.
Annunci online

  danielacondemi politica, antipolitica, ecologia
 
Cronache politiche
 


NON SONO LE IDEE
CHE MI SPAVENTANO,
MA LE FACCE".
(L. Longanesi)

politichiamo



In particolare:
Appunti e spunti per un centrodestra ecologista

L'Altra Napoli
La società del rifiuto
Intervista ad Ale e Franz



Inserisci la tua e-mail:


Powered by FeedBlitz





tutto blog
Antivirus gratis in italiano per vista,  windows vista e xp
Statistiche gratis


15 marzo 2009

www.referendumelettorale.org



28 aprile 2008

Non è vero

Non è vero. Non è vero che è stata l'onda lunga delle politiche. Non è vero che Rutelli si era 'messo a disposizione' del partito.
Quando questa storia è incominciata Rutelli era invece convinto di vincere. Allora Roma sembrava cosa scontata. E l'onda lunga delle politiche non ha intaccato un candidato alla provincia di Roma che era valido contro un altro che era molto più debole.
E la questione sicurezza, la paura, hanno inciso soltanto fino a un certo punto.
Non è vero, sono storie.
La verità è che Roma non ne poteva più di coloro che si sentivano, a prescindere da tutto, i padroni di Roma.
E i romani, si sa, non guardano in faccia a nessuno. E, come ha detto l'amico e collega Guido T., se non ora, quando? Dunque hanno deciso di metterli almeno per un giro in panchina.

La verità è che Rutelli, Rutelli e tutto quello che rappresenta, ha inesorabilmente perso queste elezioni.
E che Alemanno le ha indiscutibilmente vinte.





Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. rutelli sindaco di roma alemanno

permalink | inviato da danielacondemi il 28/4/2008 alle 18:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


15 marzo 2008

Capezzone nuovo portavoce di Berlusconi

«Pur non disponendo del programma Adobe Fotoshop anche Stalin fece sparire Karl Radek da una celebre fotografia dei capi del Cremlino. Ma di Radek rimasero le mani e quel ritocco si rivelò un infortunio politico. Lo stesso vale per Veltroni novello Stalin: nasconde nell'armadio Prodi, ma le sue mani, come quelle di Visco e Padoa-Schioppa, sono ben visibili nelle troppe tasse che gli italiani pagano».
Questo è uno dei suggerimenti che i candidati del PdL hanno trovato in quella sorta di vademecum fornito dal partito a tutti coloro che corrono per le elezioni politiche.
Tuttavia stamattina Massimo Bordin, nel corso della sua magnifica rassegna stampa, ha scommesso la bellezza di cinquanta euro con gli ascoltatori, sostenendo di aver indovinato chi ne fosse l’autore.
Strana la politica italiana, verrebbe da dire, in cui da una legislatura all’altra un ex vicepresidente del consiglio di centrodestra diventa capolista del centrosinistra in Campania, e invece un ex segretario di partito dello schieramento di centrosinistra diventa il portavoce del leader del centrodestra.
E infatti, altro che escluso, sarà proprio Daniele Capezzone il nuovo portavoce di Berlusconi. Cosa che, francamente, mi sembra anche un'ottima scelta: spesso i migliori, si sa, vengono dalla scuola radicale.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. capezzone

permalink | inviato da danielacondemi il 15/3/2008 alle 2:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


10 marzo 2008

Circa quaranta gli eletti non ricandidati nel PdL

Veltroni ha chiuso le liste per primo e ne è stato orgoglioso, nonostante ciò l'abbia costretto poi a rivederle a causa di qualche esclusione discussa (vedi Ceccanti e Lumia), ed abbia scatenato la bufera per il mancato rispetto del patto con i radicali. Ma l'importante era mostrarsi nuovi ed arrivare primi, anche se magari scoprire in anticipo le proprie carte può anche dare un vantaggio all'avversario.

Sul fronte del PdL le liste sono praticamente chiuse (ci sarà qualche rimaneggiamento notturno?) e domani si conosceranno i dettagli.
Ma intanto già si sanno un po' di cose: che la voglia di rinnovare ha travolto tutto anche da quella parte, tanto da spazzare via una quarantina di eletti tra deputati e senatori, che non saranno nemmeno ricandidati. Considerando che l'aspettativa è di incrementare il numero di parlamentari rispetto a quello attuale e che Berlusconi aveva detto che più o meno sarebbero stati tutti ricandidati, si tratta di un taglio abbastanza pesante. E tra questi ci sono dei nomi eccellenti: parlamentari di peso, alcuni che hanno ricoperto il ruolo di coordinatori regionali e grandi portatori di voti.
Altre notizie sono che non ci sarà la vociferata candidatura dell'ultim'ora del figlio di Clemente Mastella, che stranamente Daniele Capezzone non sarà per nulla candidato (ci si riserva forse un futuro posto di sottosegretario in caso di vittoria, o un ruolo nel partito? Oppure... nulla?). E ancora:
i circoli del Buongoverno e quelli della Libertà porteranno entrambi in parlamento da cinque a dieci eletti ciascuno, quattro posti saranno per i 'diniani', quattro posti sicuri per gli uscenti della Dc di Rotondi, un paio per la Mussolini, tre per Giovanardi.
E soprattutto, insieme ai big di partito, ci saranno molti nomi già segnalati dalla stampa in questi giorni: Barbara Contini, Maurizio Scelli, Santo Versace, Fiamma Nierenstein, Giuseppe Ciarrapico, Manuela Di Centa, Roberto Speciale, Ettore Riello, Deborah Bergamini.



5 marzo 2008

Un attimo dopo le candidature...

... e tra radicali e Pd  è già contenzioso.
Il loro è stato il dissenso più leale di cui il governo Prodi abbia goduto.
Ma il dissenso, si sa, soprattutto se porta con sé anche il peccato di accompagnarsi alla lealtà, in politica proprio non paga.
Buona campagna elettorale, verrebbe da dire.

LISTE PD: RADICALI AFFIDANO LORO RAGIONI A PARERE GIURISTI

(9Colonne) Roma, 5 mar - In queste ore diversi giuristi si stanno esprimendo sul patto tra radicali e Partito democratico, in seguito alla composizione delle liste elettorali. I radicali affidano le loro ragioni al parere di tre rinomati giuristi. "Io - spiega Carlo Alberto Graziani, docente di diritto civile all'Università di Siena - non so se sul piano del codice civile il comportamento del Pd nei confronti dei Radicali sia censurabile (forse no), so solo che sul piano della Costituzione, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, occorre - soprattutto se i cittadini non hanno la possibilità di scegliere i propri rappresentanti - che i partiti si comportino tra loro e con gli elettori in modo leale e trasparente". "Io - conclude - non so se sul piano della politica con la p minuscola il comportamento del Pd sia censurabile (forse no), so solo che sul piano della Politica con la P maiuscola quel comportamento offende i principi fondamentali". Secondo Antonio Nicita, docente di politica economica della stessa università "i meccanismi di selezione delle candidature hanno seguito logiche molto lontane dagli auspici di Walter Veltroni e del nuovo corso". "Ci sono casi oggettivamente imbarazzanti - prosegue - come quello siciliano. Ci sono tre province che non hanno rappresentanti, Siracusa, Ragusa, Caserta. A ciò si aggiunge il caso dei radicali: era del tutto evidente dal tenore dell'accordo che i nove posti avrebbero dovuto essere riferiti a posti 'sicuri'". "Non è un caso - sottolinea Nicita - che il numero di nove seggi si riferisse alla stima del contributo radicale alla lista Rnp sulla base dei voti del 2006. D'altra parte - prosegue - mi sembra che i sei o sette seggi 'prodiani' siano in postazione 'sicura' e che nessuno di loro sia a rischio. Auspico che si possano modificare agevolmente alcune postazioni dei radicali, visto che c'è tutto il tempo per farlo, e che con questa occasione il Pd possa anche migliorare alcune situazioni un po' scandalose che si sono verificate in talune circoscrizioni. Non sempre la fretta è un vantaggio. Più spesso, come diceva il poeta, essa è nemica della bellezza". Giuseppe de Vergottini, ordinario di diritto costituzionale dell'università di Bologna, osserva che le collocazioni dei radicali nelle liste del Pd, "tali da non assicurare il successo non rispondono a quello che pare l'oggetto dell'intesa che era stata raggiunta". "Quindi - prosegue - se le cose stanno come riportate dagli organi di informazione, siamo di fronte a una evidente inadempienza da parte di Veltroni. Quest'ultimo si prenderà quindi la responsabilità politica (il giudizio dell'opinione pubblica e quindi degli elettori) circa il mancato rispetto di un accordo che fino a prova contraria avrebbe liberamente e scientemente assunto".
(Caf) 051835 MAR 08



5 marzo 2008

Inquietante lettura

Secondo Grillo quella del Pd sarebbe una condanna a morte per Giuseppe Lumia.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. mafia Pd Veltroni Beppe Grillo

permalink | inviato da danielacondemi il 5/3/2008 alle 19:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


1 marzo 2008

[...]

E neanche se ne va.




permalink | inviato da danielacondemi il 1/3/2008 alle 3:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 febbraio 2008

Stavolta a Roma il centrodestra gioca seriamente la sua partita



In occasione delle precedenti elezioni amministrative a Roma come a Napoli il centrodestra scelse di fatto di non correre. Tralasciando Napoli, diciamo che per Roma Alemanno di per sé sarebbe
anche stato un ottimo candidato, se soltanto la sua candidatura non fosse giunta al termine di una goffa campagna elettorale in cui la CdL presentava ben tre – dico tre – candidati a sindaco, e fosse stata invece costruita per tempo. Ma in quel modo fu invece come a dire a Veltroni: a competere con te nemmeno ci proviamo.

Scelta molto diversa questa volta. Il neo “Popolo della Libertà” pare che intenda competere seriamente, e per ora il nome che circola è uno dei migliori che possano venire in mente, e cioè Franco Frattini.

E consideriamo anche che la candidatura di Rutelli,  sicuramente molto più debole di quella di Veltroni: l’attuale ministro dei beni culturali non suscita infatti grandi entusiasmi praticamente da parte di nessuno, incomincia seriamente ad essere  un simbolo della seconda e forse anche della prima repubblica e, per finire, per la città in particolare rappresenta una minestra riscaldata non una, ma ben due volte. Insomma, stavolta si può almeno dire che la partita sia aperta.

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. elezioni roma

permalink | inviato da danielacondemi il 8/2/2008 alle 18:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


6 febbraio 2008

Cosa loro



Pare che Veltroni voglia far fuori tutti dalle liste, tranne lui.
Tanto che importa, con questa legge non c'è mica la preferenza.
Tanto che importa, mica si è chiamati a render davvero conto agli elettori di fatti e di misfatti, e le liste si fanno tra amici nelle segrete stanze. Anzi, nel loft, in questo caso.
Tanto vedrai, che i napoletani sono abituati ad accettare l'inaccettabile e, alla fine, sopporteranno di certo anche questo. Senza neanche blaterare più di tanto.
Tanto comunque il PD è il nuovo per antonomasia, persino se presenta Bassolino.
Tanto comunque è cosa loro.

PS: aggiornamento. Lo stesso Giornale oggi smentisce l'ipotesi precedente.
Bassolino non sarebbe candodato alle prossime politiche ma - più in là - mandato a rappresentarci in Europa.
Peggio mi sento.


27 novembre 2007

Buffo, no?

Accade in Italia che un vicepresidente del Consiglio di un governo di centrodestra, da parlamentare rieletto dal centrodestra, divenga poi il responsabile delle politiche per l'informazione per il principale partito del centrosinistra. Buffo, no?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. follini trasformismi

permalink | inviato da danielacondemi il 27/11/2007 alle 20:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


27 novembre 2007

Quel che giusto è giusto

L'ho criticato aspramente tante volte. E non che io di questi tempi non sia sensibile alla vicenda di un povero ragazzo a cui è toccato il dramma di prendere l'accento svizzero. Però in questi giorni Calderoli mi diventa proprio simpatico.


20 ottobre 2007

Il governo vuole censurare internet?

Stavolta Grillo ha ragione... Da parte del governo continuano le scelte tafazziane.
Facciamoci sentire.

Dal blog di Beppe Grillo:
La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.

La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.

I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video. L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete. Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.

Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.

Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.

Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.

Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a:
levi_r@camera.it


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. blog internet censura

permalink | inviato da danielacondemi il 20/10/2007 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


16 ottobre 2007

Quest'anno sono di moda le folle

Va bene, forse quel numero va diviso per due o addirittura per tre, ma qualcosa è cambiato.
Ciò che sta avvenendo ultimamente non lo si vedeva da tempo: e una settimana ci sono quelli di Grillo, e un’altra quelli della Brambilla, poi la manifestazione di An, poi le primarie del Partito Democratico, poi il corteo di sabato, poi ci saranno i circoli di Montecatini, e poi, e poi, e poi. Altro ancora. Di contro pare che i convegni dei pochi autoreferenziali intelligentoni meno-siamo-e-meglio-stiamo siano in forte calo.
Quest’anno sono di moda le folle oceaniche.
Insomma, mi sembra proprio che… antipolitica un tubo. Non siamo nemmeno in campagna elettorale e in giro invece è
proprio tornata tanta voglia di fare politica.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica antipolitica

permalink | inviato da danielacondemi il 16/10/2007 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


14 ottobre 2007

Primarie: il vecchio e il nuovo

Il vecchio

L'altro giorno squilla il cellulare: dall'altra parte una voce femminile mi comunica di star chiamando a nome di un politico napoletano di cui pietosamente non farò il nome, parlando di lui come fosse un mio caro amico incontrato soltanto una settimana fa. Impiego qualche secondo per mettere a fuoco la cosa. In effetti so chi sia il signore in questione, anche se di lui ricordo soltanto che una volta mi fu presentato fugacemente da qualcuno una quindicina di anni fa. Poi basta, mai più visto né sentito. La signora continua dicendomi che lui tiene assolutamente ad informarmi che è candidato per la lista Letta. Grazie tante. Ora che ci penso, in questi anni dai giornali qualche altra cosa di lui l'ho saputa: per esempio che è stato assessore nella stessa giunta di cui faceva parte colui che fu imputato nel processo per brogli elettorali a mio danno.
Beninteso, il candidato in questione non c'entra nulla ma, diciamo, è un segno che oltre ad esserci conosciuti poco, forse in questi anni non abbiamo avuto le stesse frequentazioni e nemmeno gli stessi percorsi, direi. Ma lui ci teneva così tanto ad informarmi della sua candidatura nella lista Letta. Un po' meno, forse, ad informarsi su che diamine potesse interessare a me. La seconda domanda che mi viene in mente è la seguente: dal momento che quando ci conoscemmo non gli diedi il mio numero di casa e che in quei lontani anni nemmeno possedevo un cellulare, come piripicchio ha avuto il mio numero, signorina? Risposta: me l'hanno dato a casa sua. Amici di famiglia? No, scoprirò più tardi che la signora ha lasciato intuire di essere un'amica, e non mi voglio ulteriormente domandare, poi, dove abbia pescato pure quello della mia vecchia casa. Per concludere: vabbè, cara signora, forse al nostro candidato sfugge che io non vivo più a Napoli da almeno otto anni. Comunque non si preoccupi, provvederò a diffondere l'informazione come potrò.

E infatti è quello che sto facendo.

@ @ @ @ @

Oggi si vota per le primarie del partito democratico. La cosa in sé non mi riguarderebbe, e l'ho detto in più di un'occasione, però qualcosa di nuovo su cui riflettere c'è.

Partendo dalla constatazione che si tratta praticamente di una finta competizione, perché il vincitore è già scontato e lo testimonia anche la disponibilità della Bindi a vestirsi come Jessica Rabbit nel caso dovesse essere lei. Tra le adesioni a sostegno del vincitore in pectore credo che a questo punto manchino soltanto quelle di Einstein, Mackie Messner e Paperoga (ma qualcuno giurerebbe di aver letto anche quelle), e così il quadro sarebbe completo: in questa pletora di supporter del Walter nazionale sono ovviamente rappresentate tutte, ma proprio tutte le posizioni concepibili in un programma politico. E se poi queste posizioni sono incompatibili tra loro e si elidono a vicenda, chissene, possiamo pur sempre dire che si tratta di una bella prova di democrazia. Ovviamente, in un quadro del genere, con una finta competizione ed un programma politico onnicomprensivo, l'informazione nostrana ha fatto il resto.


Che vi piaccia o meno, qualcosa di nuovo c'è

E dunque? E dunque tutti i sostenitori del nascente partito democratico dovrebbero dire un grazie grande quanto una casa a chi, con uno sforzo titanico (soprattutto se commisurato ai mezzi di partenza ed allo spazio pressoché inesistente concesso dai santuari dell'informazione tradizionale) ed un'impagabile capacità di trasmettere entusiasmo in tempi come questi, in cui verso la politica esplodono sentimenti di ogni tipo eccetto l'entusiasmo, ha cercato di dare dignità e contenuti a delle primarie che altrimenti sarebbero state soltanto una beffa.

Dovrebbero dire grazie a chi ha rotto gli schemi e, senza apparati di partito o di governo alle spalle, si è lanciato nella mischia a mani nude sapendo già che il risultato probabilmente sarà non quello di arrivare primi, ma quello di aver comunque ottenuto una bella vittoria, questo sì. La vittoria di aver dimostrato a tutti noi che se si ha qualcosa da dire la si può e la si deve andare a dire con qualunque mezzo, che non bisogna avere paura di farsi avanti, che in giro in realtà c'è una grande voglia di politica, quella vera, e che oggi proprio la politica merita di essere restituita a se stessa. Che con soli tre numeri si può fare un programma e che in quei tre numeri, che piaccia o no, un programma politico può starci davvero tutto. Che non occorre stare ad attendere di entrare nelle grazie del cacicco o del faraone di turno, perché davanti a noi abbiamo una scatola piena di strumenti che dobbiamo soltanto imparare ad usare, e questo è un cambiamento da cui non si torna più indietro. Non importa se si sia di destra o di sinistra, il messaggio sta tutto in un metodo che fa la differenza e in cui lo strumento e la forma divengono anche sostanza.

Ci sono tanti punti su cui non ho le stesse posizioni di Mario Adinolfi, ma ammiro il suo coraggio e la sua generosità politica, proprie di chi non teme il confronto, ma piuttosto spinge gli altri a tirare fuori ed a valorizzare i propri talenti. E questo, vi assicuro, è merce assai rara in questo ambiente. Insomma, se per caso doveste avere la seria intenzione di andare dalle parti dei seggi delle primarie, almeno raccontateci qualcosa di nuovo votando per questo Adinolfi e la sua Generazione U.


13 ottobre 2007

Faziosità

Trovo che in Italia sia frequente una faziosità vacua, che monta spesso a prescindere dai contenuti, e che spinge ad identificare ciò che sta a destra o a sinistra in Italia con tutto ciò che sta rispettivamente a destra o a sinistra in Francia, negli Stati Uniti ed in qualunque altra parte del mondo: come se le cose coincidessero. La conseguenza è quella di a difendere acriticamente o, a seconda, di sferrare attacchi sulla base di un semplice riflesso condizionato, sempre a prescindere da quella che può essere la complessità dell'oggetto in discussione. Ed ecco che in virtù di questo riflesso si solleva subito qualche commento di fastidio, tra la generale ovazione, per l’attribuzione del nobel per la pace ad Al Gore e all’IPCC-Intergovernmental Panel on Climate Change, il Comitato Intergovernativo dell’Onu per i mutamenti climatici.

A scanso di equivoci: dico subito che personalmente sono tra quelli che si uniscono all’ovazione per uno che oltretutto, in virtù di una manciata di voti e di qualche broglio elettorale che forse cambiò il mondo, a suo tempo non fu presidente degli Stati Uniti. Chiamatela pure solidarietà tra le vittime di brogli, ma tant'è.

Certo, come tante altre cose, il Nobel si può sempre criticare: basti pensare che l’ideatore di un premio che oggi viene dato in nome della pace fu proprio l’inventore della dinamite.

Tuttavia mi chiedo come mai, da parte di tanti esponenti del centrodestra nostrano, non vi siano la stessa identificazione ed una rincorsa sui programmi, quando Sarkozy si presenta ai francesi con dei punti seri e dettagliati in materia d’ambiente o quando David Cameron, leader dei conservatori inglesi, pone un fortissimo accento sul tema dell’ecologia. Stranamente su questo tema si riescono ad ignorare alla grande persino le parole del Papa.

Mi chiedo perché nel nostro Paese non si riesca ancora ad uscire da un’idea di ambientalismo e di anti-ambientalismo vecchie di trent’anni, perché chi sta a destra sotto sotto pensi ancora che l’ambiente sia qualcosa che riguarda quegli altri, e chi sta a sinistra deleghi il tema ai ‘verdi’; perché del Live Earth, un evento che ha coinvolto due miliardi di persone, qui i mezzi d’informazione si siano occupati pochissimo e soltanto all’ultimo momento.

La differenza è che in Italia spesso sembra ormai perduta la capacità di ragionare, di rompere gli schemi, di andare oltre degli atteggiamenti passivi e consolidati.

Tanto per fare un esempio pratico: prima uno vola alto se ripensa alle dichiarazioni di Sarkozy al momento della sua elezione, o leggendo questa intervista a Zac Goldsmith, che rende l’idea di come si possano superare certi vecchi steccati; poi però deve ripiombare impietosamente giù quando si imbatte nell'ultima dichiarazione con cui l'on. Luca Volontè critica la scelta di questo Nobel, perché dopotutto pure Al Gore avrebbe inquinato il pianeta con il suo concerto per il clima.


6 ottobre 2007

Però.

Va bene. Da una parte c'è Santoro, che è da sempre fazioso e la cui grande capacità comunicativa qualche volta diviene arte di cavalcare e di manipolare la corrente emotiva del pubblico. Dall'altra c'è il fatto che quando studi diritto ti insegnano che un magistrato deve non soltanto essere ma anche apparire al di sopra delle parti, e forse certi sfoghi televisivi in questi anni non sono proprio stati la migliore applicazione di questo principio.
Però.
Però resta il fatto che mi piacerebbe comunque vivere in un paese in cui il lavoro dei magistrati possa esser giudicato dopo lasciato loro la possibilità di concludere le inchieste.
Però mi sembra assurda e indegna l'esplosione che sta avvenendo da destra e da sinistra, schierate praticamente come un sol uomo, contro Michele Santoro. Ma, soprattutto, mi domando: che cosa accadrebbe se fossimo negli Stati Uniti, in Francia, in Inghilterra? E allora mi rispondo che vorrei vivere in un paese in cui sia la stampa a chiedere conto alla politica e non, ancora una volta, l'esatto opposto.


2 agosto 2007

Agosto

Insomma, il sole sembra aver picchiato troppo su molte teste, e di questi tempi si preferisce pensare al mare, indugiare in qualche lettura, oziare, o - se proprio bisogna far qualcosa - spendersi per dare un aiuto agli animali abbandonati in difficoltà. Tutto in questi giorni ha più senso che commentare qualche iniziativa 'politica' altamente demenziale.
E' Agosto, deputato mio non ti conosco, mi verrebbe da dire.




permalink | inviato da danielacondemi il 2/8/2007 alle 8:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


15 luglio 2007

www.referendumelettorale.org

Personalmente ho firmato, anche se mi sono stupita del fatto che a raccogliere le firme al tavolo quel giorno ci fossero delle ragazze pagate a giornata che, a parte tre o quattro frasi d'ordinanza, non sapevano un beneamato piffero né della legge elettorale, né di chi fossero i promotori e del perché ci fosse questo referendum. Alla mia ingenua domanda circa il loro gruppo politico o associativo d'appartenenza, la risposta è stata: "Segni, ci ha detto l'agenzia". Vabbè. Io ero abituata ai militanti, a quelli che poco o tanto facevano politica. Ma forse da allora è passato un millennio, altri tempi, altre storie. O forse è vero che in fondo soltanto i radicali sono quelli capaci di raccogliere le firme in questi casi.



Comunque sia, di questo referendum avevo già parlato: bene, ora credo che la domanda da farsi per decidere di firmare non sia se il suo risultato porterà o meno la migliore delle leggi elettorali possibili.

Il punto è che ormai abbiamo ogni giorno dimostrazioni del fatto che i partiti, anche a causa delle attuali regole del gioco, spesso non sanno e non vogliono mettere in discussione i propri apparati e i propri sistemi di reclutamento, che oltre a parlarsi addosso fanno assai poco e ascoltano ancora meno, e che ogni volta occorre un fattore esterno – positivo o negativo che sia – per dare una scossa. E soprattutto che non sono più quelle le vere case della politica.
Per quanto mi riguarda continuo a non amare l’antipolitica, ma credo anche che non sia né vera politica né vera democrazia il fatto di avere in parlamento troppi eletti che, se i cittadini avessero avuto la facoltà di scegliere realmente, probabilmente avrebbero preso meno di cinquanta voti a testa.
E allora diamola questa scossa.



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica referendum legge elettorale

permalink | inviato da danielacondemi il 15/7/2007 alle 19:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


11 giugno 2007

Il delirio delle gerontocrazie

Dio ci scampi dal pensare che in questo momento il problema della politica sia ridotto soltanto ad una questione generazionale.
Però ultimamente capita sempre più spesso di invidiare la Francia col suo presidente, giovane quanto basta, che ha pure qualcosa di nuovo da dire. E invece da queste parti di vederne un po’ troppi di ottantenni che sembrano ormai perso aver la bussola, e che stanno ancora saldamente avvinghiati a qualche poltrona.
La pensione da parlamentare, specialmente dopo che si sono espletati un bel po’ di mandati, è supporto assai idoneo a garantire una vecchiaia serena.
Allora per favore, fateci la carità. Aria.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica gerontocrazia

permalink | inviato da danielacondemi il 11/6/2007 alle 7:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


5 giugno 2007

L'ha detto l'Ocse

L'ha detto l'Ocse, l'ha detto.
Ma
sarebbe bastata anche una brava casalinga.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. economia tesoretto ocse debito pubblico

permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 2:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


4 giugno 2007

Mondi alla rovescia: giornalismo e politica

Mentre i radicali continuano la loro occupazione della sede Rai affinché si parli della moratoria sulle esecuzioni capitali, fulmini e saette si abbattono sul Tg2, accusato di aver dato troppo peso alla protesta contro Prodi, e sul Tg1, tacciato invece di aver censurato la stessa notizia. Ma il Tg1 si scusa prontamente e dichiara che non vi è stato "Nessun intento censorio, solo un disguido tecnico". Il bello è che la stessa testata qualche giorno prima aveva subito delle proteste perché si sosteneva avesse dato troppo spazio a Berlusconi. Nel frattempo Magnaschi, ex direttore dell’Ansa, ci ha raccontato di esser stato licenziato come direttore della più importante agenzia di stampa italiana per aver dato la notizia che riguardava Visco, circa l’imminente trasferimento del vertice della Guardia di Finanza di Milano.

Alt, torniamo un attimo indietro e immaginiamo di non essere italiani e di vedere le cose con gli occhi di uno che proviene da Marte, anzi semplicemente da un altro paese dove, pare, regni la democrazia.

Magari avranno ragione tutti, quelli che protestano, e quelli che si giustificano.

Però resta il fatto che qui le parti sembrano essersi proprio invertite. In un posto normale sono i politici che devono rendere conto ai giornalisti, che rispondono alle loro domande, perché in quel momento il giornalista non interpreta né sé stesso né uno che deve essere piazzato in qualche posto dal proprio interlocutore, ma è invece uno degli strumenti attraverso i quali rappresentanti e rappresentati praticano l’esercizio della democrazia.

In Italia l’ordine dei fattori sembra essere assolutamente invertito. Però il risultato che ne viene fuori è affatto diverso.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giornalismo politica informazione

permalink | inviato da danielacondemi il 4/6/2007 alle 2:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


24 maggio 2007

Riecco Agnoletto



Rivedo Agnoletto pontificare in tv.
Dev'esserci proprio, 'sta crisi della politica.


22 maggio 2007

Alla censura preferiremmo una difesa

Insomma, noi navigatori quel video l’abbiamo già visto e rivisto da tempo.
Dunque la discussione che si sta accendendo in questi giorni sembra alla fine avere ad oggetto una sola cosa: l’esclusione da questo tipo di informazione di tutti coloro che, per età o per ceto sociale, in Italia non hanno accesso alla rete. Tutto qui.

Certamente si tratta di temi molto delicati, su cui non è auspicabile che si scateni una macelleria mediatica. Ma alle accuse non si può rispondere con la censura, è inaccettabile ed anche controproducente per chi la invoca. Il risultato è infatti che questo sta diventando il segreto di Pulcinella perché, anche chi non lo aveva fatto prima, adesso sta andando di corsa a scaricarsi Sex Crimes and Vatican dalla rete.

Provate a chiedere anche ad un cattolico di strettissima osservanza se preferisca vedere o non vedere quel video, e la risposta sarà sempre la stessa. È inutile girarci intorno: quello che alla fine inquieta è il contenuto, e non se il filmato debba andare in onda oppure no.

Diciamo che sono tutte calunnie e fango, che le cose non sono come possono sembrare, che le mele marce ci sono ovunque, ma in questo caso come in altri non è l’istituzione stessa a dover essere travolta ma i singoli colpevoli. Bene, allora il problema è forse che il Vaticano in questa situazione non può abbassarsi a spiegare? E perché no? Non è forse sceso nell’agone politico italiano richiamando i parlamentari cattolici a certi doveri in riferimento ad una precisa proposta di legge? E non ha significato anche questo abbassarsi?
Forse il punto è invece che molti fedeli che hanno visto il video, in questa circostanza, anziché un’invocazione a non vedere e a non far vedere, preferirebbero sentir ribattere colpo su colpo a certe accuse. Il Vaticano si abbassi dunque ancora una volta, spieghi, si faccia piccolo per restare grande, non chieda di limitare la libertà d’informazione, oppure il rimedio sarà di certo peggiore del male.




permalink | inviato da il 22/5/2007 alle 7:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


18 maggio 2007

Rispetto all’Italia è sempre rivoluzione francese

Senza troppa retorica circa i costi della politica o il numero delle poltrone ha messo su un esecutivo snello che ha anche l’ambizione di essere efficiente.
Senza fare troppe chiacchiere intorno alle cosiddette quote rosa, ha dimostrato con i fatti che una significativa presenza delle donne nelle istituzioni può essere una realtà.
Senza che questo prendesse la forma di un inciucio o del gioco delle parti, ha mostrato almeno una certa attitudine non voglio dire a formare un “governo dei migliori”, ma quantomeno a coinvolgervi, al di là degli steccati, personalità che avessero un certo spessore.
Tutto questo avendo la rappresentanza di una destra che non ha propensioni né fasciste né omofobe, che ha difeso i Pacs e si è dichiarata favorevole al ritiro dall’Afghanistan; tutto questo in un paese in la cui macchina della giustizia garantisce più giustizia di quanta spesso se ne riesca ad ottenere in Italia; tutto questo in un paese in cui i cittadini hanno orgoglio di sé ma allo stesso tempo il coraggio di eleggere un figlio di immigrati, il quale dichiara che anche rispetto agli amici americani farà della lotta ai cambiamenti climatici la sua priorità.
Forse in fondo è ancora presto per poter giudicare, e forse noi italiani abbiamo troppo spesso una tendenza esterofila che ci fa sentire peggiori degli altri.
Però scusate, stasera mi sembra che la Francia ci stia guardando proprio da lontano.




permalink | inviato da il 18/5/2007 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


6 maggio 2007



Come era prevedibile, Sarkozy è il nuovo presidente della Francia. Auguri.




permalink | inviato da il 6/5/2007 alle 20:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


27 aprile 2007



Quante volte ancora si scriverà la politica nelle aule giudiziarie?
Poche, si spera.




permalink | inviato da il 27/4/2007 alle 20:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


13 aprile 2007

“Io sono Partito Democratico e non torno indietro”. Sì, ma ndo’ vai?

Il dubbio che con la costituzione del Partito Democratico si stesse facendo un po’ di melina era venuto.

Ultimamente però tutti si affannano a rassicurarci sul fatto che sì, ormai è deciso, il Partito Democratico ci sarà. Bisogna solo stabilire il come.

Peccato che gli ultimi sondaggi, nonostante computino al Pd anche l’area che fa riferimento a Mussi, per il momento siano un po’ catastrofici, diciamo però che forse non tengono conto delle potenzialità dovute a quello che sarà un giorno l’entusiasmo preelettorale. Dunque non importa, occorre andare avanti a testa bassa nella costruzione di questo grande sogno.


I problemi legati agli aspetti economici della cosa sono tuttavia notevoli: dal momento che Ds e Margherita non faranno confluire i propri patrimoni nel nuovo soggetto giuridico, ma parteciperanno quali azionisti in rapporto alle rispettive ‘quote sociali’, con tale presupposto c’è da chiedersi quale spazio saranno disposti a concedere ad eventuali liberi battitori che si collocassero al di fuori delle loro logiche, e che dovessero chiedere una rappresentanza non soltanto simbolica nel nuovo partito.

Senza contare che c’è chi giustamente continua a domandare da dove provengano i soldi delle tessere per il congresso della Margherita che sta decidendo il come e il quando, e chi denuncia strane e nuove alleanze economiche intorno al Pd.

Bene. Ma, comunque sia, a questo punto è lecito porre una domanda fondamentale. La domanda è: qualcuno ci sa dire qual è il progetto, il filo conduttore, il grande disegno che legherà questo futuro Partito Democratico, di grazia? Quale il grande e saldissimo collante che terrà uniti attori politici dalle posizioni opposte: chi da una parte ritiene necessario riconoscere nuove forme di aggregazione familiare presenti di fatto nella società, e chi dall’altra si spende in maniera accaldata per la difesa di una presunta famiglia tradizionale che sembra ormai vivere più negli spot degli anni Ottanta che nella realtà? E che cosa mai riuscirà a mettere insieme coloro che hanno una visione vetero-sviluppistica del territorio e prima delle elezioni invocavano il Ponte sullo Stretto, e chi ritiene invece che oggi l’ecologia debba essere una priorità politica assoluta? Quale miracolo unirà chi ha un’impostazione economica che si richiama alle proposte di Giavazzi e condivide i problemi sollevati da Pietro Ichino in materia di lavoro, con chi in questo campo si riconosce principalmente nel garantismo a tutti i costi stile Cgil? E, per quanto riguarda le regole del gioco che dovrà giocare il futuro Partito Democratico, quale sarà mai il contesto in cui questo avverrà: si tratterà di un’elezione alla quale si andrà con il sistema tedesco con lo sbarramento per i piccoli partitini, con un sistema maggioritario come quello indotto dal referendum, o con un altro sistema ancora?

Io sono convinta che in politica, pur partendo da posizioni antitetiche, si possa talvolta divenire compagni di strada per ottenere un singolo risultato. Ma uno scopo comune ci deve pur essere, e questo scopo deve anche essere grande.

È ovvio che stavolta nessuno si sognerà di dire che questo progetto sarà l’antiberlusconismo, perché non farebbe più né ridere né piangere.

Insomma, la scatola con fatica potrà pure arrivare, ma qualcuno parla di metterci dentro un contenuto?

Su uno dei manifesti in cui c'è scritto solennemente: “Io sono Partito Democratico e non torno indietro”, qualcuno a Roma ha aggiunto con un pennarello una scritta: “Sì, ma ndo’ vai?”. Se qualcuno ce lo spiega magari vuoi vedere che anche i sondaggi migliorano...


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica partito democratico

permalink | inviato da il 13/4/2007 alle 0:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa


10 aprile 2007

E la Regione decide di scrivere la legge via blog

La Regione Toscana deve scrivere la prima legge regionale sulla partecipazione.

E per coinvolgere i cittadini nella stesura quale strumento può essere migliore di un blog?

La partecipazione democratica dovrebbe riguardare infatti il coinvolgimento nelle scelte relative al governo del territorio di tutti gli enti locali ed i cittadini che, in forma più o meno associata, siano da queste investiti. Un approccio nobile almeno negli intenti, volto non a soppiantare il ruolo della rappresentatività delle istituzioni ma a favorire la comunicazione diretta e la conoscenza delle questioni e delle esigenze, senza delegare troppo all’informazione veicolata talvolta ad arte dai mezzi di comunicazione di massa.

Funzionerà? Per il momento, nonostante le buone intenzioni della Regione, che all’iniziativa ha dedicato anche una sezione sul sito di Mtv, il blog non sembra aver ancora suscitato grande interesse.

Una riflessione e una domanda. La riflessione è su quanto l’avvento di questo nuovo modo di comunicare stia coinvolgendo, un po’ alla volta ma incessantemente, tutte le istituzioni e le sedi decisionali.

La domanda è se e quando tanta auspicata partecipazione smetterà di appartenere soltanto a un certo armamentario demagogico e di essere relegata al di fuori dei momenti elettorali ma diventerà, insieme ad altri altrettanto dignitosi strumenti, nella sostanza e non più soltanto nelle parole un modo per selezionare la classe politica italiana.




permalink | inviato da il 10/4/2007 alle 23:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


1 marzo 2007

Un Governo di Mezzo

Il governo ottiene la fiducia con il voto determinante di Follini, cioè di uno che nella passata legislatura è stato vicepresidente del Consiglio del governo Berlusconi II e che in questa legislatura è stato eletto nello schieramento di centrodestra.
Lungi dal voler contestare il principio del divieto di mandato imperativo previsto dalla Costituzione, e mettendo da parte certi ‘buuh’ e certe roventi accuse di tradimento scagliate dal centrodestra (le stesse dovrebbero allora essere rivolte anche a chi ha fatto il percorso inverso al suo), credo che Follini abbia sinceramente delle degne motivazioni politiche a supporto della sua scelta. E che se di scambio si è trattato, questo scambio sia avvenuto sul piano della politica e non di un mercimonio personale.
E lo credo anche se queste motivazioni per il momento nessuno ce le ha spiegate e nessuno sembra averle davvero capite fino in fondo.

Ma il punto non è tanto Follini quanto il fatto che tutto quello che è avvenuto dal giorno delle elezioni ad oggi imporrebbe qualche riflessione circa il sistema in cui si forma e si esplica la nostra politica.

Non che non vi siano stati degli intelligenti tentativi critici da parte di qualcuno. Ricordo ancora la sala afosa e zeppa di persone in cui lo scorso luglio si svolse un convegno piuttosto interessante dal titolo eloquente “I limiti del bipolarismo muscolare”, ed al quale intervennero, in maniera trasversale agli schieramenti, tra gli altri, proprio Follini, Tabacci, Alemanno, Gerardo Bianco e Mario Monti. Quel giorno tirando le conclusioni Tabacci affermò: “questo incontro avrà delle conseguenze”. E come no. Per il momento l’unica conseguenza sembra esser stata che lui e Follini, prima ‘coppia di fatto’ e fondatori di quell’Italia di Mezzo che da ambizioso movimento è divenuto poi un semplice minipartito politico scisso dall’Udc, si sono separati, e che alla fine il primo ha scelto di rimanere con Casini dicendosi “sicuro che Marco manterrà una posizione alternativa alla sinistra che spingerà il centrodestra a cambiare e anche l’Udc” (19/10/2006). Infatti...

 

Ma che governo è mai dunque quello che oggi si è retto sul voto dell’esponente dell’’Italia di Mezzo’(o del ‘senador’ Pallaro, se preferite) e domani chissà?

E, se nel testa a testa della notte elettorale avesse invece vinto il centrodestra, possiamo davvero dire che la situazione sarebbe poi stata molto diversa, o anche in quel caso le sorti dell’Italia si sarebbero giocate su una campagna acquisti volta a guadagnare uno o due senatori?

Allora il tanto osannato principio dell’’o di qua o di là’ è poi proprio la cosa più giusta per l’Italia?

E se per uscire da questo stallo e poter creare uno scenario alternativo per il futuro occorre cambiare le regole, ovvero la legge elettorale, sarà possibile farlo proprio con questo parlamento, dove ciascuno è stato eletto già un mese prima delle elezioni nelle stanze della segreteria del proprio partito, senza di fatto dover prendere un solo voto dei cittadini?

Sono domande a cui per il momento è difficile trovare una risposta.

In questo momento la politica italiana sembra arenata in una terra di mezzo. Che più che altro sembra essere un po’ una terra di nessuno.




permalink | inviato da il 1/3/2007 alle 2:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


23 febbraio 2007

Rassegna stampa. Quel sentimento di nonviolenza che tutto pervade

Dal Corriere della Sera. Lorenzo Salvia racconta che il segretario segretario regionale del Pdci in Toscana Nino Frosini incontra in treno il senatore uscito dai Comunisti italiani Fernando Rossi. E sono "cazzottoni in faccia".

Dall'Unità. Intervista di Eduardo Di Blasi al segretario del PRC Franco Giordano. D.: "Franco Turigliatto resterà a Palazzo Madama?" R.: "Oggi riuniamo la direzione del partito. Proporremo l'incompatibilità politica. Lui ha già detto che vuole dimettersi. Io mi auguro che questo succeda, perché non ha risposto al mandato che gli elettori ci hanno dato. Noi non possiamo né rimuoverlo, né fucilarlo, ma quest'ultima cosa non la scriva". Infatti.




permalink | inviato da il 23/2/2007 alle 10:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

sfoglia     aprile       
 

 rubriche

Diario
Articolo del giorno
Cronache politiche
Hanno detto
Scontri culturali
Sarò anche la loro voce
Al momento abbiamo un solo pianeta
Altra Napoli
Interviste
Divagazioni
Mondo
Eventi e manifestazioni

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

LAV
L'AltraNapoli
IPAM


RadioRadicale
Streamit
The Blog TV
Dagospia
Il Ficcanaso Tv
Il Corriere dell'Irpinia
Cosmopolis


***BLOG DA VEDERE
Adinolfi
Bioetica
Bolognetti
Daw
De Amicis
De Marchi
Dyotana
Ecoblog
Giornalettismo
Oscar Grazioli
Grillo
Hurricane
Inoz
Inyqua
Jazztrain
LiberaliperIsraele
Malvino
Nardi
Nazione Indiana
Politicrack
Riganera
Welby
Animali e diritti
Cercocasa
*Tocqueville
*The Network journal

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom