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NON SONO LE IDEE
CHE MI SPAVENTANO,
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8 novembre 2008

Rifiuti a Napoli: forza Corte dei Conti!

Il Corriere del Mezzogiorno dimostra ancora una volta di essere probabilmente il più serio tra i giornali napoletani, e di pubblicare anche le notizie che altri quotidiani - da quando c'è il regno di Bassolino, ovvero da un'infinità di tempo - non osano pubblicare.

Personalmente anni fa mi è capitato di conoscere in tribunale in un processo penale
uno di questi signori (ovviamente l'imputato era lui ed io ero la parte civile, e se qualcuno per caso
fosse interessato agli atti può chiedermeli in qualsiasi momento).
Dunque non posso che dire: forza Corte dei Conti.


Dal Corriere del Mezzogiorno

Rifiuti, il conto degli sprechi: Bassolino, Marone e Iervolino paghino 34 milioni

Indagine dei magistrati contabili sulle inutili assunzioniper la differenziata. Nel mirino anche quattro assessori

Iervolino e Bassolino

Iervolino e Bassolino

NAPOLI - Per fare la raccolta differenziata a Napoli i mezzi a disposizione agli inizi del 2000 erano 46. Considerando turni, ferie e malattie avrebbero potuto lavorarci non più di 150 persone. Al Consorzio di bacino Napoli 5 - che avrebbe dovuto curare il servizio - furono assunte 362 dipendenti. Più del doppio. E nessuno di loro ha mai svuotato nemmeno un cestino contenente carta o cartone perché nel frattempo il servizio della differenziata è stato affidato all'Asìa, l'azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti solidi. Non è una novità - racconta il Corriere nella Sera in un servizio a firma di Fulvio Bufi - ma per tutto il denaro pubblico speso per assunzioni inutili o appalti quantomeno ingiustificati ora la Corte dei Conti è pronta a chiedere il saldo ai politici che hanno amministrato la città negli ultimi 15 anni. Una cifra che si aggira - riferisce il Corsera - sui 34 milioni di euro.

A pagare - aggiunge la Corte contabile - dovrebbe essere Antonio Bassolino in testa, poi Riccardo Marone che gli subentrò nella carica di sindaco quando l'attuale governatore si dimise per candidarsi alla Regione, e Rosa Russo Iervolino primo cittadino in carica. E non soltanto loro. Scrive Bufi: «Ci sono pure quattro assessori ed ex assessori nel mirino della magistratura contabile: Massimo Paolucci, Ferdinando Balzano, Ferdinando Di Mezza e Gennaro Mola».

Le inchieste sono due - riferisce il Corriere - e marciano parallele. Per entrambe gli amministratori coinvolti hanno recentemente ricevuto un invito a controdedurre cioè a presentarsi entro 60 giorni dal magistrato e illustrare la propria posizione in merito agli episodi contestati. Episodi di sprechi, secondo quanto ha ricostruito il pm Antonio Bucarelli, sostituto procuratore generale presso la sezione napoletana della Corte dei Conti, Che ha quantificato gli eventuali risarcimenti in 4 milioni 225 mila euro per quanto riguarda l'assegnazione all'ASìa dei servizi di raccolta differenziata e di 28 milioni per le inutili assunzioni al Consorzio di bacino Napoli5. Cifre - scrive ancora Bufi sul Corsera - che non andrebbero ripartite equamente. Bassolino, ad esempio dovrebbe risarcire insieme con Di Mezza e Molqa il 60% dei 4 milioni e rotti; Marone, Balzamo e Paolucci il 30% e la Iervolino solo la restante quota dle 10% che equivarrebbe a 422 mila euro.


07 novembre 2008


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26 gennaio 2008

E sono cose che capitano a Napoli "quando la qualità della vita migliora"

Guardate che cosa scrivevano quelli della redazione napoletana di Repubblica all'indomani delle ultime elezioni comunali:
"(...) E sono cose che capitano quando una città è soddisfatta del suo sindaco. Quando la qualità della vita migliora. Quando si ricambia con un successo elettorale per dire “continua così”.

A voi i commenti.
Beato te che vivi a Napoli...


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15 gennaio 2008

Blog in pausa...

...(*)


Ma intanto andate a vedere:
"Processate la Impregilo per disastro ambientale. così si può vincere"
"Tutte le accuse a Bassolino nello scandalo rifiuti"








(*) La mia non è un'assenza. Sono soltanto momentaneamente e felicemente impegnata per un'altra causa. Ma poi ritorno.




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16 ottobre 2007

La polpetta avvelenata che la giunta Jervolino sta cucinando per il prossimo sindaco. E per l'intera città.

Puntata di Report, come sempre, molto interessante. Tema: gli Enti pubblici per racimolare un po' di soldi nell'immediato, mettono in piedi sempre più spesso operazioni di finanza strutturata che faranno sì che il piccolo debito che hanno oggi con le banche domani diventerà una voragine, tale da poter portare l'Ente al fallimento, come è accaduto nel caso del Comune di Taranto ("Perché un milione oggi, un milione domani c’è poi il rischio di fare la fine di Taranto che è fallito. E poi i soldi dell’Ici bisogna darli alle banche. Le stesse banche che hanno prestato soldi a Taranto poi gli hanno fatto fare i derivati, anche se il Comune di Taranto, era già da almeno dieci anni alla canna del gas").
Qui potrete vedere il video completo della trasmissione, ma mi sembra opportuno inserire in calce un estratto della parte dell'inchiesta che riguarda le iniziative intraprese in questo senso dal Comune di Napoli, su cui ci sarebbe molto da indagare, e dell'intervista della giornalista Stefania Rimini all'assessore Cardillo.
I motivi dell'assunzione di tali operazioni finanziarie da parte degli enti locali di solito possono essere due: in alcuni casi la ragione è una totale incapacità ed inadeguatezza degli amministratori locali, negli altri la loro malafede. Scegliete voi.
Una cosa è certa: dopo esservi fatti un quadro della situazione, se qualcuno per caso dovesse proporvi di diventare il prossimo sindaco di Napoli, qualcosa mi dice che scapperete a gambe levate.


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Da Report del 14 ottobre 2007

FRANCESCO BOCCIA- Capo Dipartimento Economico Palazzo Chigi
Quello che è successo a Taranto rischia di succedere ogni giorno in tanti comuni del Mezzogiorno.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Per esempio al Comune di Napoli, che è già fallito una volta nel 1993 e oggi tra multe mai pagate e tasse mai incassate si trova con un buco da 1 miliardo di euro. Ma per pagare i debiti che operazioni avranno messo in piedi? Di quelle che rifilano il debito ai posteri?

STEFANIA RIMINI
Le rate sono sempre quelle oppure le rate piu’ pesanti si spostano in avanti?

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
No, no, no. Perché non bisogna perseguire una strada sbagliata che sarebbe un po’ un investimento al buio e di prendersi tutti i benefici oggi spalmando tutto verso il futuro e quindi sarebbe molto avventato consegnare tutto ciò diciamo alle future generazioni.

STEFANIA RIMINI
Voi non l’avete fatto?

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
Non lo facciamo, noi abbiamo fatto sempre spalmature graduali diciamo che mantengono inalterata la filosofia delle operazioni che abbiamo messo in campo.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Il Comune ci ha fornito i contratti e peccato che smontandoli esce fuori tutto il contrario di quello che dicevano loro.

MATTEO CARRADORI- Consulente Finanziario Indipendente
Il Comune ha degli incassi per i primi anni del contratto che vanno dal 2004 al 2011, progressivamente questi incassi diventano meno consistenti, poi c’è uno stacco e dal 2011 fino alla fine del contratto che è nel 2024 il contratto stesso produce delle forti perdite per il comune.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Dopo il 2011 il Comune dovrà sborsare circa 100 milioni, ma nei primi 8 anni incasserà e basta, per un totale che va da 52 a 59 milioni a seconda delle stime.
Questo in effetti lo aveva detto anche l’assessore.

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
Noi ci aspettiamo appunto flussi positivi nelle nostre stime almeno fino al 2010. Questo era nelle nostre previsioni e nelle nostre stime...

STEFANIA RIMINI
Ma ve le aspettate per come sono strutturati i contratti?

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
Quando abbiamo strutturato i contratti queste erano le nostre attese.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Allora l’hanno fatto apposta! Hanno fatto un contratto che permette al comune di Rosa Russo Iervolino di incassare, mentre il suo successore si troverà strangolato senza saperlo.

STEFANIA RIMINI
Quindi chi arriva a gestire il Comune di Napoli dopo il 2011 si troverà a dover pagare?

MATTEO CARRADORI- Consulente Finanziario Indipendente
Sì, si troverà ad avere dei pagamenti...

STEFANIA RIMINI
Di quanto?

MATTEO CARRADORI- Consulente Finanziario Indipendente
Complessivamente per 100 milioni di euro.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Intanto però questa giunta può vantarsi dei risparmi.
Sono quelli che arriveranno dopo che non potranno fare un gran che perché gli swap sono serviti ad avere meno interessi da pagare nell’immediato mentre il debito è stato spostato avanti negli anni. E la chiamano “gestione attiva del debito”.

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
E’ sapere anche montare e smontare le operazioni facendo operazioni utili e vantaggiose per il Comune.ì

STEFANIA RIMINI
E questo non significa però spostare solo il debito in avanti.

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
Assolutamente.

STEFANIA RIMINI
Assolutamente si o assolutamente no?

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
No non lo stiamo spostando.

STEFANIA RIMINI
In avanti...

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
Assolutamente.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Assolutamente si: l’operazione che rifilava ai posteri esborsi per 100 milioni di euro è stata ristrutturata. Prezzandola salta fuori che se prima incassavano 59, adesso incasseranno 70 milioni per i primi 5 anni e mezzo, mentre i loro successori che con il contratto precedente avrebbero dovuto pagare 100, adesso dovranno tirare fuori la modica cifra di 204 milioni di euro fino al 2035.
E quanto è costato questo debito ad orologeria per le giunte future?

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
Dunque, vediamo un poco, intanto voglio dire, diamo un po’ di riferimenti piu’ che di numeri.

STEFANIA RIMINI
Ma in valore assoluto quanto ha speso il Comune di Napoli per fare l’operazione?

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
Questo ovviamente diciamo, noi non spendiamo niente, voglio dire non è che noi spendiamo per fare l’operazione coi derivati.

STEFANIA RIMINI
Cioè costi impliciti non ce ne sono?

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
No, no assolutamente.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Certo esplicitamente loro non hanno sostenuto nessun costo, ma facendo stimare l’operazione del 2004 viene fuori che le banche hanno ottenuto un profitto di 6 milioni e mezzo. L’anno dopo hanno “rimodulato” lo swap cambiando un po’ le condizioni e ancora una volta il Comune dice che non è costato niente.

STEFANIA RIMINI
Però lei dice queste rimodulazioni per il comune sono a costo zero.

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
Si, nel senso che noi non paghiamo un costo per rimodulare l’operazione.

STEFANIA RIMINI
Cioè però la banca ogni volta che rimodula lo fa per beneficenza.

ENRICO CARDILLO- Assessore Risorse Strategiche Comune Di Napoli
La Banca, fa ovviamente,dal suo punto di vista, secondo me facendo bene il suo mestiere, si appresta che nella rimodulazione, di essere piu’ brava nella negoziazione col comune, e nelle nuove condizioni di rimodulazione, si aspetta di realizzare piu’ profitto. Questo è normale dal loro punto di vista, ma ovviamente, io mi aspetto che con la bravura nostra e dei nostri uffici, di essere invece piu’ bravi delle banche.

STEFANIA RIMINI FUORI CAMPO
Forse sono state più brave le banche, Barclays, Opi e Deutsche Bank, perché dalla valutazione emerge un costo di 15 milioni sostenuto proprio nella rimodulazione.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Ma come si fa a non accorgersi di una cifra così grande? Perché il comune non conosce né il valore del contratto che chiude, né il valore del contratto che apre. Esempio: hanno chiuso un derivato stimato –22 per aprirne un altro stimato –37. La differenza sono 15 milioni di euro che Barclays, Deutsche Bank e Opi ti devono dare. Loro se li tengono, tu non lo sai, e quindi questa perdita non la scrivi nemmeno nel bilancio.
Su queste operazioni la Corte dei Conti se ne è accorta e scrive testualmente: “Il fenomeno è preoccupante perché le esposizioni finanziarie possono diventare progressivamente insostenibili”. Inoltre censura lo spostamento del debito sulle gestioni future, “destinate a farsi carico degli effetti negativi loro tramandati, e che saranno difficili da sostenere”.
Parole, belle, ma nulla di più perché nell’ultima finanziaria nulla si dice, e quindi queste operazioni continuano, sono lecite.
Abbiamo visto i comuni, che essendo pieni di debiti si attorcigliano dentro contratti che danno benefici immediati a scapito delle giunte future e a vantaggio stratosferico per le banche.  (...)


13 ottobre 2007

Napoli 2012

... Ma invece bisogna trovare sempre un modo per non arrendersi.
Bisogna unirsi per Napoli, come per il clima, in maniera trasversale. Bisogna insistere, trovare una, tante soluzioni.
E questa è la scommessa che facciamo con L'Altra Napoli.


SICUREZZA: NAPOLI 2012, CREARE VIGILE URBANO DI PROSSIMITA'. ROMA, 9 OTT - Il 'vigile urbano' di prossimita' puo' rappresentare l'asso nella manica nella lotta di Stato e Comuni per contrastare la criminalita' e garantire la qualita' della vita nelle aree metropolitani. Ne sono convinti senatori e deputati di diversi gruppi politici riuniti nel Comitato Napoli 2012 che ha presentato a Montecitorio e Palazzo Madama un disegno di legge per la sua istituzione. Il provvedimento, di un solo articolo e 5 commi, prevede nei comuni delle aree metropolitane la istituzione all'interno del Corpo di polizia municipale di 'Unita' di prossimita'' specializzate con la qualifica di agenti di pubblica sicurezza, addestrati nelle scuole di polizia di Stato e carabineri e integrati dai Prefetti nelle forze disponibili per il contrasto alla criminalita'. Il disegno di legge prevede anche che i sindaci dei comuni interessati partecipino ai Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza. Il provvedimento e' stato presentato stamani a Montecitorio dai senatori Antonio Polito (Margherita) e Franco Malvano (Fi), dai deputati Claudio Azzolini e Giancarlo Laurini e da Ernesto Albanese presidente dell'associazione Altra Napoli sul cui impulso e' nato il Comitato Napoli 2012. Nella conferenza e' stato spiegato che la legge, nata dalle necessita' di Napoli dove 'l'antistato - ha detto Laurini - regna incontrastato - e' indispensabile garantire il controllo del territorio, ha acquistato una sua valenza nazionale nei mesi scorsi, quando il problema sicurezza e' esploso praticamente in tutte le grandi citta'. Poiche' non e' possibile assumere sempre nuovi poliziotti e carabinieri ne' usare l'esercito, il gruppo ha pensato di sfruttare una risorsa poco usata - a Napoli e' stato detto su strada vanno solo 500 vigili urbani sui 2300 in organico - che conosce gia' il territorio e opportunamente formata e 'integrata armoniosamente' nel dispositivo complessivo puo' rivelarsi determinante. L'idea, ha testimoniato Malvano, puo' funzionare perche' lui l'ha sperimentata in concreto nelle citta' nelle quali e' stato Questore, Bari e Reggio Calabria. (ANSA)  09-OTT-07


12 ottobre 2007

A passage to Napoli

Ritorni dalle terme ischitane dopo un fine settimana che non ti concedevi da anni, arrivi a Napoli con un faticoso aliscafo e per tornare a Roma devi andare alla stazione ferroviaria con il tram, soprattutto se per ragioni ecologiste sei un fondamentalista del trasporto pubblico. Il primo che passa è strapieno, decidi di prendere il prossimo e nel frattempo sale un turista anglosassone e due uomini dietro di lui fanno per salire, poi ridiscendono. In un attimo i due uomini si sono dileguati, il turista scende, si guarda intorno e si accorge che qualcuno gli ha rubato il portafoglio, qualcuno alla fermata mormora, ma lui risale rassegnato perché rischia di perdere anche il treno. Niente tempo per una denuncia, niente poliziotti in giro, indifferenza. Dopo un'infinità di minuti arriva il secondo tram, è meno affollato, lo prendi e ti ritrovi da una parte un uomo nerboruto e dall'altra uno in squallida tenuta: sono i due probabilissimi ladri, che si avvicinano a te e ti fissano con aria minacciosa, perché capiscono che sei un testimone, che potresti anche denunciarli. E che cosa puoi mai denunciare, se formalmente il reato non è stato neanche commesso?
Anche a Roma ci sono i borseggiatori, ma è tutta un'altra storia. Non hanno l'atteggiamento arrogante e pericoloso di questi, sono dei tapini che cercano di risultare invisibili, e che scivolano via silenziosamente alla prima fermata se si accorgono che forse sono stati scoperti. Sono ladri ma sanno di essere dalla parte sbagliata. Questi no, sono loro i padroni e sei tu che devi stare attento. Non scendono mai, anziché allontanarsi ti si avvicinano e vogliono arrivare esattamente a destinazione con te, non si sa bene con quali intenzioni. Alla fine con un trucco riesci a seminarli, scendi alla fermata sbagliata e devi guardarti indietro finché non sei giunto a destinazione. Questa città è divenuta un posto irrespirabile. L'energia positiva che avevi accumulato nel fine settimana sembra svanita via nell'arco di mezz'ora, ed hai l'assoluta certezza del fatto che quello e tanti altri turisti che l’hanno dovuta attraversare metteranno una croce su Napoli e sui suoi dintorni.
Quasi quasi anche io la prossima volta ci penso due volte prima di ritornare ad Ischia, se questo è il prezzo da pagare.
(continua>>>)


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permalink | inviato da danielacondemi il 12/10/2007 alle 23:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


22 maggio 2007

Altra Napoli: parlamentari 'Napoli 2012', una lobby per la città


IMPEGNO BIPARTISAN DOPO L'INCONTRO CON IL PREFETTO PANSA (ANSA) - NAPOLI, 21 MAG - Status della polizia municipale, sequestri e confische, scioglimento dei comuni e norme di procedura penale le quattro direttrici individuate nell'incontro tra il prefetto di Napoli Alessandro Pansa e i parlamentari del gruppo Napoli 2012.
I parlamentari hanno dato al prefetto la loro disponibilità a lavorare in Parlamento su provvedimenti che le istituzioni cittadine, provinciali e regionali giudicheranno utili. Una vera e propria 'lobby per Napoli', senza divisioni di parte.
Pansa e il gruppo Napoli 2012 hanno individuato quattro obiettivi da perseguire subito. Intanto bisognerà correggere lo status della Polizia Municipale e delle guardie giurate, perché possano affiancare il più possibile le forze dell'ordine in prima linea nel contrasto al crimine. Confische e sequestri dei beni dei malavitosi dovranno essere molto più agili.
Importante anche perfezionare la legge sullo scioglimento dei Consigli comunali inquinati dalla malavita. Decisivo infine correggere alcune norme di procedura penale anche in materia di custodia cautelare. Erano presenti all'incontro di oggi Ernesto Albanese, presidente della Altra Napoli e promotore della nascita del Gruppo Napoli 2012, e Francesco Schlitzer, vicepresidente.
'Sono contento di questo incontro - ha detto Albanese - Dimostra che la società civile, quando si impegna, può sollecitare efficacemente le istituzioni e la classe politica.
Il senso di responsabilità dei 29 parlamentari ad oggi aderenti al gruppo dimostra che Napoli non è più un problema locale'.
L'Altra Napoli ha annunciato che il 9 luglio promuoverà a Napoli un convegno sulla sicurezza. Saranno ospiti tra gli altri il sindaco di Bogotà (Colombia), il sindaco di Curutiba (Brasile) e il capo della Polizia di New York. Obiettivo del convegno, organizzato con il contributo di Unicredit, e' conoscere le ricette anti-crimine che hanno preso corpo in altre città del mondo. Saranno presenti al convegno il ministro dell'Interno Giuliano Amato e il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino.


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29 aprile 2007






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29 novembre 2006

"Qualcosa sta cambiando". Sostiene Bassolino.

Al termine della visita a Napoli del Capo dello Stato il governatore della Campania dichiara che "qualcosa sta cambiando" e "che la sua visita ha messo in luce agli occhi del Paese le tante esperienze d'eccellenza su cui la nosta città può contare".

Ha ragione, presidente Bassolino.
Effettivamente qualcosa sta cambiando, ed è il fatto che finalmente si avverte il crollo del mito del suo presunto rinascimento napoletano, una leggenda mediaticamente costruita ad arte (qualche volta anche con poco commendevoli attacchi ai giornalisti, come chi ha visto l'ultima puntata di Report ha avuto modo di ammirare), sulla quale si è ormai impietosamente sollevato il velo della complicità e dell'informazione embedded. E' il fatto che dodici anni di gestione praticamente totale del potere in una regione devono pur raccontare qualcosa di una classe politica (di governo, ma anche di opposizione) che c'era, e in tutto questo qualcuno ci dovrà pur vedere un nesso, alla fine.
Ed è il fatto che, tra le esperienze d'eccellenza su cui la città può contare, si ha la forte sensazione che ormai nemmeno la sinistra si sogni più di mettere i suoi ultimi dodici anni, caro presidente Bassolino.




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1 novembre 2006

La Jervolino: io non c'entro!

Circa il degrado di Napoli sono stati sollevati dei dubbi, diciamolo, anche un po’ volgari circa eventuali responsabilità politiche, non dico del centrosinistra in quanto tale, ma di una ben precisa classe politica individuabile con nomi e cognomi che in questi ultimi 13 anni ha amministrato con pieni poteri Napoli e tutto il territorio campano.

Ma un’intervista di oggi li ha dissolti completamente, questi dubbi.

Corriere della Sera, pagina 3.

IL SINDACO IERVOLINO

«Una mattanza, ma non ho nulla da rimproverarmi»

Ohibò! Verrebbe da dire.




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30 ottobre 2006

Mastella vuole l’esercito per Napoli. E Fassino ha proprio ragione...

E si ritorna a parlare di Napoli. Dopo gli ultimi terribili ma, in un certo senso perverso, ormai ordinari fatti di sangue, il ministro della Giustizia Clemente Mastella annuncia che incomincia a pensare seriamente ad inviare l’esercito a Napoli per fronteggiare l'emergenza criminalità, e che arrivati a questo punto quantomeno l'"ipotesì non è più un tabù".

Segue ovvia girandola di dichiarazioni. Rifondazione e i Verdi sono contrari, alcuni esponenti della destra favorevoli, chi vuole l’esercito in missione di pace, ed il coordinatore della Procura antimafia partenopea che fa notare: “Altro che esercito, ci voglio più investigatori”.

A questo punto un’associazione d’idee ed una piccola domanda. Il sindaco di Bologna Sergio Cofferati è stato contestato perché avrebbe utilizzato la Polizia Municipale in maniera forse un po’ troppo ‘energica’, tanto da arrivare al punto che i vigili fermassero e portassero ammanettato in questura persino l’ex assessore filosofo Stefano Bonaga perché, colto a girare in motorino senza casco, aveva opposto resistenza a pubblico ufficiale (ma perché, in fondo Bonaga non è un cittadino come tutti gli altri?).

Domanda. Chissà quanti sono i vigili urbani a Napoli e come sono stati utilizzati in tutti questi anni? E, se chi ha fatto il sindaco avesse avuto la stessa testa di Cofferati, chissà come sarebbero andate le cose…

Purtroppo a Napoli, pensa un po’, capita non soltanto di non capire bene come siano utilizzate le risorse umane, ma di vedere anche che risorse economiche destinate al lavoro della polizia municipale come due milioni e mezzo di euro siano gettati nella spazzatura perché si è fatto un errore nel prendere le misure dei carri attrezzi. Però alla fine si chiedono sempre più poteri, più mezzi e più uomini.


E poi tra le tante dichiarazioni finalmente ne ho letta una con la quale mi sono trovata in pieno accordo. Il segretario dei Ds Fassino, intervistato nella trasmissione di Giuliano Ferrara sul caso Napoli, sostiene che “è un esercizio demagogico rimpallarsi le responsabilità”. ”Il degrado della città ha radici così profonde e complicate per cui o c'é uno sforzo di tutti o non ne usciamo. Non ne esce nessun governo, nessuna amministrazione pubblica”.  “Napoli è un punto di criticità per cui la stessa parola emergenza non dà il senso della situazione drammatica in cui la città versa”.

Responsabilità? A chi?! Dal 1993, cioè da tredici anni, il centrosinistra governa con pieni e indiscutibili poteri il Comune di Napoli, la provincia di Napoli, la Regione Campania, molti mezzi d’informazione e praticamente ogni entità che possa prendere decisioni in quel territorio.

E chissà se Fassino ritiene che queste possano essere ‘radici’ abbastanza ‘profonde e complicate’. D’altronde sarebbe ‘un esercizio demagogico rimpallarsi le responsabilità’. Per Napoli ‘la stessa parola emergenza non dà il senso della situazione drammatica in cui la città versa’.

Cavolo, oggi sono proprio d’accordo con Fassino.



Post pubblicato da PigiamaMedia.

 




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11 ottobre 2006

New York, New York!

Il ministro Emma Bonino ha osato sollevare qualche perplessità circa missioni come quella che in questi giorni ha portato 24 consiglieri e 25 funzionari regionali negli Stati Uniti a rappresentare la terra di Campania nella Grande Mela, per la modica spesa di 300 mila euro di fondi europei Por (soldi europei, quindi farina del diavolo), 250 mila di contributo delle province campane ed 80 mila del Consiglio regionale. Il tutto per un totale di soli 630 mila euro, in fondo soltanto il prezzo di mercato di un bell’appartamento in un medio quartiere di Roma.
La Bonino aveva osato criticare il fatto che i governatori di alcune regioni a volte si comportano come fossero tanti piccoli ministri degli esteri, aprendo persino sedi di rappresentanza in altre nazioni. Ma vuoi mettere portare la Campania alle celebrazioni del Columbus Day? E infatti a cotante ingiuste critiche si è ribellata la signora Mastella, presidente del Consiglio regionale, arrivando addirittura per un momento ad invocare le dimissioni del ministro.
La signora Mastella ha certamente ragione e alla fine sarà stato di sicuro un viaggio di grande importanza; quello che mi rammarica in proposito è soltanto il fatto che a noi malfidati sfugga completamente il come è il perché.
E mi rammarica che noi malfidati proprio non riusciamo a capire quanto siano utili i soldi investiti per tenere una sede della Regione Campania a New York.
E, sempre a noi malfidati, scappa di fare un’associazione mentale tra l’allegra brigata newyorkese e i cumuli di “mondezza” che in questi giorni in Campania arrivano ai primi piani delle abitazioni, e di chiederci perché, dopo tanti anni di gestione bassoliniana, sia dovuto arrivare in Campania il capo della Protezione Civile Bertolaso a gestire la questione rifiuti, ricordando che questa emergenza è una sconfitta per tutti, tranne che per la camorra.
E allora, sempre noi malfidati, ci chiediamo come possa esattamente collocarsi in queste ore la simpatica trasvolata oceanica con l’impegno degli amministratori campani, volto a risolvere una questione di ordine sociale, ambientale, sanitario ed economico degna di un paese del terzo mondo. E ci chiediamo che cosa mai abbiano potuto raccontare in proposito a New York.
La signora Mastella
aveva detto alla Bonino: “venga qui a New York e capirà”.
Ecco, anche a noi piacerebbe giustappunto capire. Ma, si sa, il problema è che siamo proprio dei malfidati.

Pubblicato da PigiamaMedia.




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6 ottobre 2006

Il caso della IXFIN (ex Olivetti) di Marcianise a Report - Segnalato da InPolitica.net

Aderisco all'appello lanciato da InPolitica.net, che ci chiede di pubblicare questa richiesta di aiuto.
Non conosco ancora i dettagli della vicenda e non so di chi siano le responsabilità, ma si tratta di un caso che coinvolge ben 900 famiglie, e per giunta in una regione, la mia regione, che vive già tante emergenze sociali.
Se ne parlerà domenica 8 ottobre nella puntata di Report su Raitre.
-----------COMUNICATO STAMPA DEI LAVORATORI IXFIN SPA--------------------------------
La “IXFIN SPA” di Marcianise (Caserta), dal 2004 ha vissuto un lento, ma inesorabile, declino. Gli operai, circa mille, sono in cassa integrazione dopo aver aspettato per anni il rilancio aziendale, l’ultima speranza sono stati i fondi del Cipe (15 ml di euro). Ma le condizioni dell’azienda sono diventate difficili negli ultimi mesi, quando sono state perse anche le ultime commesse di importanti clienti internazionali come “Sole” e “Merloni”. L’Ixfin ex Olivetti opera nel settore informatico e delle telecomunicazioni, da anni, ed è specializzata nella produzione di schede elettroniche. La situazione è crollata irrimediabilmente con la crisi del settore informatico. Nel 2004 dopo una serie di agitazioni che culminarono in una manifestazione a Roma, fu raggiunto un accordo tra la proprietà, l’imprenditore Massimo Pugliese, la direzione aziendale, le OO.SS. di categoria nazionali e territoriali nonché le Rsu aziendali. L’incontro si svolse, a Roma, presso il Ministero delle attività produttive. Dopo un anno di cassa integrazione il Ministro Marzano confermò l’impegno per il mantenimento e il rilancio dell’azienda, attraverso un fondo di garanzia per le aree in crisi. Si interviene finalmente, con i soldi del Cipe destinati alle aziende in difficoltà, ben 15 milioni di euro per rilanciare l’attività produttiva nella fabbrica di Marcianise.  Il piano di rientro prevedeva entro il 2006 il riutilizzo di circa seicento addetti sui 980 che usufruivano della cassa integrazione. Ma il piano è stato completamente disatteso, anche i corsi di formazione, pagati dalla Regione Campania, non sono mai partiti.In questi anni, i lavoratori della Ixfin, non sono stati mai soli, hanno ricevuto la solidarietà di numerosi cittadini e del Vescovo Raffaele Nogaro, che si è interessato del caso visitando anche l’azienda. Oggi si respira un aria tesa, tra la gente della fabbrica del casertano, sono in molti a temere di perdere definitivamente il posto di lavoro. Il lavoratori non percepiscono lo stipendio da Luglio e la situazione è diventata gravissima da Giugno, quando l’azienda ha dichiarato fallimento. La crisi causa anche disagi e tensioni per i blocchi stradali operati dai lavoratori in un’area già in sofferenza, e con tassi di disoccupazione altissimi.
I lavoratori chiedono: che si intervenga presso il Ministero per lo Sviluppo Economico e le Attività Produttive per accelerare i tempi dell’iter burocratico per la messa in cassa integrazione per causa di fallimento e l’applicazione della legge “Prodi Bis”.

PER INFORMARE E SENSIBILIZZARE, CITTADINI E ISTITUZIONI SULLA VICENDA IXFIN, I LAVORATORI HANNO APERTO UN SITO  http://ixfin.inpolitica.net
Ricordiamo inoltre a tutti i lettori di questo comunicato che Domenica 8 Ottobre alle ore 21.00 su RAI3, la trasmissione Report di Milena Gabanelli si occuperà nuovamente del nostro caso, così come fece il 14/05/2006 nella puntata intitolata "Gli Affossatori".
Partecipate numerosi e sostenete la nostra lotta per il lavoro.




permalink | inviato da il 6/10/2006 alle 14:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


15 settembre 2006

L’Altra Napoli che deve essere possibile

Qualche tempo fa ho avuto l’occasione di conoscere e di prendere parte all’associazione L’Altra Napoli. Qualcuno forse ricorderà la campagna shock apparsa sui giornali alla vigilia delle ultime elezioni amministrative, nella quale la poltrona da sindaco in velluto rosso ed oro campeggiava sullo sfondo di scene di ordinario degrado della città, con l’inquietante domanda in calce: “Lei, caro prossimo sindaco, è pronto a partire da qui?”. Da allora il sindaco è stato eletto, i giorni sono passati, l’associazione è cresciuta.

                   

L’associazione è nata grazie alla volenterosa iniziativa di un gruppo di napoletani autorevoli ed ‘esportati’ in altre parti d’Italia e, pur con la ferma intenzione di non farsi strattonare dall’una o dall’altra parte politica, ha subito lanciato il messaggio di voler supportare chi è chiamato ad amministrare Napoli.

E per me questo progetto è stato un rimedio allo sconforto che ultimamente mi assaliva ogni volta che rivedevo la città, sempre un po’ peggiorata, e l’occasione per ritrovare l’entusiasmo e l’impegno civile che non ti portano mai a rassegnarti. Spero che possa essere un’occasione anche per altri ‘napoletani dentro’.

Allora occorre darsi da fare.

 

Il compito della politica

Ma qual è il ruolo che deve avere la politica per Napoli? Se già non fosse sempre stato così, oggi davvero è chiamata più che mai ad avere coraggio.

La politica ha troppo spesso il torto di limitarsi ad amministrare l’esistente, non soltanto per incapacità, ma talvolta spesso per senso d’opportunismo, e ciò avviene anche nella misura in cui non si fa portatrice di innovazioni vere e profonde, coraggiose, ma si limita ad ammiccare ad un consenso immediato, un consenso ‘cash’, non proiettato in un lungo raggio, ma d’immediato ritorno. Quella politica di stampo cialtrone che non ha il vero obiettivo di instaurare un nuovo e profondo corso delle cose, ma soltanto quello di sfruttare per un proprio interesse quanto c’è già. E di questo non se ne sente certo il bisogno.

Napoli non ha più bisogno di falsi profeti, di cenacoli intellettuali autocompiaciuti, di politicanti insipienti, di predatori dell’esistente.

Napoli ha bisogno di coraggio e di libertà intellettuale.

 

Ci sono cose che si possono realizzare subito, cose che si possono realizzare domani, cose che si potranno vedere tra quindici anni, altre mai.

 

La sicurezza, subito

L’Altra Napoli prossimamente presenterà un’indagine sul fenomeno della microcriminalità a Napoli.

Certamente quello della sicurezza è uno degli ostacoli fondamentali che non consentono una sia pur minima vivibilità in città: in una vita civile imbarbarita, in cui le strade sono pattugliate dalle baby gang, nella città che è diventata oggi Napoli, la criminalità non può più essere catalogata con il prefisso ‘micro’, senza che questa definizione assuma per chi ci vive un tono amaro e beffardo: il problema degli scippi, delle rapine, per non dire quello degli omicidi casuali – una tragedia familiare che ha colpito in prima persona il fondatore dell’associazione Ernesto Albanese: altri si sarebbero rinchiusi nel proprio dramma personale, lui invece ha deciso che questa doveva essere un’occasione per mettersi in moto ed alimentare una speranza collettiva – è un macro problema che si ripercuote non soltanto sulla fondamentale qualità della vita e sul minimo diritto di cittadinanza, ma anche sull’economia, arrivando a condizionare profondamente la psicologia di chiunque debba svolgere nel proprio quotidiano uno spostamento, un lavoro, una banale commissione.

Da questa iniziativa de L’Altra Napoli scaturiranno certamente delle proposte, degli esperimenti da realizzare, con la collaborazione di tutti, nell’immediato.

Ma per un'analisi profonda forse occorre anche fare un passo indietro.
 

I perché del degrado, interventi di domani e di dopodomani

Partiamo da un assunto, e cioè che il compito della politica sarebbe anche quello di andare lontano, dove i singoli non possono andare, e di sviluppare una visione a lungo termine che permetta di riconsegnare alle generazioni future, ma anche a noi stessi con dei capelli bianchi di troppo, qualcosa di più e di meglio.

E da qui potrebbe partire un altro discorso. Di certo è totalmente da bandire un certo sociologismo giustificazionista per cui le cause della violenza e del degrado non sarebbero nella responsabilità individuale di ogni singolo cittadino, seppur povero ed emarginato, e nulla giustifica l’inciviltà e la brutalità che negli ultimi tempi hanno incominciato a debordare in maniera drammatica tenendo sotto assedio Napoli. Insomma, il fatto che vi siano anche povertà e mancanza di lavoro come pretesto, l’odiosa nenia ‘pur isso adda campà’ troppe volte riservata come giustificazione per piccoli soprusi che come frattali vanno poi a comporre un quadro tragico, non deve esistere.

Certamente occorre, nell’immediato e come priorità assoluta, che siano prese tutte le misure volte a ristabilire un minimo di ordine pubblico, e in seconda battuta a rilanciare l’economia della città, strozzata anche dalla burocrazia che ingessa più in generale l’Italia (e, in questo senso, anche per Napoli c’è da augurarsi che la proposta di legge ‘7 giorni per aprire un’impresa’ possa essere quanto prima approvata e fare la sua parte).

 

UN SASSO NELLO STAGNO

Tuttavia ritengo di dover anche lanciare un sasso nello stagno. In diversi anni d’attenzione civile e politica verso Napoli mi sono interrogata circa i mali di questa città e, gira che ti rigira, nel cercare di cogliere ogni volta il bandolo della matassa e di individuare i problemi, c’è sempre un tema che torna ricorrente, un tema del quale la politica non ama parlare. E questo tema è la spropositata pressione demografica che grava sull’area metropolitana di Napoli, e che affonda le proprie radici in un’esplosione disordinata e nel dilagare dell’abusivismo troppo tollerato, che hanno contraddetto l’idea che era alla base di quel sistema italiano dei comuni che mirava ad un’organizzazione equilibrata del territorio.

In poche parole, e dopo tanti anni dalla denuncia di Rosi, ancora molti mali di Napoli affondano le loro radici nelle mani sulla città e nelle sue successive manifestazioni e stratificazioni.

 

Pochi ma decisivi numeri che raccontano qualcosa. La provincia di Napoli si estende per 117.000 ettari, la regione Campania per circa 1.360.000 ettari. E dunque la Campania è una regione nella quale oltre il 53% della popolazione vive in meno di un decimo del territorio regionale.

E questo territorio è la provincia di Napoli, e in pratica in soli tre quartieri della città si trova più o meno lo stesso numero di abitanti che si conta in tutta la provincia di Benevento.

Una sorta di ‘calcuttizzazione’, che anziché tendere al modello delle grandi capitali europee, con la sovrappopolazione da una parte e con la povertà di infrastrutture dall’altra, tende piuttosto verso un modello da paese sottosviluppato.

A Napoli esistono delle strutture fragili e non adeguate, usurate e sovraccaricate della pressione demografica aumentata nel tempo.

Da qui l’origine del degrado ambientale, degrado che di conseguenza diviene anche degrado sociale e culturale, dove mancano polmoni verdi per respirare, infrastrutture, servizi. Non ci sono giardini per giocare, non ci sono asili per i bambini, non ci sono centri per gli anziani, non vi è aria per respirare. In certi punti tutto è brutalmente soffocato in una morsa di folla, di bruttezza e di cemento.

Come si può pensare che in un contesto del genere, in un’umanità stipata come sardine, maturi davvero una società sana, e che i problemi di vivibilità non si trasformino anche in problemi di sicurezza, di traffico e di sanità?

E come si può pensare di continuare ad individuare sempre all’interno dello stesso territorio dei centri d’attrazione che porteranno altro fabbisogno abitativo, altro peso demografico, altra impossibilità di garantire infrastrutture ed opere di urbanizzazione primaria quali acquedotti e fognature che siano minimamente funzionanti, quando il loro funzionamento è ottimizzato per una popolazione che sia un decimo di quella che vi gravita attualmente?

Nel breve termine certo occorrerà anche investire grandi capitali nella ristrutturazione delle reti fatiscenti, ma si tratta comunque di interventi tampone e, senza un progetto globale per l’ambiente, senza una programmazione a lungo termine della densità abitativa del territorio, non si va comunque lontano.




In altri paesi europei esiste una pianificazione nazionale a monte che programma lo sviluppo dei centri e la distribuzione omogenea su tutto il territorio della popolazione, ed i governi favoriscono che la crescita non sia né casuale né disordinata: esistono una pianificazione, un sistema delle città, in cui si fa sì che gli insediamenti non superino una certa entità, e si promuovono invece degli investimenti programmati per incrementare il numero di abitanti di un piccolo centro, favorendovi la residenza e le attività produttive, e di decennio in decennio si cerca di omogeneizzare parallelamente il territorio.

Certo, mi direte, l’Italia ma soprattutto Napoli non sono mica l’Olanda. D’accordo, ma è tanto per dare un esempio del fatto che possa esistere un atteggiamento di governo del territorio che da spettatore impotente e servo dell’emergenza divenga invece protagonista del cambiamento.

Tanto per dire che se, tra gli interventi a medio e a lungo termine, si prevedessero degli incentivi per le attività produttive da far sorgere nelle aree a bassa densità abitativa che si cerca di sviluppare, con la conseguente creazione delle relative infrastrutture (penso alle province di Avellino e di Benevento, ad esempio), anziché andare a creare l’ennesima entità nello stesso territorio napoletano già deturpato e soffocato dall’eccessiva pressione demografica; se in Campania si guardasse anche al di là del naso di Napoli, prevedendo risorse che andassero a confluire anche oltre la fascia costiera, verso le zone meno sviluppate e meno abitate dell’avellinese e del beneventano, allora questa potrebbe non essere una scelta lunare.

Forse si sottrarrebbe di fatto qualche risorsa agli uomini forti della politica napoletana (è questo per caso il problema?), ma si farebbe l’interesse dei cittadini, di Napoli e di un intera regione.

Allora la politica deve mettere finalmente in campo delle strategie per il riequilibrio del territorio.

Certo ci vorranno quindici anni, e le elezioni sono sempre prima, ma se penso che se si fosse incominciato quando ho sentito affrontare per la prima volta questi discorsi, mi dico che oggi già vedrei qualcosa di diverso. E come inizio già basterebbe.



Di quello che non si potrà fare mai, di ciò che pare ineluttabile a Napoli, mi sembra siano già troppo impregnate le menti dei napoletani, come limite, come rinuncia, come tirare a campare, e dunque preferirei non parlarne almeno io qui.

Sono invece certa che da qualche parte l’Altra Napoli potrà ancora esistere, e che tocca a noi napoletani di fatto e di diritto ritrovare la fiducia per cercarla giorno dopo giorno, senza tregua alcuna.


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permalink | inviato da il 15/9/2006 alle 1:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


5 settembre 2006

Napoli: ma è qui la guerra?

Leggendo le notizie di cronaca che riguardano Napoli si ha quasi l’impressione che la guerra sia lì. Nelle ultime ore un edicolante è stato ucciso a coltellate per una rapina, gli scippi sono la regola, le aggressioni anche, e di solito sono rivolte soprattutto ai turisti, cioè proprio a coloro i quali potrebbero portare linfa ad un territorio che lamenta sempre carenza di risorse economiche.

Certo, Napoli non è soltanto questo, ma come si può pensare di costruire qualcosa in una città in cui occorre sempre guardarsi alle spalle, in cui la paura pervade sempre un po’ di più coloro che dovrebbero viverla e farla vivere?

Che a Napoli le cose andassero in un certo modo lo si sapeva, tuttavia negli ultimi anni le cose stanno decisamente precipitando, e sembra proprio che il quasi-quindicennio bassoliniano nulla abbia potuto nell’ambito della sicurezza e della vivibilità.

Ma, sopratutto, le notizie di questo genere sui giornali spesso non hanno più nemmeno la dignità di una certa evidenza, e spesso occorre andare a cercarle con attenzione. In fondo è accaduto con l’Iraq, figuriamoci con Napoli. Ma davvero deve diventare come l’Iraq?

Io vorrei essere tra quelli che ci provano a far qualcosa per cambiare questa tendenza, tra quelli dell’Altra Napoli, ma la prima considerazione da fare è che troppo spesso la politica non ha avuto e non ha né il coraggio né la voglia di non fermarsi in superficie e di mettere seriamente le mani in quelli che sono i motivi profondi del caos e dell’invivibilità. C’è sempre una tornata elettorale troppo vicina e se arrivano i soldi servono per fare cassa in termini di consenso elettorale immediato.

E giustamente qualcuno che ha subito una delle tante insopportabili violenze chiede al sindaco Jervolino di darle anche tre sole ragioni per restare ancora in quella città.




permalink | inviato da il 5/9/2006 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


1 giugno 2006

Che noia queste elezioni. E poi, Napoli.

Ho temporeggiato un po’ per scrivere il post su queste ultime elezioni amministrative. Davvero noiose. E questa sensazione deve aver investito non soltanto me ma anche diverse altre persone, visto l’alto numero di astenuti.

Che dire? Su Roma verdetto scontato, perché probabilmente Veltroni è un gran bravo sindaco, ma soprattutto sa muoversi alla perfezione e sa essere in perfetta sintonia con il sentire di questa città. Ma anche a causa degli errori della cdl, che era miseramente arrivata alle elezioni politiche con ben tre candidati, improbabili sia per il numero che per la loro potenziale forza elettorale e la loro scarsa notorietà, se si eccettua Gianni Alemanno. Come a dire: anche noi di destra riconosciamo formalmente che Veltroni è imbattibile e la partita nemmeno ce la giochiamo. Pessimo segnale. Se soltanto si fosse costruita seriamente la candidatura di Alemanno un anno e mezzo prima, la perdita sarebbe stata di gran lunga più dignitosa. Ma ci sarebbe stata comunque una perdita, questo è fuor di dubbio.

Su Napoli, invece, la noia lascia il posto davvero ad una gran tristezza, perché il fatto che la Jervolino sia stata nuovamente votata, e per giunta con un plebiscito pari quasi a quello di Veltroni – e non lo dico partendo da una posizione politica, ma da ‘napoletana all’estero’, cioè a Roma – vuol dire che a Napoli ormai non si è arrivati alla frutta, ma all’ammazzacaffè. E che evidentemente il centrodestra non aveva affatto un candidato credibile.

Senza contare il giudizio morale e le vicende giudiziarie su alcuni assessori della giunta Jervolino, basta vedere come è ridotta Napoli in questi ultimi anni per ritenere che, evidentemente, qualcosa nella psicologia di chi continua a vivere quotidianamente la città sfugge, anche a chi è napoletanissimo ma magari da alcuni anni ci ritorna raramente con affetto e se ne riparte con un po’ di avvilimento. Qualcosa che spinge verso la rassegnazione, qualcosa che porta a pensare che sia inevitabile che tutto debba essere e restare così.

Ogni volta che rivedo Napoli, la città mi ispira lo stesso sentimento di familiarità, amore e nostalgia misto a rabbia e sgomento che si può avere verso un antico amore impossibile e traditore per cui si sono fatte inutili follie, o verso una famiglia molto amata ma dall’atmosfera venefica per coloro che ne fanno parte.

Questo esito elettorale risulta ancora più incredibile perché la Jervolino, almeno stando alle parole, non era affatto apprezzata dalla gente, non rappresentava affatto una speranza per nessuno e la sua stessa ri-candidatura era nata malissimo ed era stata accolta ancora peggio dalla stessa sinistra. Ma, evidentemente, il voto di rassegnazione ha trionfato. E il centrodestra napoletano doveva essere visto ben male per arrivare a tanto! Credo che gli oppositori della sindaca debbano fare a questo punto un seriiiiissimo esame su tutto quello che hanno rappresentato e che non hanno saputo rappresentare.

Ma la cosa più grave che è successa a Napoli è che a questo punto si è persa ormai definitivamente qualsiasi speranza di poter ancora minimamente affermare quello che personalmente considero sempre e comunque un grandissimo valore democratico e politico: l’alternanza.

Ormai in Campania da anni vige un blocco di potere unico, che attraversa tutti i centri e i sottocentri di potere, e che costituisce un impenetrabile muro di gomma per chiunque voglia fare un po’ d’informazione non embedded, oltre che per chiunque voglia fare una qualunque altra cosa gli passi per la testa, in un qualsiasi campo ed in qualsiasi momento.

Ma tant’è.




permalink | inviato da il 1/6/2006 alle 19:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


2 maggio 2006

Il pensiero unico e il sale della democrazia

A prescindere da quali possano essere le proprie idee politiche, mi hanno sempre terrorizzata il pensiero unico ed i monocolori, anche quando questi ultimi si manifestano sotto forma di una variegata coalizione ma sono, in realtà, l’espressione di un unico blocco di potere.

Per fare un esempio, credo che chiunque viva, lavori od operi a qualche titolo nella società campana abbia una concreta dimostrazione di quello che intendo. Tanti anni di strapotere bassoliniano a tutti i livelli, regione, provincia e comune di Napoli, enti, asl e sottogoverno, senza contare giornali, tv e tutti i mezzi di informazione dove – fatti salvi pochi, coraggiosi e liberi giornalisti non appiattiti al pensiero e soprattutto al potere unico che vige in Campania – costituiscono una piena e preoccupante manifestazione di questo scenario. Si tratta di una realtà solo apparentemente democratica ma nella quale in concreto talvolta diventa difficile anche soltanto dare voce alle denunce.

Qui le voci fuori dal coro non sono ammesse.

Intendiamoci, non mi piacerebbe nemmeno un potere schiacciante ed univoco della parte opposta.

Insomma, un po’ per inclinazione personale e un po’ perché credo debba realmente essere così, trovo che l’espressione del pensiero non convenzionale e l’equilibrio tra gli opposti schieramenti garantisca il controllo reciproco e costituisca il sale della democrazia.

Questo dovrebbe valere a maggior ragione quando in una nazione metà degli elettori hanno votato in un senso e l’altra metà nel senso opposto ed il Paese è, non dico spaccato, ma certamente diviso.

È chiaro che il futuro governo Prodi non presenta certo le caratteristiche per esercitare un lungo strapotere, anzi, forse fa correre all’Italia il rischio opposto di una pericolosa instabilità.

Tuttavia credo che nei prossimi sviluppi istituzionali occorrerebbe guardarsi da una situazione in cui governo, regioni, comuni, mezzi d’informazione ed alte cariche dello Stato rischiano di essere l’espressione di una sola parte politica che diverrebbe così blocco unico di potere, soffocando ogni altra espressione ed istanza politica. Diventando, insomma, una specie di grande Campania.




permalink | inviato da il 2/5/2006 alle 18:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

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