che si collocassero al di fuori delle loro logiche, e che dovessero chiedere una rappresentanza non soltanto simbolica nel nuovo partito.

Senza contare che c’è chi giustamente continua a domandare da dove provengano i soldi delle tessere per il congresso della Margherita che sta decidendo il come e il quando, e chi denuncia strane e nuove alleanze economiche intorno al Pd.

Bene. Ma, comunque sia, a questo punto è lecito porre una domanda fondamentale. La domanda è: qualcuno ci sa dire qual è il progetto, il filo conduttore, il grande disegno che legherà questo futuro Partito Democratico, di grazia? Quale il grande e saldissimo collante che terrà uniti attori politici dalle posizioni opposte: chi da una parte ritiene necessario riconoscere nuove forme di aggregazione familiare presenti di fatto nella società, e chi dall’altra si spende in maniera accaldata per la difesa di una presunta famiglia tradizionale che sembra ormai vivere più negli spot degli anni Ottanta che nella realtà? E che cosa mai riuscirà a mettere insieme coloro che hanno una visione vetero-sviluppistica del territorio e prima delle elezioni invocavano il Ponte sullo Stretto, e chi ritiene invece che oggi l’ecologia debba essere una priorità politica assoluta? Quale miracolo unirà chi ha un’impostazione economica che si richiama alle proposte di Giavazzi e condivide i problemi sollevati da Pietro Ichino in materia di lavoro, con chi in questo campo si riconosce principalmente nel garantismo a tutti i costi stile Cgil? E, per quanto riguarda le regole del gioco che dovrà giocare il futuro Partito Democratico, quale sarà mai il contesto in cui questo avverrà: si tratterà di un’elezione alla quale si andrà con il sistema tedesco con lo sbarramento per i piccoli partitini, con un sistema maggioritario come quello indotto dal referendum, o con un altro sistema ancora?

Io sono convinta che in politica, pur partendo da posizioni antitetiche, si possa talvolta divenire compagni di strada per ottenere un singolo risultato. Ma uno scopo comune ci deve pur essere, e questo scopo deve anche essere grande.

È ovvio che stavolta nessuno si sognerà di dire che questo progetto sarà l’antiberlusconismo, perché non farebbe più né ridere né piangere.

Insomma, la scatola con fatica potrà pure arrivare, ma qualcuno parla di metterci dentro un contenuto?

Su uno dei manifesti in cui c'è scritto solennemente: “Io sono Partito Democratico e non torno indietro”, qualcuno a Roma ha aggiunto con un pennarello una scritta: “Sì, ma ndo’ vai?”. Se qualcuno ce lo spiega magari vuoi vedere che anche i sondaggi migliorano...


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica partito democratico

permalink | inviato da il 13/4/2007 alle 0:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa


11 aprile 2007

“Tra 15 anni la tua villetta in collina diventerà una casa al mare”

Molti avranno notato il surreale e inquietante spot mandato in onda nei primi giorni del mese da Mtv e La7, nel quale un venditore forse troppo smaccatamente trash invitava i telespettatori ad acquistare una bella villetta di “Mare domani” un complesso abitativo che sarebbe sorto sulle colline di Sant’Arcangelo di Romagna, a ben 7 chilometri dal mare. “Ma attenzione” affermava il televenditore «questa zona sarà raggiunta in circa 15 anni dalle acque del Mare Adriatico e questo grazie al futuro innalzamento delle acque. La vostra casa in collina si trasformerà in una bellissima casa sulla spiaggia».
Il fatto in un primo momento semina panico e sconcerto, anche se puzza assai. Però, si sa, dal momento che una volta toccato il fondo qualche volta si incomincia anche a scavare, la cosa può pure essere possibile. E allora nei forum su internet si cercano informazioni, qualcuno si chiede se non si tratti di uno scherzo di cattivissimo gusto e che cosa stia a significare tutto ciò, gli ascoltatori spediscono oltre 10 mila tra e-mail e contatti telefonici. Qualcuno fiuta l’affare e vorrebbe già prenotare una casa, oppure dare vita ad un analogo business, domandandosi se niente niente il mare possa un giorno arrivare anche al proprio paesello.
Ma dopo qualche giorno si scopre che si trattava di uno scherzo organizzato da Mtv, nell’ambito del progetto Free Your Mind 2007
dedicato proprio all’Ambiente. Lo spot voleva incuriosire e colpire soprattutto il pubblico giovane che ogni giorno guarda l’emittente. Nei giorni seguenti lo spot viene aggiornato con una conclusione: «Oltre 45 chilometri quadrati di coste italiane rischiano di sparire per sempre. E questo non è un pesce d’aprile».
Se qualcuno se lo fosse perso, trova il video su YouTube.




permalink | inviato da il 11/4/2007 alle 20:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


11 aprile 2007

Rassegna stampa: quando la privacy non è uguale per tutti (Davide Giacalone su Libero)

Quella di Sircana non è uguale a quella di Giacalone.

"Libero" del 10 aprile 2007, pag.13
"Mi associano a Provenzano e il Garante non mi difende"
Sbattuto sui giornali e accusato di riciclaggio, ho cercato aiuto. Invano.

Pensavo che l'Autorità Garante della Privacy fosse un ente inutile. Ora ne sono sicuro. Il dubbio mi era rimasto perché avevo incrociato uno dei commissari, Giuseppe Fortunato, in un dibattito radiofonico (presso RadioRadio). Lui parlava di privacy e dei portentosi interventi dell'Autorità, al che io gli feci presente che a me era stato spiato il computer e nessuno s'era fatto sentire. (continua)




permalink | inviato da il 11/4/2007 alle 0:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


10 aprile 2007

E la Regione decide di scrivere la legge via blog

La Regione Toscana deve scrivere la prima legge regionale sulla partecipazione.

E per coinvolgere i cittadini nella stesura quale strumento può essere migliore di un blog?

La partecipazione democratica dovrebbe riguardare infatti il coinvolgimento nelle scelte relative al governo del territorio di tutti gli enti locali ed i cittadini che, in forma più o meno associata, siano da queste investiti. Un approccio nobile almeno negli intenti, volto non a soppiantare il ruolo della rappresentatività delle istituzioni ma a favorire la comunicazione diretta e la conoscenza delle questioni e delle esigenze, senza delegare troppo all’informazione veicolata talvolta ad arte dai mezzi di comunicazione di massa.

Funzionerà? Per il momento, nonostante le buone intenzioni della Regione, che all’iniziativa ha dedicato anche una sezione sul sito di Mtv, il blog non sembra aver ancora suscitato grande interesse.

Una riflessione e una domanda. La riflessione è su quanto l’avvento di questo nuovo modo di comunicare stia coinvolgendo, un po’ alla volta ma incessantemente, tutte le istituzioni e le sedi decisionali.

La domanda è se e quando tanta auspicata partecipazione smetterà di appartenere soltanto a un certo armamentario demagogico e di essere relegata al di fuori dei momenti elettorali ma diventerà, insieme ad altri altrettanto dignitosi strumenti, nella sostanza e non più soltanto nelle parole un modo per selezionare la classe politica italiana.




permalink | inviato da il 10/4/2007 alle 23:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


7 aprile 2007

Buona Pasqua senza agnello

Suvvia, anche il Papa l'ha detto...

Buona Pasqua a tutti.


sfoglia     marzo        maggio
 

 rubriche

Diario
Articolo del giorno
Cronache politiche
Hanno detto
Scontri culturali
Sarò anche la loro voce
Al momento abbiamo un solo pianeta
Altra Napoli
Interviste
Divagazioni
Mondo
Eventi e manifestazioni

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

LAV
L'AltraNapoli
IPAM


RadioRadicale
Streamit
The Blog TV
Dagospia
Il Ficcanaso Tv
Il Corriere dell'Irpinia
Cosmopolis


***BLOG DA VEDERE
Adinolfi
Bioetica
Bolognetti
Daw
De Amicis
De Marchi
Dyotana
Ecoblog
Giornalettismo
Oscar Grazioli
Grillo
Hurricane
Inoz
Inyqua
Jazztrain
LiberaliperIsraele
Malvino
Nardi
Nazione Indiana
Politicrack
Riganera
Welby
Animali e diritti
Cercocasa
*Tocqueville
*The Network journal

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom