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NON SONO LE IDEE
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(L. Longanesi)

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15 marzo 2009

www.referendumelettorale.org



1 agosto 2008

E il Pd che fa?

Fugge!


16 ottobre 2007

Quest'anno sono di moda le folle

Va bene, forse quel numero va diviso per due o addirittura per tre, ma qualcosa è cambiato.
Ciò che sta avvenendo ultimamente non lo si vedeva da tempo: e una settimana ci sono quelli di Grillo, e un’altra quelli della Brambilla, poi la manifestazione di An, poi le primarie del Partito Democratico, poi il corteo di sabato, poi ci saranno i circoli di Montecatini, e poi, e poi, e poi. Altro ancora. Di contro pare che i convegni dei pochi autoreferenziali intelligentoni meno-siamo-e-meglio-stiamo siano in forte calo.
Quest’anno sono di moda le folle oceaniche.
Insomma, mi sembra proprio che… antipolitica un tubo. Non siamo nemmeno in campagna elettorale e in giro invece è
proprio tornata tanta voglia di fare politica.


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31 luglio 2007

Rassegna stampa: il ricongiungimento e i capocottari

Senza parole. E, direi, senza più ritegno alcuno.

Dal Corriere della Sera
La proposta di Lorenzo Cesa
L’ultima frontiera dei privilegi: un’indennità contro le tentazioni
Onorevoli spesso lontani da casa? Le sedute sono in media 3 alla settimana. Onorevoli spesso lontani da casa? Le sedute sono in media 3 alla settimana


E l'«indennità tentazioni»?
La pensata di Lorenzo Cesa spalanca ai già vezzeggiati politici nostrani nuovi orizzonti. Per evitare che un parlamentare in trasferta a Roma ceda ai pruriti e metta le corna alla moglie con una squillo, come Cosimo Mele, gli italiani si dovrebbero far carico di aumentare il suo stipendio per il «ricongiungimento familiare».

Un’idea, diamogliene atto, fantastica. Che darebbe vita a un frizzante dibattito d’aula. Questo diritto al ricongiungimento, concetto in genere utilizzato per gli immigrati che dopo anni di lavoro in Italia vorrebbero essere raggiunti da moglie e figli rimasti in un’isola delle Filippine o sulla peruviana Cordillera Negra, vale per tutti o solo per chi ha la famiglia che abita oltre Viterbo e Frosinone? Vale per le mogli regolarmente sposate o anche per le compagne more uxorio? Possono bastare altri 4.190 euro (4.678 a Palazzo Madama) come quelli dati per stipendiare i portaborse o sono pochi? È dura, vivere a Roma! Chi potrebbe mai negare a queste spose e conviventi (per i parlamentari iDico ci sono già) deportate nella capitale un appartamento in cui vivere dignitosamente in centro storico? Mobili e lampadari su misura dei propri gusti? L’abbonamento a Sky per le lunghe giornate di seduta assembleare? I viaggi in treno o in aereo anche, eventualmente, per la diletta prole? Una domestica per dare una mano in casa, un reparto di pronto intervento elettro-idraulico per i guasti, una baby-sitter per i pargoletti, una tessera per andare al cinema gratis?

Direte: che razza di idea! Attenzione: c’è chi vi accuserebbe di qualunquismo. Preso atto che la capacità di resistere alla carenza di sesso di un deputato del suo partito cattolico è molto più ridotta di quella di Sharon Stone e non supera una manciata di giorni (l’ha detto il Mele in un’intervista: «Questa storia non c’entra niente coi valori della fami glia. Non posso essere un buon padre e un buon marito solo perché dopo cinque giorni fuori casa mi capita un’occasione?») Lorenzo Cesa ha detto proprio così. Testuale: «Si parla tanto di costi della politica, ma al parlamentare bisognerebbe dare di più e consentire il ricongiungimento familiare. Perché la vita del parlamentare è dura, la solitudine è una cosa molto seria». Certo, c’è chi dirà che, come denunciò Giulio Andreotti tre anni fa, «si lavora in aula solo tre giorni la settimana, dal martedì al giovedì».

Chi ricorderà che un mucchio di volte
, in questi anni, è capitato che la maggioranza andasse sotto o che provvedimenti importanti saltassero per mancanza di numero legale solo perché, al giovedì sera o al venerdì, troppi deputati e senatori avevano già preso l’aereo per tornarsene a casa. Chi sottolineerà che nell’ultima legislatura, per fare un esempio, le sedute a Montecitorio sono state 749 in 1.735 giorni: tre alla settimana. Chi calcherà la mano precisando che nei primi sei mesi del 2005, per prendere un periodo a campione, le sedute tenute di venerdì si contano sulle dita di una mano. Chi noterà infine, come dice un’inchiesta dei radicali diffusa ieri da Ugo Magri, che gli eletti alla Camera dell’Udc marcano mediamente visita a una votazione su quattro. Insomma: se l’irredentista irlandese Bobby Sands riuscì a resistere 66 giorni senza mangiare, prima di morire in carcere a Belfast, un deputato nostrano non può resistere in astinenza tre giorni la settimana?

Nella strepitosa sortita del segretario neo-democristiano
, che deve essersi morso la lingua davanti alle reazioni sarcastiche non solo degli avversari ma perfino di qualche amico, c’è tuttavia da prendere atto di una novità. In altri tempi, altri democristiani avrebbero proposto all’incontinenza erotica soluzioni diverse. Il mitico Matteo Tonengo, un contadino piemontese eletto per lo scudocrociato, arrivò nei primi anni del dopoguerra a chiedere ai questori della Camera di usare il tesserino parlamentare anche per andare gratis al bordello. Altri tempi. Il caso «sex&coca» che vede oggi come protagonista Mele, tuttavia, non è affatto una novità di questa seconda repubblica.

Basti ricordare lo scandalo intorno alla morte di Wilma Montesi
, la ragazza trovata senza vita nel 1953 sulla spiaggia di Capocotta, vittima (così si disse) di un festino a base appunto di sesso e di droga, scandalo che vide il coinvolgimento di Piero Piccioni (figlio di Attilio, allora vice-presidente del consiglio) e sul quale l’Unità arrivò a infierire con botta-risposta come questo: «A Capocotta poca coca cape». «Non poca coca cape a Capocotta». Ecome dimenticare Mary Fiore, la parrucchiera siciliana che, venuta a Romadecisa a far fortuna e diventata proprietaria d’un famoso salone di bellezza («Jeunesse», vicino a largo del Tritone) venne arrestata nel 1961 perché, come ha scritto Filippo Ceccarelli nel libro «Il letto e il potere », aveva «messo su un’agenzia di prostituzione d’alto bordo, frequentata da uomini ricchi e potenti», molti dei quali politici?

Per non dire dell’«affaire» che troncò la carriera di Ettore Santi
, un deputato umbro che nel 1947 fu beccato dagli agenti in una pensione nel quartiere dietro la Fontana di Trevi con una signorina disponibile e un grammo di cocaina posato sul comodino. Non era democristiano ma apparteneva a un partito, quello repubblicano di Ugo La Malfa, che aveva un forte senso del decoro. Non cercò, lui, di scusarsi sbuffando polemicamente come il nostro onorevole di oggi «quanti parlamentari vanno a letto con le donnine?». Non invocò «ricongiungimenti familiari». E non si dimise dal partito: fu cacciato. E bollato col marchio di «on. Cocò». Un po’ di senso dell’onore, però, gli era rimasto. E nella convinzione di avere tradito chi lo aveva eletto si dimise da parlamentare. Dimissioni vere. Non da teatrino.

Gian Antonio Stella


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15 luglio 2007

www.referendumelettorale.org

Personalmente ho firmato, anche se mi sono stupita del fatto che a raccogliere le firme al tavolo quel giorno ci fossero delle ragazze pagate a giornata che, a parte tre o quattro frasi d'ordinanza, non sapevano un beneamato piffero né della legge elettorale, né di chi fossero i promotori e del perché ci fosse questo referendum. Alla mia ingenua domanda circa il loro gruppo politico o associativo d'appartenenza, la risposta è stata: "Segni, ci ha detto l'agenzia". Vabbè. Io ero abituata ai militanti, a quelli che poco o tanto facevano politica. Ma forse da allora è passato un millennio, altri tempi, altre storie. O forse è vero che in fondo soltanto i radicali sono quelli capaci di raccogliere le firme in questi casi.



Comunque sia, di questo referendum avevo già parlato: bene, ora credo che la domanda da farsi per decidere di firmare non sia se il suo risultato porterà o meno la migliore delle leggi elettorali possibili.

Il punto è che ormai abbiamo ogni giorno dimostrazioni del fatto che i partiti, anche a causa delle attuali regole del gioco, spesso non sanno e non vogliono mettere in discussione i propri apparati e i propri sistemi di reclutamento, che oltre a parlarsi addosso fanno assai poco e ascoltano ancora meno, e che ogni volta occorre un fattore esterno – positivo o negativo che sia – per dare una scossa. E soprattutto che non sono più quelle le vere case della politica.
Per quanto mi riguarda continuo a non amare l’antipolitica, ma credo anche che non sia né vera politica né vera democrazia il fatto di avere in parlamento troppi eletti che, se i cittadini avessero avuto la facoltà di scegliere realmente, probabilmente avrebbero preso meno di cinquanta voti a testa.
E allora diamola questa scossa.



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15 luglio 2007

Rassegna stampa - Ambiente: Marini, oggi difenderlo è necessità dell'umanità

AMBIENTE: MARINI, OGGI DIFENDERLO E' NECESSITA'DELL'UMANITA'

(ANSA) - MALBORGHETTO-VALBRUNA (UDINE), 14 LUG - 'Oggi la difesa dell'ambiente e' una necessita' dell'umanita' e hanno ragione tutti coloro che hanno diffuso questa sensibilita'. Il nostro futuro, dell'uomo, dei nostri ragazzi, e' questo: dobbiamo salvaguardare quello che abbiamo avuto e che nella storia qualche volta abbiamo deturpato': lo ha affermato il presidente del Senato, Franco Marini, parlando nel corso della cerimonia per i mille anni della Foresta di Tarvisio.

'Ve lo dice - ha aggiunto Marini rivolgendosi alla platea - uno che ricorda gli anni '60, quando ero impegnato nel sindacato e, ammetto qui', pubblicamente, per rafforzare la mia affermazione, guardavamo noi giovani impegnati nel mondo del lavoro, che assistevamo a una profonda trasformazione industriale che dava lavoro e benessere, con qualche fastidio quando comunita', uomini di cultura o gente sensibile ci diceva che c'era il problema di un'espansione guidata'.

Sottolineando la 'ricchezza straordinaria' di storia, cultura e ambiente che ha l'Italia rispetto a ogni altro Paese, Marini ha sottolineato che 'qui' da noi c'e' qualcosa di incommensurabilmente grande, che puo' essere un dato di attrazione, di crescita, di ricchezza per il Paese e di prospettive per i giovani dentro all'Europa'.
Secondo Marini, 'abbiamo bisogno di una cultura politica consapevole di tutto questo e pronta a definire i giusti equilibri fra le diverse attivita'. Abbiamo bisogno di una visione ambientale fortemente positiva. Bisogna assicurare la conservazione e, insieme, lo sviluppo equilibrato e moderno'.

KXH/MST 14-LUG-07 13:58



7 luglio 2007

Siamo due miliardi...

... a guardare il Live Earth.
Poi, sarà ora di agire.






PS: come mai in Italia non è la Rai a trasmetterne la diretta?


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20 giugno 2007

L'Uomo delle Tasse

Oggi ci viene raccontata un’altra interessante storia che, tanto per cambiare, viene dalla Francia: in men che non si dica, e soltanto a distanza di un mese dalla nascita del governo, Sarkozy ha spostato Jean Louis Borloo dal ministero dell’Economia a quello dell’Ecologia.

Il fatto viene letto in maniera diametralmente opposta da due tra i più raffinati quotidiani italiani, e da queste divergenti letture ne discendono due o tre interessanti riflessioni e paralleli con la politica italiana.

Il Riformista presenta questo spostamento come una punizione per Borloo, il quale avrebbe la colpa di aver assestato un brutto scossone elettorale all’Ump, avendo prospettato un aumento delle tasse attraverso l’introduzione di un’‘Iva sociale’.

E qui il parallelo con l’Uomo delle Tasse italiano è inevitabile, e viene in mente quanto detto da Marco Venturi, presidente della Confesercenti, dopo i fischi della platea all’indirizzo di Prodi: «No, i fischi e le contestazioni non significano che la Confesercenti abbia un pregiudizio verso questo governo. A un patto però. Che Vincenzo Visco la smetta di trattarci come un Bancomat. Appena ha bisogno di un prelievo urgente viene qui». Ecco, da queste parti c’è da domandarsi chissà quanto consenso avrà portato l’immagine di Visco al suo schieramento politico.

Ma torniamo a Borloo. Il Foglio, dicevamo, legge invece la decisione di Sarkozy nei suoi confronti come una formidabile promozione: «Jean Louis Borloo, ministro dell’Economia nel governo Fillon I, è stato promosso ministro dell’Ecologia, dello Sviluppo Sostenibile e delle Infrastrutture, con rango di ministro di stato e numero due del governo Fillon II».

E da qui deduco che intanto trattasi di ministero dell’ecologia e non dell’ambiente come usa in Italia, e già queste due diverse definizioni rispecchiano un modo di differenze. Che non finisce qui. Infatti in Francia il dicastero dell’Ecologia va con lo ‘Sviluppo Sostenibile’, che qui in Italia non esiste nemmeno e, udite udite, con le Infrastrutture, scelta che denota una concezione della valutazione dell’impatto ambientale delle opere umane da cui noi siamo ancora ben lontani. Infine, l’ultima notizia è che quel ministro dell’Ecologia è il numero due del governo, mentre nel nostro Paese, diciamolo, nonostante alcuni sforzi, quello dell’ambiente è e resta un ministero un po’ sfigato. E qui le differenze diventano una galassia.

Interpretazioni a parte, mi balena un ultimo, cattivo pensiero.

Certo che, se anche Prodi volesse, uno spostamento dell’Uomo delle Tasse italiano al ministero dell’Ambiente proprio non potrebbe verificarsi. E non perché quello sia un ministero di serie B, no. Diciamo per una questione quantomeno ‘estetica’: perché infatti mettere proprio Visco a fare la guardia al paesaggio, con quella condanna così antipatica per abuso edilizio a Pantelleria, starebbe proprio male.



17 giugno 2007

Immagini dal Gay Pride




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11 giugno 2007

Il delirio delle gerontocrazie

Dio ci scampi dal pensare che in questo momento il problema della politica sia ridotto soltanto ad una questione generazionale.
Però ultimamente capita sempre più spesso di invidiare la Francia col suo presidente, giovane quanto basta, che ha pure qualcosa di nuovo da dire. E invece da queste parti di vederne un po’ troppi di ottantenni che sembrano ormai perso aver la bussola, e che stanno ancora saldamente avvinghiati a qualche poltrona.
La pensione da parlamentare, specialmente dopo che si sono espletati un bel po’ di mandati, è supporto assai idoneo a garantire una vecchiaia serena.
Allora per favore, fateci la carità. Aria.


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4 giugno 2007

Mondi alla rovescia: giornalismo e politica

Mentre i radicali continuano la loro occupazione della sede Rai affinché si parli della moratoria sulle esecuzioni capitali, fulmini e saette si abbattono sul Tg2, accusato di aver dato troppo peso alla protesta contro Prodi, e sul Tg1, tacciato invece di aver censurato la stessa notizia. Ma il Tg1 si scusa prontamente e dichiara che non vi è stato "Nessun intento censorio, solo un disguido tecnico". Il bello è che la stessa testata qualche giorno prima aveva subito delle proteste perché si sosteneva avesse dato troppo spazio a Berlusconi. Nel frattempo Magnaschi, ex direttore dell’Ansa, ci ha raccontato di esser stato licenziato come direttore della più importante agenzia di stampa italiana per aver dato la notizia che riguardava Visco, circa l’imminente trasferimento del vertice della Guardia di Finanza di Milano.

Alt, torniamo un attimo indietro e immaginiamo di non essere italiani e di vedere le cose con gli occhi di uno che proviene da Marte, anzi semplicemente da un altro paese dove, pare, regni la democrazia.

Magari avranno ragione tutti, quelli che protestano, e quelli che si giustificano.

Però resta il fatto che qui le parti sembrano essersi proprio invertite. In un posto normale sono i politici che devono rendere conto ai giornalisti, che rispondono alle loro domande, perché in quel momento il giornalista non interpreta né sé stesso né uno che deve essere piazzato in qualche posto dal proprio interlocutore, ma è invece uno degli strumenti attraverso i quali rappresentanti e rappresentati praticano l’esercizio della democrazia.

In Italia l’ordine dei fattori sembra essere assolutamente invertito. Però il risultato che ne viene fuori è affatto diverso.


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3 giugno 2007

30 anni di Lav: via al piano d'azione per i diritti degli animali

 (ANSA) - ROMA, 3 GIU - Piano d'azione in sei capitoli chiave per la salvaguardia degli animali: la Lega Antivivisezione ha approvato il documento di programmazione 2008. Al primo punto la lotta ai test sugli animali e la promozione del piano nazionale sui metodi alternativi. Il via libera del documento alla conclusione dei lavori del Congresso nazionale svoltosi a Roma ieri e oggi e dedicato ai 30 anni di vita dell'Associazione.
L'Assemblea - riferisce la stessa Lav - si e' aperta con la lettura del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:
'Il congresso per il trentennale della Lega Anti Vivisezione rappresenta un'occasione di riflessione importante per verificare lo stato della legislazione in materia e per rilanciare l'impegno di quanti operano in difesa degli animali. Si tratta di una tematica della quale anche l'Unione Europea ha da tempo sottolineato l' importanza prevedendo azioni concrete per sviluppare la conoscenza del problema e individuando strategie e indirizzi che possano essere applicati in maniera uniforme su tutto il territorio comunitario. In questo spirito il Capo dello Stato esprime apprezzamento alla Lav per la sua meritoria attivita''.
In particolare il programma 2008 prevede la promozione del Piano nazionale per i metodi alternativi, contenente misure concrete a sostegno dei metodi di ricerca senza animali. Tra queste il registro ufficiale e aggiornato dei metodi sostitutivi disponibili, il divieto di uso di animali a fini didattici nelle scuole primarie e secondarie e il divieto di autorizzazione di nuovi stabilimenti utilizzatori di animali. Nel 2008 la Lav si impegnera' inoltre sulla sperimentazione cosmetica; sugli allevamenti intensivi; sul nuovo Rapporto Zoomafia; nella lotta alla caccia in deroga e a circhi e zoo, con azioni di sensibilizzazione contro il commercio di pellicce.
Il Congresso, inoltre, ha ripercorso le principali tappe dei cambiamenti di cui la Lav e' stata protagonista in questi anni di affermazione dei diritti degli animali. Tra questi le norme sulla caccia e la fauna selvatica.
'Trenta anni fa - ha detto Tom Regan, filosofo statunitense 'padre' della teoria dei diritti degli animali, ospite del Congresso Lav - era impensabile trovare in commercio cosmetici non testati su animali, portare i nostri figli ad assistere a un circo senza animali, poter ordinare un pasto vegetariano o rivolgersi ad avvocati specializzati in diritti degli animali.
Dobbiamo pensare alla nostra coscienza animalista estesa come alla regola, e non come a un'eccezione'.


25 maggio 2007

"Si pensi al Paese come a un'azienda"

In un’intervista al Giornale di Sicilia del 24 maggio Antonio Polito, senatore dell’Ulivo, ex direttore del Riformista e ‘volenteroso’, afferma: “Potremmo pensare di eliminare tutta l’attuale classe politica e ci ritroveremmo dinanzi alle stesse questioni, se il sistema non cambia. Si dovrebbe invece pensare al Paese come a un’azienda e quindi dare efficienza e produttività alla sua gestione, accrescere la capacità decisionale di chi la dirige, ricercare l’equilibrio tra i costi della politica e i benefici che la comunità ne trae”.

Ripensando a quanto (finto) sconcerto avesse suscitato un altro quando aveva affermato che L’Italia è un’azienda molto, molto complicata  viene in mente che evidentemente il problema è chi dice le cose. Ed anche come a volte il linguaggio lasci intravedere quanto vi sia di comune oltre gli steccati politici.



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24 maggio 2007

Riecco Agnoletto



Rivedo Agnoletto pontificare in tv.
Dev'esserci proprio, 'sta crisi della politica.


22 maggio 2007

Altra Napoli: parlamentari 'Napoli 2012', una lobby per la città


IMPEGNO BIPARTISAN DOPO L'INCONTRO CON IL PREFETTO PANSA (ANSA) - NAPOLI, 21 MAG - Status della polizia municipale, sequestri e confische, scioglimento dei comuni e norme di procedura penale le quattro direttrici individuate nell'incontro tra il prefetto di Napoli Alessandro Pansa e i parlamentari del gruppo Napoli 2012.
I parlamentari hanno dato al prefetto la loro disponibilità a lavorare in Parlamento su provvedimenti che le istituzioni cittadine, provinciali e regionali giudicheranno utili. Una vera e propria 'lobby per Napoli', senza divisioni di parte.
Pansa e il gruppo Napoli 2012 hanno individuato quattro obiettivi da perseguire subito. Intanto bisognerà correggere lo status della Polizia Municipale e delle guardie giurate, perché possano affiancare il più possibile le forze dell'ordine in prima linea nel contrasto al crimine. Confische e sequestri dei beni dei malavitosi dovranno essere molto più agili.
Importante anche perfezionare la legge sullo scioglimento dei Consigli comunali inquinati dalla malavita. Decisivo infine correggere alcune norme di procedura penale anche in materia di custodia cautelare. Erano presenti all'incontro di oggi Ernesto Albanese, presidente della Altra Napoli e promotore della nascita del Gruppo Napoli 2012, e Francesco Schlitzer, vicepresidente.
'Sono contento di questo incontro - ha detto Albanese - Dimostra che la società civile, quando si impegna, può sollecitare efficacemente le istituzioni e la classe politica.
Il senso di responsabilità dei 29 parlamentari ad oggi aderenti al gruppo dimostra che Napoli non è più un problema locale'.
L'Altra Napoli ha annunciato che il 9 luglio promuoverà a Napoli un convegno sulla sicurezza. Saranno ospiti tra gli altri il sindaco di Bogotà (Colombia), il sindaco di Curutiba (Brasile) e il capo della Polizia di New York. Obiettivo del convegno, organizzato con il contributo di Unicredit, e' conoscere le ricette anti-crimine che hanno preso corpo in altre città del mondo. Saranno presenti al convegno il ministro dell'Interno Giuliano Amato e il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino.


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13 maggio 2007

Quel centrodestra che non ha paura dei Dico. Anzi.

Come volevasi dimostrare, il Family Day (ma la traduzione inglese era d’obbligo?) alla fine è stato una riuscitissima passerella politica, soprattutto per i partiti del centrodestra.

Non c’è che dire, la piazza gremita a mo’ di giubileo ha fatto certamente la sua forte impressione. Ma se il nuovo modo orizzontale di comunicare che nasce attraverso la rete incomincia davvero a fare da termometro degli umori di una fetta crescente ed abbastanza evoluta dell’elettorato, e forse anche di parte di una futura classe dirigente, allora coloro che ricoprono delle posizioni apicali nei partiti della Casa della Libertà farebbero bene a farsi un bel giro nella rete. Tanto per capire quanto un centrodestra che da grande voglia ispirarsi agli omologhi leader degli altri paesi europei (vedi Aznar in Spagna che aveva aperto ai pacs, la Merkel in Germania da sempre favorevole alle unioni civili, o Sarkozy favorevole a questo istituto che in Francia è in vigore dal ‘99) non possa permettersi di appiattire completamente le proprie posizioni in una sola direzione, rendendo irrespirabile l’aria ed eliminando di fatto al proprio interno la possibilità di sopravvivenza per i portatori di istanze laiche e liberali.

Se i signori di cui sopra facessero un bel giro nella blogosfera, sentirebbero anche gli umori di un’altra buona fetta del loro elettorato che, in mancanza di uno spazio politico nello schieramento nel quale attualmente si riconosce, rischia di entrare assolutamente in crisi. Dopo l’articolo di Massimo Teodori su “Il Giornale” in cui quest’ultimo dichiara la propria partecipazione alla manifestazione del “coraggio laico” di Piazza Navona, sarebbe senz’altro utile andare a vedere quanto scrivono del Family Day alcuni autori di blog assai seguiti e frequentati, che da sempre si riconoscono decisamente nel centrodestra. Tra tutti (*): Inyqua, che afferma mi spiace, cercherò un altro modo per impegnarmi a far cadere il Governo Prodi che non questa manifestazione. Quindi vi prego, non fatela in mio nome, Daw, che ci va giù duro: “Tra fascisti e omofobi, il giorno dell’orgoglio cattolico”, Dall’Altraparte che dice “sono, com'è noto, un liberale di centrodestra. Poiché è il sostantivo che, appunto, dà sostanza al complemento di specificazione, non andrò al Family Day. E non ci andrei nemmeno se mi puntassero una pistola alla tempia”, o Benedetto della Vedova dei Riformatori Liberali che scrive “Ecco perché un liberale dice no al Family Day”; o ancora Orizzonte liberale che la manifestazione la intende così “Family Day: l'intolleranza in piazza (…) La verità è che tutto questo è solo una montagna di ipocrisia. È semplicemente un esempio estremo di intolleranza e di mancanza di cultura liberale”, e infine Dyotana che afferma “Da elettrice del centrodestra stavolta sposo le istanze del centrosinistra che, a dirla tutta, dovrebbero essere le istanze della gente di buon senso. Personalmente manifesterò a casa mia, andandomene al cinema nel pomeriggio”.

Ovviamente non sono i soli, ma come termometro possono anche bastare.


Detto questo, rivolgerei una domanda agli organizzatori del Family Day: prima si era detto che la manifestazione voleva avere semplicemente un valore affermativo ‘per’ (le politiche per?) la famiglia in generale (ma alzi la mano chi in Italia ha in odio la famiglia), e dopo è invece emerso chiaramente quanto l’iniziativa fosse ‘contro’ i Dico. Ma allora, viene da chiedersi, se lo scopo da raggiungere era quello di affossare ‘sti cosiddetti dico, davvero ci voleva di portare tutta quella gente in piazza? Non aveva già risolto la cosa Prodi?


Forse la notizia è invece che il nemico della famiglia non sono né i dico né un loro eventuale succedaneo. A tal proposito occorrerebbe leggere un articolo pubblicato dal Sole 24 Ore proprio nel giorno del Family Day, nel quale si pongono a confronto le aliquote medie nel 2007 per un reddito da lavoro dipendente che raggiunga i 25.000 euro, in cui vi siano un coniuge e due figli a carico: in Francia la percentuale è 0,21, in Germania 3,29, in Italia 6,90. Se invece il reddito sale a 50.000 euro, le cose, poi, vanno assolutamente peggio: in Francia l’aliquota si ferma al 5%, in Germania diventa 16,12%, in Italia schizza al 26,43%. E in questo caso il nostro Paese batte anche Regno Unito, Austria e Spagna. Per non annoiarvi infine con l’ipotesi in cui si arrivi a 75.000 euro, basta dire da noi la percentuale sarà il 33,10%, ovvero che la famigliola in questione arriverà a pagare ben 28.825 euro. A fronte di quali e quanti servizi, non si sa.

Ecco, forse io un nemico della famiglia incomincerei a cercarlo da queste parti.

(*) All'elenco aggiungerei anche l'interessante post di Watergate.


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13 aprile 2007

“Io sono Partito Democratico e non torno indietro”. Sì, ma ndo’ vai?

Il dubbio che con la costituzione del Partito Democratico si stesse facendo un po’ di melina era venuto.

Ultimamente però tutti si affannano a rassicurarci sul fatto che sì, ormai è deciso, il Partito Democratico ci sarà. Bisogna solo stabilire il come.

Peccato che gli ultimi sondaggi, nonostante computino al Pd anche l’area che fa riferimento a Mussi, per il momento siano un po’ catastrofici, diciamo però che forse non tengono conto delle potenzialità dovute a quello che sarà un giorno l’entusiasmo preelettorale. Dunque non importa, occorre andare avanti a testa bassa nella costruzione di questo grande sogno.


I problemi legati agli aspetti economici della cosa sono tuttavia notevoli: dal momento che Ds e Margherita non faranno confluire i propri patrimoni nel nuovo soggetto giuridico, ma parteciperanno quali azionisti in rapporto alle rispettive ‘quote sociali’, con tale presupposto c’è da chiedersi quale spazio saranno disposti a concedere ad eventuali liberi battitori che si collocassero al di fuori delle loro logiche, e che dovessero chiedere una rappresentanza non soltanto simbolica nel nuovo partito.

Senza contare che c’è chi giustamente continua a domandare da dove provengano i soldi delle tessere per il congresso della Margherita che sta decidendo il come e il quando, e chi denuncia strane e nuove alleanze economiche intorno al Pd.

Bene. Ma, comunque sia, a questo punto è lecito porre una domanda fondamentale. La domanda è: qualcuno ci sa dire qual è il progetto, il filo conduttore, il grande disegno che legherà questo futuro Partito Democratico, di grazia? Quale il grande e saldissimo collante che terrà uniti attori politici dalle posizioni opposte: chi da una parte ritiene necessario riconoscere nuove forme di aggregazione familiare presenti di fatto nella società, e chi dall’altra si spende in maniera accaldata per la difesa di una presunta famiglia tradizionale che sembra ormai vivere più negli spot degli anni Ottanta che nella realtà? E che cosa mai riuscirà a mettere insieme coloro che hanno una visione vetero-sviluppistica del territorio e prima delle elezioni invocavano il Ponte sullo Stretto, e chi ritiene invece che oggi l’ecologia debba essere una priorità politica assoluta? Quale miracolo unirà chi ha un’impostazione economica che si richiama alle proposte di Giavazzi e condivide i problemi sollevati da Pietro Ichino in materia di lavoro, con chi in questo campo si riconosce principalmente nel garantismo a tutti i costi stile Cgil? E, per quanto riguarda le regole del gioco che dovrà giocare il futuro Partito Democratico, quale sarà mai il contesto in cui questo avverrà: si tratterà di un’elezione alla quale si andrà con il sistema tedesco con lo sbarramento per i piccoli partitini, con un sistema maggioritario come quello indotto dal referendum, o con un altro sistema ancora?

Io sono convinta che in politica, pur partendo da posizioni antitetiche, si possa talvolta divenire compagni di strada per ottenere un singolo risultato. Ma uno scopo comune ci deve pur essere, e questo scopo deve anche essere grande.

È ovvio che stavolta nessuno si sognerà di dire che questo progetto sarà l’antiberlusconismo, perché non farebbe più né ridere né piangere.

Insomma, la scatola con fatica potrà pure arrivare, ma qualcuno parla di metterci dentro un contenuto?

Su uno dei manifesti in cui c'è scritto solennemente: “Io sono Partito Democratico e non torno indietro”, qualcuno a Roma ha aggiunto con un pennarello una scritta: “Sì, ma ndo’ vai?”. Se qualcuno ce lo spiega magari vuoi vedere che anche i sondaggi migliorano...


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21 dicembre 2006

Stasera manifestazione a sostegno dei giovani iraniani

L'Unione dei giovani ebrei d'Italia ha promosso attraverso le colonne de 'Il Foglio'  un appello a sostegno dei giovani democratici iraniani che all'Università di Teheran hanno manifestato contro il regime di Ahmadinejad.

Stasera manifestazione di solidarietà alle ore 20 a Roma, sotto l'ambasciata iraniana, via Nomentana 361.


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