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20 luglio 2009

Leggi la mia rassegna stampa per...

 'Politichiamo'!

 




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9 luglio 2008

Rassegna stampa: Emergenza ingiustizia

Filippo Facci per il Giornale

Chiedetelo ai beoti di Piazza Navona, chiedetelo ai centinaia di sottovuoto-spinto che ieri erano indecisi se ascoltare Beppe Grillo o fare lo struscio in corso Vittorio: di quale giustizia dovremmo parlare? Di quella evocata dal pitecantropo molisano che associa un governo democratico a «magnaccia» e «stile mafioso» e «stuprare i bambini»? O quella di un pluriomicida, Michelangelo D'Agostino, che i bambini intanto li sorvegliava in un parco giochi? Dopo che aveva già ammazzato quindici persone? Dopo che aveva già preso un bambino in ostaggio?
Qual è il problema della giustizia in Italia? Il Lodo Alfano? Quel pateracchio inesistente che è il processo Mills, che finirà in niente come sanno tutti? La Carfagna? La moglie di Willer Bordon? Sono gli scatti professionali dei magistrati, il problema? Loro sfilano, giocano con le bandierine, si trincerano nel nulla internettiano come alternativa alla Playstation, incassano grano da libri e dvd: chissà quanti di loro parleranno di Michelangelo D'Agostino, oggi. Chissà quanti chiederanno conto all'intoccabile terzo potere italiano di un signore di 53 anni che è stato libero di ammazzare un'altra volta dopo averne spazzati via 15. Bella la vita del pirlacchione che manifesta a piazza Navona. E bella la vita dei Michelangelo D'Agostino, una vita al massimo.
Non è lui il problema. È già un camorrista, nell'aprile 1983, e in un conflitto a fuoco coi carabinieri viene beccato: finisce dentro. Non è un problema. Era già un killer, faceva parte della Nuova Camorra Organizzata e nel 1985 si accodò alla messe di pentiti che dal nulla accusarono Enzo Tortora di essere uno di loro, un infame: disse che il giornalista faceva parte del clan di Cutolo e contribuì sensibilmente a farlo condannare in primo grado: «Ho firmato i verbali senza leggerli, speravo in qualche beneficio», dirà anni dopo. Torna in galera, ma nel 1997 ecco la semilibertà. In fondo era uno che aveva semplicemente detto ai magistrati che «uccidere è quasi un gioco, ho cominciato per caso, poi ci ho preso gusto e ho continuato. Prendevo a calci i cadaveri; baciavo la pistola sporca di sangue». In libertà.
Esce e subito due rapine, «spatascia» un'auto contro un semaforo, sequestra una madre col figlioletto in carrozzina; cede alle forze dell'ordine solo dopo essersi preso due proiettili in corpo. Passa un po' di tempo ed eccoti un'altra licenza premio (premio di che?) che lui utilizza immediatamente per rapinare un bar e fottersi 4.000 euro: per quel che sappiamo. Poi, essendo palesemente una persona seria e affidabile, nell'aprile scorso ottiene una bella licenza lavorativa e lascia il carcere Calstelfranco Emilia, vicino a Modena, e se ne va a Pescara improvvisandosi guardiano del parco giochi Villa De Riseis, dove pure dorme e fa lavoretti vari. Era un lavoro regolare? No. Aveva un contratto? No: la cooperativa che gestisce il parco lo lasciava fare al pari dei Servizi sociali cittadini. È passato anche dalla Caritas: «Ma dalla magistratura», ha detto il direttore don Marco Pagnillo al Corriere della Sera, «non ho mai ricevuto nessuna disposizione». Non lo controllava nessuno. E nessuno, invero, aveva ricevuto mai nessuna comunicazione da nessuno. Si sono limitati ad allontanarlo anche dalla Caritas, perché non stava alle regole.
Tra due settimane avrebbe dovuto tornare in carcere, ma probabilmente non ci pensava nemmeno. Ed ecco dunque che lui, un uomo che aveva compiuto oltretutto quindici omicidi in tre mesi, domenica scorsa decide di emanciparsi dalla sua «licenza trattamentale» e, dopo una lite da niente, spara in testa e all'addome di Mario Pagliaro, 64 anni, moglie e figli, trucidato tra le mamme e i bambini. Avevano litigato, sapete. È rimasto libero fino a ieri pomeriggio e ha vagato tranquillo per il nostro Paese, armato. E non una parola: silenzio da un mondo politico e giornalistico tutto concentrato su una banda di cialtroni intenti a spiegare come il problema, tra questo porco assassino e Silvio Berlusconi, sia il secondo. Perché è ancora libero.




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16 febbraio 2008

Rassegna stampa: Moratoria per il "Foglio"

di Filippo Facci per Il Giornale
Il Foglio, per anni, è stata l’unica novità giornalistica disponibile su piazza. I colleghi ne subivano l’influenza, lo sorvegliavano, chi non lo leggeva finiva per subirlo. Sorto nella scia di memorabili battaglie giudiziarie e culturali (culturali, sì) il piccolo quotidiano ha vissuto fasi alterne e persino gossipàre, sino a tornare tremendamente in riga dopo l’11 settembre. Ora il giornale è cambiato davvero, lasciando di stucco anche molti che ci lavorano e che si ritrovano avvolti da un’aura apocalittica, che ha tolto ogni sorriso: nessuna finta ironia può dissimulare il passaggio da un libertarismo sgangherato a un’enclave teologica in territorio laico, un’autoinvestitura imbarazzante. Non c’è più traccia dell’agorà anarcoide di un tempo: ora è veramente il giornale di Giuliano Ferrara e della sua lista, non è più un crogiolo che fonda opinioni per un fare dibattito vero, mirato alla riduzione del danno e dell’aborto: vuole dividere e c’è riuscito, vuole far casino, derivarne irrigidimenti e bipolarismi esistenziali, far scendere la gente in piazza come trent’anni fa (incredibile) e purtroppo esaltare le sciocchezze di entrambe le parti. Non ne avevamo bisogno, questo almeno penso io. Del Foglio invece sì, e ci manca. Anche questo è un omicidio su un corpo vivo.


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19 settembre 2007

Rassegna stampa: "Meriterebbe".

Filippo Facci per Il Giornale

Meriterebbe che sezionassero il suo passato, chi gli diede i primi soldi, perché ai primordi fu aiutato da un misterioso siciliano di nome Pippo Baudo, che rapporto ebbe con Enzo Trapani, meriterebbe che un consulente della Banca d’Italia riguardasse le spese di Te la do io l’America, e che si tirasse fuori, lui che odia le lobby pubblicitarie, quando girò lo spot di uno yogurt, e che si facesse vedere, lui che prospera sulla rete, lo spettacolo dove prendeva a mazzate un computer. eriterebbe libri sulla sua condanna per omicidio colposo, interviste agli amici della famigliola trucidata dal suo inquinante fuoristrada, pubblicazione integrale della sentenza a cura della Kaos edizioni, fotografie di quando aveva la Ferrari, fotografie di quando aveva la barca da pubblicare sull’Espresso, piantine della villa in Liguria e di quella in Toscana, ipotesi che stia scendendo in campo perché indebitato, e copertine dell’Economist, tutti i particolari sul condono tombale di cui si avvalse e di cui non ha mai detto una parola, meriterebbe tutta questa roba, ma non lui.
La meriterebbe la banda dei comici&giornalisti che di quanto sopra furono specialisti, e che ora gli siedono accanto.


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16 settembre 2007

Notizie: anche il Papa invita ad agire "prima che sia troppo tardi"

(AGI) - Castelgandolfo, 16 set. - Benedetto XVI e' tornato a ripetere oggi il suo appello per la "salvaguardia del creato".
"Da parte di tutti - ha chiesto - si intensifichi la cooperazione, al fine di promuovere il bene comune, lo sviluppo e la salvaguardia del creato, rinsaldando l'alleanza tra l'uomo e l'ambiente, che dev'essere specchio dell'amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino".
Occasione per rinnovare il suo appello ad appena due settimane dal forte allarme lanciato a Loreto (quando avvertiì che occorre agire "prima che sia troppo tardi"), e' stato oggi il 20esimo anniversario dell'adozione del Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono provocando gravi danni all'essere umano e all'ecosistema. "Negli ultimi due decenni, grazie ad una esemplare collaborazione nella comunita' internazionale tra politica, scienza ed economia, si sono ottenuti - ha riconosciuto Papa Ratzinger - importanti risultati, con positive ripercussioni sulle generazioni presenti e future". Da qui l'auspicio che si intensifichi questa azione.


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11 settembre 2007

Notizie: i cambiamenti climatici in Italia

(ANSA) - ROMA - 7/9/07 - "In Italia il riscaldamento dell'aria aumenta ad un ritmo maggiore di quello registrato in media nel Pianeta. Un fenomeno che costituisce da solo un segnale importante dell'avanzata dei cambiamenti climatici nel nostro Paese, alle prese con l'aumento delle ondate di calore e la diminuzione delle precipitazioni. A scaldarsi poi non e' solo l'aria, ma anche l'acqua, ad esempio dei nostri laghi. E poi ci sono le variazioni di fenomeni atmosferici estremi come la grandine, che sembra abbiano aumentato la loro frequenza. Questi i principali dati emersi oggi a Roma nel corso della presentazione del Cnr di un volume che raccoglie le ricerche piu' recenti e in corso svolte dall'Ente, sul tema dei cambiamenti climatici".


31 luglio 2007

Rassegna stampa: il ricongiungimento e i capocottari

Senza parole. E, direi, senza più ritegno alcuno.

Dal Corriere della Sera
La proposta di Lorenzo Cesa
L’ultima frontiera dei privilegi: un’indennità contro le tentazioni
Onorevoli spesso lontani da casa? Le sedute sono in media 3 alla settimana. Onorevoli spesso lontani da casa? Le sedute sono in media 3 alla settimana


E l'«indennità tentazioni»?
La pensata di Lorenzo Cesa spalanca ai già vezzeggiati politici nostrani nuovi orizzonti. Per evitare che un parlamentare in trasferta a Roma ceda ai pruriti e metta le corna alla moglie con una squillo, come Cosimo Mele, gli italiani si dovrebbero far carico di aumentare il suo stipendio per il «ricongiungimento familiare».

Un’idea, diamogliene atto, fantastica. Che darebbe vita a un frizzante dibattito d’aula. Questo diritto al ricongiungimento, concetto in genere utilizzato per gli immigrati che dopo anni di lavoro in Italia vorrebbero essere raggiunti da moglie e figli rimasti in un’isola delle Filippine o sulla peruviana Cordillera Negra, vale per tutti o solo per chi ha la famiglia che abita oltre Viterbo e Frosinone? Vale per le mogli regolarmente sposate o anche per le compagne more uxorio? Possono bastare altri 4.190 euro (4.678 a Palazzo Madama) come quelli dati per stipendiare i portaborse o sono pochi? È dura, vivere a Roma! Chi potrebbe mai negare a queste spose e conviventi (per i parlamentari iDico ci sono già) deportate nella capitale un appartamento in cui vivere dignitosamente in centro storico? Mobili e lampadari su misura dei propri gusti? L’abbonamento a Sky per le lunghe giornate di seduta assembleare? I viaggi in treno o in aereo anche, eventualmente, per la diletta prole? Una domestica per dare una mano in casa, un reparto di pronto intervento elettro-idraulico per i guasti, una baby-sitter per i pargoletti, una tessera per andare al cinema gratis?

Direte: che razza di idea! Attenzione: c’è chi vi accuserebbe di qualunquismo. Preso atto che la capacità di resistere alla carenza di sesso di un deputato del suo partito cattolico è molto più ridotta di quella di Sharon Stone e non supera una manciata di giorni (l’ha detto il Mele in un’intervista: «Questa storia non c’entra niente coi valori della fami glia. Non posso essere un buon padre e un buon marito solo perché dopo cinque giorni fuori casa mi capita un’occasione?») Lorenzo Cesa ha detto proprio così. Testuale: «Si parla tanto di costi della politica, ma al parlamentare bisognerebbe dare di più e consentire il ricongiungimento familiare. Perché la vita del parlamentare è dura, la solitudine è una cosa molto seria». Certo, c’è chi dirà che, come denunciò Giulio Andreotti tre anni fa, «si lavora in aula solo tre giorni la settimana, dal martedì al giovedì».

Chi ricorderà che un mucchio di volte
, in questi anni, è capitato che la maggioranza andasse sotto o che provvedimenti importanti saltassero per mancanza di numero legale solo perché, al giovedì sera o al venerdì, troppi deputati e senatori avevano già preso l’aereo per tornarsene a casa. Chi sottolineerà che nell’ultima legislatura, per fare un esempio, le sedute a Montecitorio sono state 749 in 1.735 giorni: tre alla settimana. Chi calcherà la mano precisando che nei primi sei mesi del 2005, per prendere un periodo a campione, le sedute tenute di venerdì si contano sulle dita di una mano. Chi noterà infine, come dice un’inchiesta dei radicali diffusa ieri da Ugo Magri, che gli eletti alla Camera dell’Udc marcano mediamente visita a una votazione su quattro. Insomma: se l’irredentista irlandese Bobby Sands riuscì a resistere 66 giorni senza mangiare, prima di morire in carcere a Belfast, un deputato nostrano non può resistere in astinenza tre giorni la settimana?

Nella strepitosa sortita del segretario neo-democristiano
, che deve essersi morso la lingua davanti alle reazioni sarcastiche non solo degli avversari ma perfino di qualche amico, c’è tuttavia da prendere atto di una novità. In altri tempi, altri democristiani avrebbero proposto all’incontinenza erotica soluzioni diverse. Il mitico Matteo Tonengo, un contadino piemontese eletto per lo scudocrociato, arrivò nei primi anni del dopoguerra a chiedere ai questori della Camera di usare il tesserino parlamentare anche per andare gratis al bordello. Altri tempi. Il caso «sex&coca» che vede oggi come protagonista Mele, tuttavia, non è affatto una novità di questa seconda repubblica.

Basti ricordare lo scandalo intorno alla morte di Wilma Montesi
, la ragazza trovata senza vita nel 1953 sulla spiaggia di Capocotta, vittima (così si disse) di un festino a base appunto di sesso e di droga, scandalo che vide il coinvolgimento di Piero Piccioni (figlio di Attilio, allora vice-presidente del consiglio) e sul quale l’Unità arrivò a infierire con botta-risposta come questo: «A Capocotta poca coca cape». «Non poca coca cape a Capocotta». Ecome dimenticare Mary Fiore, la parrucchiera siciliana che, venuta a Romadecisa a far fortuna e diventata proprietaria d’un famoso salone di bellezza («Jeunesse», vicino a largo del Tritone) venne arrestata nel 1961 perché, come ha scritto Filippo Ceccarelli nel libro «Il letto e il potere », aveva «messo su un’agenzia di prostituzione d’alto bordo, frequentata da uomini ricchi e potenti», molti dei quali politici?

Per non dire dell’«affaire» che troncò la carriera di Ettore Santi
, un deputato umbro che nel 1947 fu beccato dagli agenti in una pensione nel quartiere dietro la Fontana di Trevi con una signorina disponibile e un grammo di cocaina posato sul comodino. Non era democristiano ma apparteneva a un partito, quello repubblicano di Ugo La Malfa, che aveva un forte senso del decoro. Non cercò, lui, di scusarsi sbuffando polemicamente come il nostro onorevole di oggi «quanti parlamentari vanno a letto con le donnine?». Non invocò «ricongiungimenti familiari». E non si dimise dal partito: fu cacciato. E bollato col marchio di «on. Cocò». Un po’ di senso dell’onore, però, gli era rimasto. E nella convinzione di avere tradito chi lo aveva eletto si dimise da parlamentare. Dimissioni vere. Non da teatrino.

Gian Antonio Stella


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22 luglio 2007

La Stampa.it: "Mario, fai sognare anche noi". L'augurio dei blog di destra a un blogger di sinistra

A proposito, tanti auguri anche da parte mia a Mario Adinolfi. La sfida, a dispetto delle apparenze fisiche, è di quelle da Davide contro Golia. Ma il coraggio non è certo una dote che gli manca...
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(di Anna Masera) Mario Adinolfi, blogger di centrosinistra, mi ha inoltrato questo documento scritto da 5 blogger di centrodestra, che ha ricevuto dopo la sua candidatura per il Partito Democratico:  un'iniziativa "in nome del bene comune, per una volta sganciata, per quanto è possibile, da differenze politiche e culturali". Bloggare è di sinistra, di destra, o è la volta di una "grande coalizione" del Web? Abbiamo una rovente estate per discuterne...


"MARIO, FAI SOGNARE ANCHE NOI"
Siamo un gruppo di blogger che si collocano all'interno dell'attuale schieramento politico di centrodestra. Crediamo da sempre nello strumento blog quale possibile mezzo di influenza culturale e politica, quale evoluzione del modo di informare e di essere informati. Negli ultimi anni abbiamo condiviso molte battaglie "virtuali", contribuendo con passione e impegno alla realizzazione di progetti ambiziosi. Abbiamo sempre cercato di usare i nostri blog senza partigianerie, sforzandoci di non seguire ciecamente gli ordini di scuderia ma discutendo, confrontandoci, creando un canale di comunicazione anche con chi non la pensa come noi. Tutto questo, sia chiaro, rimanendo saldamente ancorati alle nostre convinzioni politiche e culturali. Avevamo riposto molte speranze nella crescente diffusione dei blog di centrodestra, sperando che prima o poi alle parole sarebbero seguiti i fatti concreti, l'impegno sul campo, la raccolta di quanto si era seminato in precedenza. Oggi, a malincuore, dobbiamo ammettere che poco o nulla è successo in questo senso. Si tratta di una riflessione che facciamo convintamente da mesi ma che particolarmente in questi giorni diventa tremendamente attuale.

La candidatura a segretario del Partito Democratico di Mario Adinolfi, giornalista e blogger di centrosinistra, ha messo in evidenza ancora una volta la differenza di impostazione che separa i blog che si riconoscono nell'attuale maggioranza di governo e quelli di centrodestra. Da anni ci siamo autoconvinti che noi siamo i "blog del fare" contrapposto ai "blog del dire"; noi azione, loro sterile, continuo e cervellotico dibattito; noi liberi e liberali, loro indottrinati e statalisti. Forse avevamo ragione, forse no. Fatto sta che oggi, mentre gli ideologi della rivoluzione dei ragazzi in pigiama hanno perso molto del loro appeal e del loro slancio originario, dall'altra parte qualcosa si muove: Adinolfi parte dal blog e tenta di intraprendere la sua "rivoluzione in bermuda". Una scelta coraggiosa, quasi suicida politicamente ma di sicuro impatto mediatico.
Sia chiaro: nessuno di noi si sente vicino alle posizioni politiche di Mario Adinolfi, tantomeno a quelle del nascente Partito Democratico. Le nostre considerazioni riguardano solo ed esclusivamente lo strumento blog e i suoi possibili utilizzi anche nella vita reale. La "second life" creata ad hoc dai blogger di centrodestra ci appare a volte come qualcosa di sterile e fine a se stesso, un esercizio narcisistico e onanistico che somiglia tanto ad un'élite (o presunta tale) che ad un movimento di ampio respiro. Si discute, ci si fanno i complimenti a vicenda o si litiga, ma tutto rigorosamente all'interno dello stesso "branco" di appartenenza. E' proprio la mancanza di visione ad ampio spettro che imputiamo a chi fino ad oggi ha "gestito" il movimento dei blogger di centrodestra presenti in rete. L'idea che, vittime di una sorta di nuovo complesso dei migliori data dalla oggettiva incapacità dell'attuale governo di centrosinistra, quelli che avrebbero dovuto fare la "rivoluzione culturale" siano finiti in un limitante tifo di squadra che perde quel minimo di capacità critica necessario, se non a costruire, quantomeno a proporre il domani.
L'immobilismo colpevole del centrodestra virtuale si scontra oggi con il movimentismo dell'altro versante politico. Adinolfi è lì; dove sono i guru dei blog liberalconservatori? Per questo, dunque, pur non condividendo il progetto politico alla base dell'impegno di Adinolfi e sentendoci distanti anni-luce dal Partito Democratico, ci troviamo quasi costretti ad appoggiare l'impegno di Mario che rappresenta, anche per noi, un momento di avanguardia nel mondo dei blog. Dal virtuale si passa al reale; dai post alle dichiarazioni rogrammatiche; dall'onanismo salottiero e sonnacchioso all'impegno politico concreto.

E' quello che vorremmo accadesse anche sul nostro versante. Ma visto che questo sembra per adesso un obiettivo lontano, esprimiamo i nostri migliori auguri a Mario Adinolfi e gli offriamo, nei limiti delle sacrosante differenze politiche e culturali, il nostro supporto in questa difficile ma entusiasmante battaglia.

Firmato:
Domenico Naso http://www.ilmegafono.net
David Moser http://daverik.wordpress.com
Roberto Nicolai http://www.robinik.net
Diego Destro http://daw.ilcannocchiale.it
Fabrizia Cioffi http://inyqua.iobloggo.com
Cantor http://www.cantorblog.net


22 luglio 2007

Reuters: Ecologisti russi aggrediti in Siberia, uno ucciso a bastonate

MOSCA (Reuters) - Un ambientalista russo è stato picchiato a morte e sette suoi compagni sono rimasti feriti oggi, dopo aver subito l'aggressione di un gruppo di uomini armati di sbarre di ferro e mazze da baseball presso il loro campo vicino ad un impianto per il trattamento di scorie nucleari in Siberia. I media russi hanno raccontato che una quindicina di persone, urlando slogan fascisti, hanno attaccato gli ambientalisti, che vivono nel campo per protestare contro la lavorazione delle scorie nucleari nella città di Angarsk vicino al lago Baikal, 5.000 chilometri ad est di Mosca. "Uno dei feriti è morto nel reparto di terapia intensiva a seguito delll'aggressione", ha detto Ekho Moskvy Radio citando una delle attiviste ecologiste, Olga Kozlova. Un'altra attivista presente nel campo, Marina Popova, ha detto che gli aggressori hanno gridato slogan contro gli antifascisti. "Da quanto possiamo concludere erano nazisti o skinheads", ha detto al canale tv Vesti-24 television channel, comparendo con un benda insanguinata alla testa. L'agenzia Itar-Tass ha detto che la vittima era un ventenne di Nakhodka. Tredici aggressori sono stati identificati e quattro già arrestati, ha detto un portavoce del ministero dell'Interno. Sab 21 Lug - 16.00

Una notizia che almeno al momento trova pochissimo spazio sui giornali on line. E che conferma che quello è proprio un posto pericoloso.


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15 luglio 2007

Rassegna stampa - Ambiente: Marini, oggi difenderlo è necessità dell'umanità

AMBIENTE: MARINI, OGGI DIFENDERLO E' NECESSITA'DELL'UMANITA'

(ANSA) - MALBORGHETTO-VALBRUNA (UDINE), 14 LUG - 'Oggi la difesa dell'ambiente e' una necessita' dell'umanita' e hanno ragione tutti coloro che hanno diffuso questa sensibilita'. Il nostro futuro, dell'uomo, dei nostri ragazzi, e' questo: dobbiamo salvaguardare quello che abbiamo avuto e che nella storia qualche volta abbiamo deturpato': lo ha affermato il presidente del Senato, Franco Marini, parlando nel corso della cerimonia per i mille anni della Foresta di Tarvisio.

'Ve lo dice - ha aggiunto Marini rivolgendosi alla platea - uno che ricorda gli anni '60, quando ero impegnato nel sindacato e, ammetto qui', pubblicamente, per rafforzare la mia affermazione, guardavamo noi giovani impegnati nel mondo del lavoro, che assistevamo a una profonda trasformazione industriale che dava lavoro e benessere, con qualche fastidio quando comunita', uomini di cultura o gente sensibile ci diceva che c'era il problema di un'espansione guidata'.

Sottolineando la 'ricchezza straordinaria' di storia, cultura e ambiente che ha l'Italia rispetto a ogni altro Paese, Marini ha sottolineato che 'qui' da noi c'e' qualcosa di incommensurabilmente grande, che puo' essere un dato di attrazione, di crescita, di ricchezza per il Paese e di prospettive per i giovani dentro all'Europa'.
Secondo Marini, 'abbiamo bisogno di una cultura politica consapevole di tutto questo e pronta a definire i giusti equilibri fra le diverse attivita'. Abbiamo bisogno di una visione ambientale fortemente positiva. Bisogna assicurare la conservazione e, insieme, lo sviluppo equilibrato e moderno'.

KXH/MST 14-LUG-07 13:58



20 giugno 2007

L'Uomo delle Tasse

Oggi ci viene raccontata un’altra interessante storia che, tanto per cambiare, viene dalla Francia: in men che non si dica, e soltanto a distanza di un mese dalla nascita del governo, Sarkozy ha spostato Jean Louis Borloo dal ministero dell’Economia a quello dell’Ecologia.

Il fatto viene letto in maniera diametralmente opposta da due tra i più raffinati quotidiani italiani, e da queste divergenti letture ne discendono due o tre interessanti riflessioni e paralleli con la politica italiana.

Il Riformista presenta questo spostamento come una punizione per Borloo, il quale avrebbe la colpa di aver assestato un brutto scossone elettorale all’Ump, avendo prospettato un aumento delle tasse attraverso l’introduzione di un’‘Iva sociale’.

E qui il parallelo con l’Uomo delle Tasse italiano è inevitabile, e viene in mente quanto detto da Marco Venturi, presidente della Confesercenti, dopo i fischi della platea all’indirizzo di Prodi: «No, i fischi e le contestazioni non significano che la Confesercenti abbia un pregiudizio verso questo governo. A un patto però. Che Vincenzo Visco la smetta di trattarci come un Bancomat. Appena ha bisogno di un prelievo urgente viene qui». Ecco, da queste parti c’è da domandarsi chissà quanto consenso avrà portato l’immagine di Visco al suo schieramento politico.

Ma torniamo a Borloo. Il Foglio, dicevamo, legge invece la decisione di Sarkozy nei suoi confronti come una formidabile promozione: «Jean Louis Borloo, ministro dell’Economia nel governo Fillon I, è stato promosso ministro dell’Ecologia, dello Sviluppo Sostenibile e delle Infrastrutture, con rango di ministro di stato e numero due del governo Fillon II».

E da qui deduco che intanto trattasi di ministero dell’ecologia e non dell’ambiente come usa in Italia, e già queste due diverse definizioni rispecchiano un modo di differenze. Che non finisce qui. Infatti in Francia il dicastero dell’Ecologia va con lo ‘Sviluppo Sostenibile’, che qui in Italia non esiste nemmeno e, udite udite, con le Infrastrutture, scelta che denota una concezione della valutazione dell’impatto ambientale delle opere umane da cui noi siamo ancora ben lontani. Infine, l’ultima notizia è che quel ministro dell’Ecologia è il numero due del governo, mentre nel nostro Paese, diciamolo, nonostante alcuni sforzi, quello dell’ambiente è e resta un ministero un po’ sfigato. E qui le differenze diventano una galassia.

Interpretazioni a parte, mi balena un ultimo, cattivo pensiero.

Certo che, se anche Prodi volesse, uno spostamento dell’Uomo delle Tasse italiano al ministero dell’Ambiente proprio non potrebbe verificarsi. E non perché quello sia un ministero di serie B, no. Diciamo per una questione quantomeno ‘estetica’: perché infatti mettere proprio Visco a fare la guardia al paesaggio, con quella condanna così antipatica per abuso edilizio a Pantelleria, starebbe proprio male.



3 giugno 2007

Vladimir Putin: «Sono pronto a puntare i missili sull'Europa»

Scrive il Corriere.it: L'incontro con il presidente russo ha avuto luogo venerdì sera. Dal momento che il settimanale tedesco Der Spiegel ha parzialmente violato l'embargo concordato per domani, il Corriere della Sera, che ha intervistato Putin in esclusiva italiana, si ritiene libero di pubblicare oggi il suo articolo.
Non ho ancora trovato quanto pubblicato da Der Dpiegel, ma l'intervista rilasciata a Fabrizio Dragosei e Franco Venturini è molto interessante, eccola.


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28 maggio 2007

Rassegna stampa: nel 2030 la dipendenza energetica della UE salirà al 70%

 Nicoletta Cottone sul Sole 24 Ore

Per il fragile sistema energetico dell'Unione europea occorre una politica comune, perché senza misure ad hoc il livello di dipendenza energetica dell'Europa, oggi del 50%, salirà nel 2030 al 70 per cento. Ancor oggi i mercati del gas naturale e dell'elettricità funzionano in base a logiche nazionali più che comunitarie, ci sono scelte a più vie sulle sovvenzioni da concedere alle fonti energetiche. Tutti condividono, però, un unico filo di Arianna, quello di un futuro energetico sostenibile. Critica la situazione dell'Italia che paga una elevata dipendenza energetica e segna un livello estremamente modesto di sfruttamento delle risorse rinnovabili. Dunque la questione dell'energia e la gestione della domanda nel nostro Paese devono trovare uno spazio sempre più rilevante all'interno degli strumenti della programmazione dello sviluppo regionale e nella pianificazione locale. Lo attesta il rapporto Isae-Iuss su «Politiche e strumenti di gestione degli usi finali di energia: stato dell'arte e tentativi di innovazione», presentato questa mattina a Roma, ricordando che non sono più dilazionabili politiche specifiche.

Mentre l'evoluzione del sistema energetico italiano - si legge nel rapporto - aveva evidenziato nel 2005 una crescita della domanda di energia dello 0,64% in un quadro economico di sostanziale ristagno, i dati del 2006 indicano una riduzione dei consumi energetici nazionali dell'1,2% a fronte di una crescita del Pil dell'1,7% e della produzione industriale dell'1,9 per cento. Inoltre il rapporto segnala che la dinamica dell'intensità energetica del paese, che è data dal rapporto fra domanda complessiva di energia e Pil, ha registrato un calo del 2,82% nel 2006, dopo tre anni consecutivi di crescita, «determinato probabilmente dall'attuazione di politiche di efficienza e quindi di risparmio energetico». La dipendenza energetica italiana dalle importazioni è, invece, in costante aumento a partire dal 2000 e nel 2005 è salita all'85,07% segnando il suo massimo in relazione alle importazioni di petrolio (92,86%) e il suo minimo per le importazioni di energia elettrica (16,13 per cento).

Se da una parte appaiono molto limitati i margini di manovra sull'offerta energetica dell'Unione, molto si può fare sul fronte della domanda e sulle strategie di efficienza e risparmio energetico, anche nel breve periodo, sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento. I dati della Commissione, infatti, indicano che un aumento nell'efficienza energetica di appena l'1% l'anno fino al 2010 metterebbe i Paesi dell'Unione in condizione di conseguire due terzi dei potenziali risparmi possibili e potrebbe anche garantire il raggiungimento del 40% degli obiettivi europei del protocollo di Kyoto, con un taglio di 200 milioni di tonnellate all'anno nelle emissioni di Co2. «Il tema dell'efficienza energetica - si legge nel rapporto - coinvolge le famiglie, la pubblica amministrazione e gli usi industriali per quanto riguarda edifici, illuminazione ed etichettatura degli elettrodomestici e dei macchinari da ufficio». Sul fronte della strategia della domanda si può agire su una riduzione vera e propria dei consumi, sostenuta dall'innovazione tecnologica, per mantenere i livelli di servizio e confort, raggiungendo livelli sempre più elevati di efficienza energetica. (25/5/2007)


15 maggio 2007

Rassegna stampa: le motivazioni della sentenza Sme

I giornali ne hanno già parlato nei giorni scorsi, tuttavia chi fosse curioso di leggere in versione integrale le motivazioni con le quali la Corte d'appello di Milano assolve Silvio Berlusconi, le può trovare in esclusiva (almeno per ora) sul sito di Affari Italiani.
Si tratta di una storia incominciata oltre venti anni fa e che successivamente ha contribuito in maniera significativa all'avvelenamento, al condizionamento ed all'abbrutimento della politica italiana.
Speriamo che finalmente vi si possa mettere una pietra sopra.




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6 maggio 2007

Rassegna stampa: "Scienziati troppo prudenti. Meno male che l' Europa è pronta a cambiare tutto"

"Il primo passo è abbandonare la geopolitica a favore della politica della biosfera.
Perché l'effetto serra non ha confini".

Intervista a Jeremy Rifkin (Corriere della Sera, 5 maggio 2007)




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11 aprile 2007

Rassegna stampa: quando la privacy non è uguale per tutti (Davide Giacalone su Libero)

Quella di Sircana non è uguale a quella di Giacalone.

"Libero" del 10 aprile 2007, pag.13
"Mi associano a Provenzano e il Garante non mi difende"
Sbattuto sui giornali e accusato di riciclaggio, ho cercato aiuto. Invano.

Pensavo che l'Autorità Garante della Privacy fosse un ente inutile. Ora ne sono sicuro. Il dubbio mi era rimasto perché avevo incrociato uno dei commissari, Giuseppe Fortunato, in un dibattito radiofonico (presso RadioRadio). Lui parlava di privacy e dei portentosi interventi dell'Autorità, al che io gli feci presente che a me era stato spiato il computer e nessuno s'era fatto sentire. (continua)




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1 marzo 2007

Rassegna stampa: Guido Ceronetti su "La Stampa"

Su concetto di famiglia. Un articolo abbastanza impietoso. Certamente da leggere, anche se soltanto con l'intenzione di criticarlo.




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23 febbraio 2007

Contro l’ampliamento della base di Vicenza. Visto da centrodestra.

Uno dei grandi meriti dei blog è anche il fatto che a volte ti danno l’occasione per scovare un “articolo dapprima concordato e poi non pubblicato dal direttore del Giornale, Maurizio Belpietro” , come questo.

 

Italia vendesi – di Filippo Facci

Vorrei spiegare per quali ragioni sono contrario all’ampliamento della base di Vicenza e perchè le basi americane situate in Italia andrebbero tutte rinegoziate, a mio parere. E aggiungo, di passaggio, che sono anche stufo di dover sacrificare questa mia opinione al pericolo che venga confusa con quelle espresse in cortei di gente sostanzialmente stupida. Continua...




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6 febbraio 2007

Rassegna stampa: un perfetto Scalzone

Il sempre magnifico Filippo Facci per Il Giornale del 6 febbraio 2007

Mai appartenuto al genere che vorrebbe condannare al totale oblio gli ex terroristi. Penso che si debba distinguere caso per caso, e che una persona che abbia scontato una pena, come la Costituzione prevede, abbia diritto a una riabilitazione, come la Costituzione prevede. Se poi una persona ha dimostrato doti utili alla società, in casi eccezionali, penso addirittura che possa ricoprire degli incarichi istituzionali, meglio se non primari. Detto questo, se non avesse il problema dell'età, penso che Oreste Scalzone dovremmo prenderlo a calci nel culo per una settimana. Tutti: destra e sinistra, parrucchieri e maniscalchi, borghesi e noglobal, catanesi e palermitani. Scalzone è rientrato in Italia dopo 25 anni, e le cose che ha dichiarato le avrete lette: pensa di far parte ancora di qualcosa, è fermo all'81, pensa che il Paese reale sia diviso tra noi e loro, straparla di Tambroni, minaccia destra e sinistra, tira in ballo un sottosegretario e dice che gli toglierà i voti, dice che i parenti delle vittime fanno carriera col dolore e che sono poco dignitosi, pensa di doverli escludere da un tavolo istituzionale che ridiscuta gli anni di piombo, dice che «potrei tornare a sparare» e insomma ammorba l'aria, pensando che il piombo che l'inquina sia ancora il suo. Povero vecchio. E poveri noi.




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3 gennaio 2007

Rassegna stampa: Viva i pochi e sempre presenti (Giuliano Ferrara su Panorama)

Con l'augurio che Pannella termini al più presto lo sciopero della fame e soprattutto quello della sete, segnalo questo splendido articolo di Giuliano Ferrara, che ci ricorda che nonostante tutto in Italia esiste ancora una politica dove il molto si fa con il poco. Grazie.

Viva i pochi e sempre presenti

Sono i radicali, da oltre trent'anni in prima linea con pochi mezzi. E sempre significativi.
Dopo la lunga, legittima, ambivalente, fortissima campagna di Piergiorgio Welby e intorno a Welby si dovrebbe riflettere su una questione politica: Pannella e i radicali si sono aggiudicati, danzando accanto al loro compagno e al suo desiderio di requie, il Natale 2006. Attraverso un caso esemplare, governato nella più acuta ed estrema emozione personale dal suo protagonista e dallo stato maggiore del suo partito, Welby e i radicali hanno introdotto il problema della morte, della loro definizione della morte, e dunque della vita, in tempo di Avvento, come si dice. Hanno ascoltato, hanno parlato, si sono fatti ascoltare, e hanno introdotto nuovi concetti e nuove immagini lancinanti nella immaginazione e nella coscienza pubblica del Paese. Con effetti immediati e ancor più conseguenze di lungo periodo. Negarlo sarebbe da stolti.

Dovrebbe essere chiaro quel che voglio dire. Non c’è alcun cinismo, men che meno affettazione di cinismo. Non parlo di strumentalizzazione, concetto del tutto inidoneo a spiegare quel che è successo quando un uomo morente si è fatto strumento di se stesso per ottenere legalmente un riposo eterno cui pensa abbiano diritto anche gli altri malati che lo desiderino, lottando contro il niente istituzionale e civile, contro il nullismo inconcludente di politici, medici e magistrati, di cui ha parlato con parole forti e chiare Filippo Facci nel Giornale. Dico semplicemente e letteralmente, confortato da fatti verificabili per chiunque, che tra tante chiacchiere su religione e politica, alla fine l’unico vero partito dei valori risulta quello illuminista, laico e laicista.

Fosse una sorpresa, capirei la sorpresa. Ma non è una sorpresa. Sono almeno 32 anni, dai tempi della battaglia sul divorzio, che in forme varie, prendendo fischi e sputi, raccogliendo applausi e gratificazioni morali, esponendosi in prima persona e facendosi scudo di casi terzi assunti in carico, con strumenti arcaici e archetipici come il digiuno e la radio, un pugno di italiani che alle elezioni non prendono molti voti, salvo eccezioni ormai lontane, che non hanno una lira o hanno due lire, che comunicano per prepotente bisogno di dire qualcosa o di gridarla, e non per comunicare l’opaco e il legnoso professionalismo politicante, tiene la scena con atti di governo delle nostre vite, formando letteralmente una coscienza civile e filosofica del senso dell’esistere.

Sono molto di più che amministratori di un’ideologia o guerrieri culturali, sono anche questo, ma in linea di fatto si presentano come ministri di culto senza tonaca. Il culto è quello dei diritti dell’uomo, della libertà di conoscere e di scegliere, e di decidere, affidata al soggetto, all’individuo senza alcuna mediazione veritativa, cioè senza mai presupporre che alle spalle della decisione etica ci sia una distinzione tra bene e male che non dipenda totalmente e irrevocabilmente da noi stessi. Io la penso altrimenti, ma devo constatare che il loro modo di pensarla ha la forza di un pulpito, la capacità di tagliare le onde delle prore delle navi baleniere che stupivano, appunto come fossero pulpiti, gli eroi di Melville in Moby Dick. Questi anticlericali incalliti sono gli unici che sanno governare il rapporto fatale tra religione e politica.

L’ovvia domanda è: perché? Perché se devo parlare di cosucce non molto meno importanti dell’ultima Finanziaria, come la famiglia, la libertà delle donne e il suo significato, la salute, la fame nel mondo, il famoso «diritto d’avere figli», la ricerca per curare, la desistenza dalle cure, la laicità dello stato nella libertà di coscienza, la giustizia terrena e l’ingiustizia terrena, e mille altre questioni di assoluto e incidente rilievo nelle vite di tutti noi, perché nella vittoria e nella sconfitta, nella solitudine e nel corale consenso che cambia lo stato delle cose, via referendum vinti e perduti, campagne più o meno fortunate, alla fine c’è sempre di mezzo questo minuscolo single issue party, questa compagnia di giro che recita a soggetto, con il suo grande e affettuoso e durissimo capocomico?

Voi direte. Non esagerare, la chiesa ha Madre Teresa di Calcutta e la grande macchina di testimonianza e carità che si conosce, oltre ai grandi papi, e il movimento del lavoro ha le sue battaglie e i suoi sindacati, e la Democrazia cristiana nelle sue molte incarnazioni ha lo spazio augusto della mediazione politica permanente, e alla fine con Silvio Berlusconi anche il populismo democratico ha trovato lo spazio per le sue grandi campagne: a ciascuno il suo, direte, è una divisione dei ruoli. Eppure non vi sfuggirà che i radicali sono il molto che si fa con il poco, c’è una sovrabbondanza di politica civile e di segno, di intuizione intorno ai criteri della vita, buona o cattiva è un altro discorso, ma sempre significativi; mentre tutto il resto ha l’aria, quantomeno nel perimetro della vita italiana pubblica, di essere il poco che si fa con il molto, e qualche volta con il troppo. È chiaro che non voglio fare i complimenti ai radicali, da cui mi divide un quasi tutto che ha per premessa il «quasi», ma invitare a pensarci su, a riflettere, tutto quel mondo non radicale, che fa politica intorno alla nostra vita, mai sfiorandola o quasi mai nei suoi problemi essenziali, decisivi e certi.




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27 ottobre 2006

Rassegna stampa: Perché quel no ai volenterosi? (Sartori sul Corriere della Sera)

Non saprei dire esattamente perché ma trovo che questo editoriale di oggi del prof. Sartori sul Corriere della Sera abbia qualcosa di delizioso...

Il premier e la ricerca della stabilità Perché quel no ai volenterosi?

di
Giovanni Sartori
Ricordate Fazio, già governatore della Banca d'Italia? Quando il coro di chi ne chiedeva le dimissioni divenne assordante, Fazio ebbe (ci racconta) un sogno. Nel sogno gli apparve Sant'Agostino che lo esortò a non cedere, a resistere. Da allora soffro di gelosia. Perché da me, nei miei sogni, non viene mai nessuno? Prega e riprega, l'altra notte sono stato accontentato. No, Sant'Agostino mi ha snobbato. Ma in compenso mi è apparso il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, che mi chiedeva: perché non scrivi, perché non mi difendi? Gli rispondo: taccio, è vero, da tempo; ma taccio per amicizia, e non perché il mio sia un silenzio-assenso. All'opposto, il mio è un silenzio-dissenso.
Prodi mi guarda stupito: ma come, se eri contro Berlusconi, ora devi essere, per coerenza, per me. Ma questa è la logica degli schierati, e io non lo sono. Per me se uno è un imbecille non ne consegue che il suo contraddittore sia un genio: possono essere imbecilli tutti e due. E se Berlusconi ha fatto male perché ha governato per se stesso, Prodi fa male, si direbbe, perché sbaglia, perché ha l'istinto di sbagliare.
Prodi incalza a muso duro: dove e quando avrei sbagliato? Vedi — rispondo — a mio avviso il tuo errore di fondo è, quasi da sempre, il tuo Bertinottismo. Non hai mai cercato di ridurre e contrastare l'estremismo di sinistra. Quando Bertinotti ha silurato il tuo primo governo, il suo era un appoggio esterno che ti lasciava libero di accettare, in alternativa, l'appoggio esterno di Cossiga. Lo hai rifiutato e ti sei autoaffondato.
Dopodiché ti sei convinto che per ammansire Rifondaroli e compagni te li dovevi portare in casa. E così ti sei impiombato: non hai più la scelta di cambiare alleato. D'altra parte, spostando l'asse del governo a sinistra, mantieni voti che hai già. Però perdi i voti dei moderati e dei riformisti del centrosinistra senza i quali è pressoché inevitabile che le prossime elezioni le vinca Berlusconi.
Mi accorgo che Prodi si acciglia. Ma è ancora lì, e ne approfitto per continuare. Quel che non capisco, Presidente, è come riuscirai a governare. A Berlusconi conviene che la Finanziaria sia a tuo carico. Ma poi? A tutti gli effetti pratici il tuo è un governo a maggioranza spappolata e friabile, e così l'equivalente di un governo di minoranza. Il che ti impone di accettarne le regole e, per esempio, l'appoggio di «alleanze di volenterosi». I tuoi «sinistri» ti impediscono di allargare la coalizione, ma non ti possono impedire di essere aiutato di volta in volta da chi è disposto ad aiutarti. Ma sei tu che non vuoi, che rifiuti i volenterosi. Come nel 1998? Sì, lo so che conti su Casini che teme (come dovresti temere anche tu) nuove elezioni, e sul fatto che i nuovi eletti maturano il diritto alla pensione dopo due anni (il che li rende interessati a farti durare fino al 2008). Ma se si rivota e se perdi, le pensioni le perdono soltanto i tuoi. Amen. Quanto a Casini, voglio vedere come riuscirà a fermare un Berlusconi vieppiù scatenato dal tuo calo di popolarità.
Da ultimo avevo parlato con gli occhi bassi. Li alzo appena in tempo per vedere un coltello che sta per tagliarmi la gola. Spaventatissimo, mi sveglio. Però che brutto sogno, che incubo.
27 ottobre 2006




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8 settembre 2006

Adinolfi e TocqueVille su Europa

Oggi Mario Adinolfi  parla anche di questo blog nel suo articolo sul quotidiano Europa.
L'argomento è dato dal dibattito intorno all'aggregatore di blog TocqueVille, e più in generale ci si interroga se anche i blog non inquadrati a sinistra riescano effettivamente a fare politica anch'essi, sapendo interpretare appieno lo spirito aperto e democratico intrinseco ai nuovi mezzi di comunicazione, o se non cerchino piuttosto di arrabattarsi rischiando di riadattare vecchi schemi mentali e vecchi metodi a qualcosa che è invece nuovo in maniera rivoluzionaria. Ovviamente il discorso parte dal presupposto che ai blog di sinistra la rete si confaccia già pienamente.

Inoltre nell'articolo Adinolfi, con grande generosità, si azzarda persino a definire autorevole la sottoscritta.

Che dire, correte suuubito a comprare Europa!




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13 giugno 2006

Sedotti e abbandonati?

Interessante l’articolo di oggi sul Corriere della Sera in cui Geminello Alvi paragona Prodi al Saro Urzì di “Sedotta e abbandonata”: come il secondo nel film ostentava larghi sorrisi per difendere l’onore violato della figlia, così nella realtà il primo sorride e fa dire ai portavoce di sorridere a loro volta, ma il tutto sembra volto soltanto a coprire l’incapacità di agire in maniera significativa e le contraddizioni fin qui viste in questi primi sessanta giorni del suo governo.

E sembra che, una volta terminato l’effetto del collante potente ma di breve durata dell’antiberlusconismo, tra gli italiani ed anche tra gli elettori del Professore serpeggi la sensazione di essere stati sedotti e abbandonati…




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8 giugno 2006

Sul referendum di giugno stavolta hanno ragione i giuristi cattolici

Una Costituzione non è intoccabile, ma deve pur sempre volare alto e guardare al di là degli scenari politici contingenti.

Il resto sarà pure del diavolo tuttavia, come spesso avviene, un sì o un no difficilmente bastano a rappresentare delle posizioni e delle visioni politiche complesse.

E di certo stavolta il taglio che può dividere i fautori del sì e quelli del no non coincide con quello che divide gli elettori di centrodestra da quelli del centrosinistra, e volerci far credere esattamente il contrario è quantomeno una forzatura (per non dire una balla), ed una forzatura che per qualcuno, da furbesca, potrebbe invece diventare autolesionista. Lo hanno capito bene nell’Udc, in cui si potrà certo dire che c’era già maretta, ma questo referendum è stato proprio l’occasione per una spaccatura di fatto, in cui Follini denuncia che il partito sarebbe divenuto eccessivamente subordinato, senza identità, senza appeal, “liquido” lo definisce, e insieme a Bruno Tabacci fonda i circoli dell’”Italia di Mezzo” che, almeno nelle intenzioni, vorrebbero divenire il Terzo Polo.

Se certamente la visione delle regole e della struttura dello Stato ha un portato politico fondamentale e quindi non sono  praticabili da parte di nessuno posizioni assolutamente neutrali sul tema, non si può certo dimenticare che la riforma oggetto del referendum ha preso le mosse soprattutto da istanze dettate da un’area politica ben precisa dello schieramento di centrodestra, e oserei dire anche ben caratterizzata da un punto di vista geografico. Certo si può discutere fino a domani delle manchevolezze della riforma del titolo V fatta dal precedente governo di sinistra e dei ‘buchi’ che ha lasciato nella Costituzione, tuttavia a questo punto una domanda sorge spontanea: è giusto giocarsi tutta la partita politica su questo referendum? E, se è vero che la Costituzione vigente non è e non deve essere intoccabile a tutti i costi, è anche vero che la Costituzione è pur sempre la Carta Fondamentale di uno stato, ed ogni modifica va giudicata solo e soltanto travalicando lo scenario politico contingente e guardando invece ai valori che intende affermare, al “patto” che si stipula attraverso di essa.

Ed io ritengo che sia su questa base che stavolta occorre dire sì o no al referendum.

Sull’Osservatore Romano di oggi l’Unione Giuristi Cattolici Italiani in una mozione parla di “…un dato di fatto che sta sotto gli occhi di tutti: la riduzione della revisione e degli emendamenti alla Costituzione a strumento di lotta politica. La contrapposizione tra le forze politiche trasferita nell’arena della revisione costituzionale rischia di dare agli emendamenti costituzionali il carattere congiunturale proprio di quella contrapposizione. Le disposizioni costituzionali, al contrario, portano in sé la vocazione a durare nel tempo al di là delle stagioni politiche: usano un linguaggio che sa andare ben oltre le circostanze del momento e che si presta a interpretazioni adeguatici. Sempre sul piano del metodo, suscita molte e profonde perplessità la riduzione della Carta costituzionale a oggetto di “scambio politico”, sia tra le componenti della maggioranza che si è assunta la responsabilità di approvarne la revisione, sia tra i due opposti “poli” che sono chiamati a impegnarsi nella campagna referendaria. (…) …quale che possa essere l’esito di questo referendum (l’UGCI, ndr) …auspica che non vada perduta la consapevolezza che è affidata al dettato costituzionale un bene, l’unità non solo istituzionale, ma anche e soprattutto dei valori di riferimento del nostro Paese, che è il massimo che si possa realizzare all’interno di una comunità politica”.

Nulla da aggiungere.





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