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1 agosto 2008

E il Pd che fa?

Fugge!


2 aprile 2008

Scontri di (in)civiltà: la corsa dei buoi di Chieuti


Tra i tanti fenomeni di inciviltà ogni anno ad aprile a Chieuti (Foggia) si svolge questa assurda,
diseducativa ed incivile manifestazione strapaesana che, secondo gli organizzatori, sarebbe in onore di San Giorgio. Povero Santo. E povera Italia.


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7 maggio 2007

Sunniti e sciiti, chi eran costoro?

Qualche mese fa in una trasmissione di Gianfranco Funari dedicata ad Oriana Fallaci vi fu una di quelle scene che, nonostante si sia ormai abituati a vedere di tutto in tv, destano ancora il loro bell’imbarazzo. In studio era presente Pasquale Squitieri e ci fu un collegamento con Pierluigi Diaco; a un certo punto la discussione prese un tono scivoloso e Squitieri, con un’aria di fastidiosa sopportazione verso il giovane e secondo lui sgallettato giornalista, comprese che sul tema dell’Islam la preparazione del Diaco avrebbe potuto avere qualche falla che, se portata con violenza allo scoperto, nemmeno l’abilità dialettica dell’interlocutore avrebbe in alcun modo potuto celare. E allora, con la certezza che la domanda fosse retorica, gli chiese: ma lei sa qual è la differenza tra sunniti e sciiti? Inutile sottolineare quante volte abbia poi ripetuto la domanda, neutralizzando qualunque obiezione del malcapitato, con un tono che diveniva progressivamente più aggressivo. E aggiungeva: “Ma Khomeyni era sunnita o sciita?”.  Alla fine concluse con una disgustata e liquidatoria esortazione a studiare prima di parlare rivolta al tapino.
Sebbene Funari avesse sommessamente fatto capire che in fondo nemmeno lui e la conduttrice conoscevano tale differenza, non vi fu alcun cenno di pietà da parte del regista, che infierì su Diaco finché poté. Per quanto Squitieri avesse le sue buone ragioni, la sensazione nello spettatore risultò comunque quella di aver assistito a una violenza.
Dopo molto tempo, né Diaco né alcuno avrebbero immaginato che vi sarebbe stato un sostanzioso aneddoto da raccontare che, se non a colmare la grave falla culturale, avrebbe quantomeno potuto contribuire a porla in una diversa prospettiva.

In un articolo del Corriere della Sera di domenica 6 maggio (pag.18) Michele Farina racconta del libro dell’ex ambasciatore americano Peter W. Galbraith “La fine dell’Iraq”: «Il disastro del dopoguerra era già scritto nell’”arrogante ignoranza” con cui la Casa Bianca chiamò l’America alle armi. A Galbraith basta raccontare quanto riportato da due partecipanti a un incontro che ebbe luogo due mesi prima dell’attacco. Tre americani di origine irachena furono invitati alla Casa Bianca. Quando parlarono al Presidente di sunniti e sciiti, si resero conto che “a Bush quei termini erano sconosciuti”. Chiosa Galbraith: “Come avrebbe potuto prevedere che le sue truppe si sarebbero trovate intrappolate nel mezzo di una guerra civile tra due sette di cui ignorava l’esistenza?”».

Insomma, Bush come Diaco? Ma almeno a quest’ultimo non è toccato di fare una guerra.


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6 maggio 2007

Un tesoretto di padre di famiglia

Immaginate di essere un buon padre di famiglia, di avere una moglie e dei figli a carico e di aver contratto un enorme debito – poniamo un mutuo trentennale – che ogni mese con la propria rata da pagare sottrae un buon quantitativo di risorse, inducendo tutta la famiglia a pagare, ancor prima del debito, gli interessi passivi indotti dal debito stesso.
Poniamo che a un certo punto vi arrivi una piccola sommetta grazie ad un debitore al quale avevate prestato un po’ di soldi e che ormai consideravate insolvente.

Poniamo che a quel punto l’arrivo della piccola somma e la prolungata situazione di ristrettezza inducano ogni membro della famiglia a chiedere di spendere per sé un po’ di quella somma, fino ad esaurirla completamente. La moglie chiede di rinnovare l’arredamento, il ragazzino di comprare la nuova playstation e il nonno di andare a fare una bella vacanza. La piccola somma è sufficiente per fare soltanto una di queste cose.

A quel punto vi trovate davanti ad un bel dilemma: o estinguere una parte del mutuo così da poter alleggerire la rata da pagare ed essere tutti un po’ meno poveri per i mesi e gli anni a venire, oppure rendere contento e soddisfatto almeno uno dei vostri familiari per una settimana.
Nel primo caso, quello in cui doveste destinare il tesoretto alla riduzione del debito, tutti i familiari che avevano avanzato pretese saranno scontenti e incavolati per un po’, ma esiste la possibilità che col tempo possano apprezzare questa scelta, percependo la conseguenza di un lieve miglioramento generale. Nel secondo caso vostra moglie, vostro figlio o il nonno saranno momentaneamente contenti, e placheranno i propri capricci per un po’, mentre gli altri componenti della famiglia probabilmente saranno imbufaliti e vi romperanno i cabasisi per i giorni a venire, ma quello che è certo è che dalla settimana successiva tutti quanti insieme dovrete tirare la cinghia come e più di prima.
Secondo voi come agirebbe, non dico uno statista o un grande politico, ma semplicemente uno che volesse usare la 'diligenza del buon padre di famiglia'?

Segnalato su Libero Blog




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17 novembre 2006

Manuale per dismettere la propria mediocrità in una mossa sola (dedicato a Crozza, per stavolta)

Accade che in Italia se senti di essere o se qualcuno incomincia ad insinuare che tu sia in fondo soltanto un mediocre giornalista, un mediocre comico, un mediocre uomo di spettacolo, c’è una facile ed immediata soluzione a tutto questo. è sufficiente infatti che tu riesca ad inventarti una grande provocazione, un’offesa dirompente che faccia legittimamente e seriamente incavolare qualcuno, e che poi questo qualcuno manifesti pubblicamente di essere un po’ risentito per tutta la melma che gli stai gettando addosso, ed il gioco è fatto. Ecco che tu potrai subito invocare solidarietà al grido di ‘censura’ ‘censura’ ‘censura’.

Basta poco, per esempio è sufficiente che insulti il Papa (tale pratica è tuttavia profondamente sconsigliata per i ministri del culto di altre confessioni religiose, attieniti a quella cattolica).

Ed ecco che come col bianchetto la parola ‘mediocre’ scomparirà per sempre dalla tua immagine e forse pure dalla tua autoimmagine, e tu diventerai finalmente vero giornalista, vero comico, vero uomo di spettacolo. Pure perseguitato. E, dunque, in virtù di cotanto torto subito, diventerai persino uno di cui ci si accorge e di cui sembra di sentire la mancanza se lo tolgono dal palinsesto.

Beh, se arrivi a fare questo allora chi può più fermarti? Provaci, c'est facile.




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2 novembre 2006

Ma facciamo un patto politico: bonifichiamoci da Calderoli

Questa mattina i giornali sono pieni delle ultime dichiarazioni del vice presidente leghista del Senato in cui definisce Napoli una ‘fogna’, e delle relative controdichiarazioni sdegnate di esponenti politici di destra, di sinistra e del centro che lo criticano e annunciano pure di averlo querelato.
Ovviamente l’autorevolezza di Calderoli non ha alcun potere di offendermi né in quanto napoletana (né in quanto terrestre in generale), tuttavia sono un po’ preoccupata all’idea che continuando a commentare le sue smargiassate gli si possa rendere un servizio migliore di quanto si farebbe annegandolo del tutto in una gigantesca pozza di oblio. Negli ultimi anni il governo deve avergli fatto assai male, ed è evidente che ora è un po’ nervosetto perché la sua ‘stella’ politica
sembra andar volgendo verso il capolinea. Non vorrei però che dovessimo consolarlo troppo sprecando tanto inchiostro e troppi bit in suo nome.

Oltretutto quello che forse urta di più sono le parole che utilizza. ‘Porcellum’, ‘topi’, sono termini riferiti al mondo animale che lui trasforma liberamente in insulto, alimentando così un’incultura che, oltre che i meridionali, non rispetta neanche gli altri esseri viventi. Ma un giorno forse qualcuno potrebbe ingiuriare chi gli taglia la strada urlandogli ‘Calderoli!’.
In effetti la storia da un certo punto in poi ha insegnato che per far fuori qualcuno lo strumento migliore è quello di ignorarlo completamente. Perché allora la classe politica ed il mondo dell’informazione non stringono un sano patto di unanime silenzio che ci bonifichi dal Calderoli furioso e lo scaraventi finalmente in una meritata dimenticanza ?
Prometto che questo blog da oggi si atterrà a questo intento. Nel frattempo desidero dedicargli un ultimo generoso pensiero con il ritratto che ha dato di lui l’ex presidente del Senato Marcello Pera: "E' solo un cavadenti che non sa da che parte stia la cultura". Il che, ovviamente, non vuole intendersi come un insulto ai dentisti di scarsa capacità.

Anche su PigiamaMedia.




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27 ottobre 2006

A Montecitorio scontri in punta di toilette

Ore 14.15, Palazzo Montecitorio, piano aula, bagno delle donne. L'onorevole Elisabetta Gardini incontra al bagno Wladimiro Guadagno detto Luxuria, e si scontra con la risposta a quello che è stato un interrogativo che ha turbato i sogni di noi tutti da quando è incominciata la legislatura, e cioè: in quale bagno andrà a fare la pipi' Luxuria?
Dopo lo sconcerto, scoppia la reazione e la Gardini preannuncia una protesta ai questori della Camera per scacciare l'intrusa. Ovviamente, si tratta di 
musica per l'orecchio dei giornalisti.
Luxuria è 'sotto shock' per l'accaduto, il ministro delle Pari Opportunità si dichiara 'esterrefatta', Grillini bolla l'episodio come manifestazione di 'integralismo religioso mal digerito e del rifiuto di qualsiasi diversita' da parte del centrodestra, l'Italia dei Valori attacca An, il Presidente della Camera interviene.
Alla fine, la decisione spetterà all'Ufficio di Presidenza della Camera, il quale sarà chiamato a decidere in quale degli attuali bagni debba far pipì Luxuria, o se occorrerà creare un nuovo spazio ad hoc per non urtare la sensibilità di nessun onorevole.
Due le domande che sgorgano immediate. Prima: ma la legislatura non era incominciata sei mesi fa e questi problemucci da uomini e donne di Stato non
erano emersi in precedenza? Seconda: di grazia, non potremmo mica passare ad occuparci di cose un tantinello più serie? Senza voler strafare, per carità...




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22 ottobre 2006

Velo: dall'imam una minaccia a Daniela Santanché?

I fatti d'attualità sembrano voler confermare la questione sollevata l'altro giorno in questo post. Si veda l'articolo: «Il velo legge di Dio». L'imam condanna in tv la Santanché (M.Allam sul Corriere della Sera).
Se quella dell'imam è da intendersi come un'aperta minaccia, tutto il mondo politico dovrebbe solidarizzare con Daniela Santanché. E forse incominciare anche ad aprire gli occhi...




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19 ottobre 2006

Veli d’ipocrisia al mercato di piazza Vittorio

Sabato mattina, mercato di piazza Vittorio. Se c’è un luogo del quartiere da visitare è questo mercato. Un viavai pieno di colori, di spezie particolari e di cibi provenienti da ogni parte del mondo introvabili in altre parti di Roma. E la gran parte dei commercianti sono immigrati perfettamente integrati: con una propria attività avviata, un ruolo nella società, e talvolta persino una gentilezza nel servirti che in qualche commerciante romano è andata perduta. L’Esquilino è un quartiere di Roma che mi affascina, ed ho scelto di viverci perché mi piace anche quel clima un po’ popolare e multietnico che si respira, che tuttavia non ti risparmia grandi contraddizioni e talvolta anche qualche scena di degrado. Ma ho comunque preferito i suoi toni sempre accesi e altalenanti all’atmosfera di zone più occidentali e borghesi della città, più inquadrate e monotone, calme ma prive di sorprese e di scoperte.

Ad un banchetto della frutta gestito da italiani, ormai uno degli ultimi, accanto a me c’è una coppia di colore che sta facendo la spesa. La donna ha gli occhi bassi, analizza con l’uomo i prodotti, ma non si rivolge ad altri che a lui. Lui detta le richieste ai commercianti ed ha un fare un po’ imperativo, che conferisce al suo aspetto qualcosa di vagamente minaccioso. Fa delle richieste, discute sui prezzi, e la gestrice del banco gli risponde con l’atteggiamento di chi è lievemente intimorito ed ha premura di assecondare quanto prima l’interlocutore per potersene presto liberare. Probabilmente è soltanto un’impressione, probabilmente quest’uomo è un vero e proprio bonaccione e siamo noi occidentali con i nostri pregiudizi che si rimestano nel fondo delle nostre menti, sebbene le avessimo ripulite con una certa cultura dell’apertura e dell’accoglienza, a dare segni di cedimento.

Però c’è una cosa che salta agli occhi di chiunque si trovi a passare e che giustifica l’inquietudine della commerciante. La donna che è insieme a lui ha il corpo ed il viso interamente coperti da un manto di colore nero, e l’unica cosa che è possibile vedere di lei è lo sguardo attraverso una fessura del tessuto all’altezza degli occhi. Più tardi scoprirò che questo tipo di velo, diffuso soprattutto in Arabia Saudita, si chiama Niqab. Naturalmente rende la donna irriconoscibile e vi assicuro che un conto è vedere una persona abbigliata in questo modo nelle immagini su internet o sui giornali, un conto è vederla al mercato di piazza Vittorio mentre compri l’insalata. L’effetto cambia profondamente.

Un pensiero è arrivato spontaneo: sono disposta a tollerare che qualcuno in questa città viva in questo modo? A parte gli ovvi motivi di sicurezza che dovrebbero imporre che una persona sia sempre riconoscibile, la risposta è, in fondo in fondo, sì. Sì, ma chi se ne frega: vogliono il velo? Lo indossino pure, girino pure con uno scolapasta in testa, se a loro piace così. Come si dice a Napoli, dove c’è gusto non c’è pendenza.

Ma subito dopo è seguita un’altra domanda. Mi sono chiesta quale sarà il punto di svolta impercettibile, il momento in cui potrebbe accadere una cosa dell’altro mondo, e cioè il momento in cui potrei dovermi fare la stessa domanda a parti invertite, e cioè: sono loro disposti a tollerare che io, donna, circoli senza velo o che abbia un cane in casa, o che voglia vivere in questo modo così infedele e corrotto? L’idea che quel momento possa per avventura non soltanto arrivare, ma che ciò possa addirittura accadere in un futuro che non sia troppo remoto da potermi cogliere ancora giovane, ha condito la scena con un brivido.

E infine mi è venuto un terzo pensiero. Che forse sarebbe meglio buttare alle ortiche il tabù del politicamente corretto e difendersi apertamente ed efficacemente dall’altrui intolleranza, che forse sarebbe ora di svegliarsi e di squarciare questo velo d’ipocrisia nel quale ci siamo avvolti con le nostre stesse mani.




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17 ottobre 2006

L’Osservatore denuncia: estinto l’uomo di cultura

Se non occorreva nemmeno scomodare l’Osservatore Romano per denunciare ancora una volta il precipizio mentale e di sottocultura nel quale talvolta rischia di precipitarci certa nostra tv, meno scontata è la riflessione con la quale il quotidiano sottolinea come nella società italiana «manca il contrappeso di modelli che potrebbero essere offerti da quelli che una volta si chiamavano uomini di cultura. Sono una razza estinta perché oggi vanno di moda i cosiddetti intellettuali, accomodanti teste d' uovo la cui unica preoccupazione è quella di procurarsi confortevoli posizioni di privilegio».

In questo campo in un certo senso la notizia confortante è che, dopo Wild West, anche Reality Circus sta per chiudere i battenti.

Dico in un certo senso perché ogni volta mi viene in mente che anche dietro una cosa brutta ci sono comunque delle maestranze e delle persone che lavorano, e questo mi porta a gioire un po’ meno di ogni chiusura. Tuttavia il punto è che certi investimenti in trasmissioni penose non andavano fatti e questa è una prova che il reality è ormai un modello che ha stancato, che forse una certa dimensione trash non seduce poi più tanto gli italiani e che, soprattutto, il maltrattamento di animali, almeno in tv, non paga proprio. Per il futuro se ne vorrà prendere atto?
Anche su PigiamaMedia




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3 ottobre 2006

Wild West. Arrivano i barbari.

Quando la Rai diventa il nuovo fronte della barbarie culturale.

Se qualche trasmissione ci dà ancora dei buoni motivi per pagare il canone Rai, programmi orripilanti come Wild West ce li fanno perdere del tutto.
Le scene del taglio delle orecchie e della castrazione dei vitelli alle quali hanno preso parte gli ineffabili protagonisti aspiranti cow-boy e capomandria de 'noantri in Arizona, hanno avuto a mio avviso anche un valore positivo, perché ci hanno dato l'occasione di conoscere una delle dimensioni cruente e sempre occultate alla vista del nostro quotidiano rapporto con gli animali.
A parte ciò, quello che lascia davvero perplessi è il modello culturale che questa Rai va proponendo: tralasciando ogni osservazione sull'immagine della conduttrice dalle siliconate labbra, il cui spessore artistico appare alquanto adeguato al contesto, resta da chiedersi perché mai il mondo del western debba essere a qualche titolo un modello culturale da proporre o anche soltanto da analizzare nella tv pubblica a spese dei contribuenti, e perché la Rai in queste evenienze debba assumere il ruolo di nuovo fronte della barbarie culturale da proporre e da far trangugiare a grandi sorsi agli italiani.
Post pubblicato da Libero Blog.




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13 settembre 2006

Cercando uno scontro di inciviltà

Senza parole.
Dal Corriere della Sera

Il governo ha incaricato la polizia religiosa di far rispettare il nuovo bando
In Arabia cani e gatti nel mirino della polizia
Ritenuta troppo occidentale l'abitudine di tenere in casa gli animali domestici ma non mancano le critiche
GEDDA (Arabia Saudita) - La Muttawa, la polizia religiosa dell'Arabia saudita, sino ad oggi era famosa per il suo rigore nei confronti delle donne musulmane che non portavano il velo e verso gli uomini che non si ricordavano di santificare i giorni festivi. Ma in questi ultimi giorni si sta distinguendo per un nuovo tipo di repressione: proibire la vendita di gatti e cani. Infatti una nuova legge dell'Arabia Saudita ha messo al bando le due specie perché considerate troppo "occidentali" e contrarie alla tradizione islamica.
REPRESSIONE - «Troppi giovani li hanno comprati e passeggiano con questi in pubblico» afferma un comunicato redatto dal Ministero dell'Interno saudita. Ma questa nuova interdizione non ha stupito solo gli occidentali, ma anche i cittadini islamici sebbene già qualche mese fa il governo conservativo arabo avesse definito i cani animali sporchi e contrari all'Islam. Infatti secondo la tradizione islamica, Maometto, fondatore della religione musulmana, amava i gatti e una volta avrebbre lasciato un gatto bere dell'acqua sacra con la quale poi si sarebbe successivamente lavato
AUTORITA' - Le autorità arabe hanno definito la pratica di avere in casa cani e gatti "occidentale", anche se nei paesi islamici ormai da secoli si è affermata questa tradizione, sebbene i cani siano considerati meno "nobili" dei gatti. I cani però sono allevati come guardiani delle case e per la caccia. Tutto è cambiato, secondo quanto dicono gli esperti arabi, da quando il mondo occidentale è penetrato profondamente nella cultura araba. Negli ultimi decenni infatti, afferma un reportage di Al Jazira, «possedere cani e gatti è divenuta una vera e propria moda tra i sauditi. Mostrarsi con un pit-bull, un dobermann o un altro cane di razza è diventato uno status symbol». Da ciò è seguito il bando perchè continua il reportage «la pratica è una pericolosa imitazione dei non islamici, non molto diversa dal mangiare al fast food, vestire jeans e shorts o sentire pop music».
BANDO - Il governo farà di tutto per far rispettare il bando, ma allo stesso tempo teme che il decreto possa mettere in pericolo l'ordine pubblico. Esistono in Arabia Saudita molti rivenditori di animali domestici e veterinari. Il governo ha già fatto sapere che non proibirà le loro attività e su di essi non è imposta nessuna restrinzione e ha anche precisato che si cercherà di colpire «chi ama i cani e i gatti e si diverte a portarli in giro, non chi li usa per la caccia o per proteggere le proprie residenze».
LE CRITICHE - Ma le lamentele non mancano e la stampa meno conservatrice e i cittadini più progressisti affermano che il governo dovrebbe guardare ai veri problemi che affliggono il paese come il terrorismo e la disoccupazione. «Sono rimasto scioccato quando ho saputo di questa decisione» afferma Fahd al-Mutairi, che possiede 35 animali domestici. «Ciò che è più preoccupante è che questo decreto è stato scritto da persone che non sanno nulla in materia di animali»
Francesco Tortora
11 settembre 2006




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12 luglio 2006

La mamma dei cretini è sempre incinta


Nel ghetto di Roma, zona dove per tradizione vive parte della comunità ebraica della città, durante la notte dei festeggiamenti per la vittoria ai Mondiali dei teppisti disegnano numerose svastiche sui muri.

Svastiche e pallone. In questo caso non vi sono pericoli di un decremento demografico. Anzi.




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31 marzo 2006

Il Papa piace anche quando non fa comodo?

Sull’intervento del papa circa la necessità di non mettere in discussione i temi legati alla famiglia e al matrimonio si scatena oggi sui giornali e nella blogosfera il solito polverone.

Mi sembra scontato che il Papa inviti i politici del Ppe, che fanno della tradizione cattolica il proprio baluardo, e mi sembra assolutamente rispettabile la posizione di chi, in politica, rivendica il fatto di agire secondo principi che siano in linea con le proprie convinzioni religiose.

Tuttavia è triste vedere che, appena parla di valori, il Papa viene tirato per la tonaca da una parte o dall’altra nel modestissimo teatrino della politica italiana. Chi si vanta di aderire in pieno, in contrapposizione ai blasfemi avversari, ai suoi dettami, chi lamenta minacce allo stato laico, chi ne interpreta e ne circoscrive il pensiero mettendo le mani avanti.

E se è vero che la laicità in politica è davvero una bella cosa, forse sarebbe salutare una premessa: ammettere una buona volta che la fede, quella vera, tende in quanto tale a tracimare da un campo all'altro, a formare una visione del mondo che abbraccia tutta la vita di una persona, e che difficilmente può smarcarsi fino in fondo dalle sue scelte nel campo della politica.

Tuttavia sarebbe bello vedere la rinuncia da parte non della politica, ma dei politici, a mettere le mani sulla Chiesa cercando di immischiarla nelle battute finali di una campagna elettorale svoltasi all’insegna dello squallore.

Sarebbe bello anche rivolgere un paio di domande per testare l’onestà intellettuale sia ai presunti custodi dei 'valori' in politica (ma poi, i valori possono mai essere uguali per tutti, e non assolutamente personalissimi per ciascuno?), sia ai difensori della laicità come ricetta risolutiva non soltanto per affermare la libertà e la tolleranza ma anche per liberarci dagli estremismi di ogni tipo.

Ai primi si potrebbe domandare, ad esempio, se hanno sempre accettato e fatte proprie le parole del Papa non soltanto quando si è pronunciato sulla difesa dell'embrione, ma anche quando la Chiesa ha avversato i bombardamenti di un territorio o la possibilità di sparare a qualcuno che ti sta rubando la 'roba'? Ai secondi si potrebbe chiedere se gridano all’assalto allo stato laico anche quando la Chiesa invoca l’assoluta propensione all’accoglienza quando considera gli immigrati non in virtù della loro nazionalità ma della comune appartenenza all’umanità?




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