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2 novembre 2007

News/Nobel della fisica: politica globale contro effetto serra

(ANSA) - GENOVA, 1 NOV - 'Occorre una politica globale contro il global warming, il mondo non lo ha mai fatto, sara' una sfida difficile ma necessaria', lo ha affermato Jack Steinberger, questa mattina a Genova in occasione della quinta edizione del Festival della Scienza.
Il Premio Nobel per la Fisica, partecipando alla conferenza 'CO2: colpevole o innocente?' nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, ha dato il suo contributo alla piu' importante kermesse italiana dedicata alla divulgazione scientifica. Lo studioso ha espresso la sua preoccupazione circa il futuro del genere umano, basandosi sui dati scientifici dell'IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change), l'organizzazione creata nel 1988 dalle Nazioni Unite e dalla World Meteorogical Organisation per svolgere un lavoro di sensibilizzazione circa i rischi del riscaldamento del pianeta connessi all'aumento dei gas serra di origine antropica, Premio Nobel per la Pace insieme ad Al Gore lo scorso 12 ottobre.
Secondo Steinberger l'uomo, attraverso l'anidride carbonica prodotta dalle sue attivita' di consumo, e' colpevole del global warming, che negli ultimi due secoli ha provocato un aumento delle temperature di 1øC e l'innalzamento dei livelli del mare di 20 cm. Il Premio Nobel ha proposto cosi' le sue soluzioni: 'o ridurre il numero degli esseri umani, triplicato nell'ultimo secolo, o ridurre i consumi energetici in particolare dei combustibili fossili, migliorando l'efficienza e l'impiego delle fonti di energia rinnovabili, non escludendo l'alternativa nucleare, ipotesi che ha i suoi problemi e, soprattutto in Italia, di cui si parla e si ha paura'.
Il fisico ha inoltre suggerito l'istituzione per la produzione industriale di una 'CO2 Emission Tax' che secondo l'IPCC dovrebbe ammontare a 100 dollari per tonnellata di anidride carbonica.(ANSA).
I60-BOA 01-NOV-07 16:03


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2 novembre 2007

News/Ambasciatore britannico: emissioni CO2 allarmanti

AMBIENTE: AMBASCIATORE BRITANNICO, EMISSIONI CO2 ALLARMANTI (ANSA) - ERICE (TRAPANI), 1 NOV - 'Senza un intervento adeguato volto a ridurre le emissioni di anidride carbonica, entro il 2050 le emissioni mondiali di CO2 potrebbero superare del 55% quelle del 2003, a seguito del crescente consumo di carbone per produrre elettricita''. Lo ha detto l'ambasciatore britannico in Italia, Edward Chaplin, aprendo stamani alla Fondazione Ettore Majorana di Erice i lavori del workshop internazionale sulla cattura e lo stoccaggio di CO2, promosso dalla Scuola internazionale di geofisica in collaborazione con l'Ambasciata britannica, l'Ingv, l'Enea e patrocinato dal ministero dello Sviluppo Economico.
'A livello mondiale - ha aggiunto - il 41% delle emissioni di CO2 e' legato alla produzione di energia elettrica. Senza ulteriori interventi, la temperatura della Terra potrebbe aumentare notevolmente, con impatti di carattere ambientale, sociale ed economico seriamente nocivi. Tutti i Paesi devono affrontare questa sfida, occorrono misure innovative da sviluppare ed attuare e bisogna essere in grado di riconoscere le opportune tecnologie. La cattura e lo stoccaggio del carbonio rappresentano una di queste tecnologie, e si valuta che possono ridurre del 90% le emissioni di CO2 prodotte dalle centrali elettriche nel mondo'.
L'ambasciatore ha sottolineato che 'e' difficile parlare di cambiamenti climatici o di domanda energetica senza menzionare la Cina. Lo scorso anno, la Cina ha estratto 2,4 miliardi di tonnellate di carbone, con un aumento di oltre l'8% rispetto all'anno precedente'.Ci sono poi gli Usa che, nel prossimo decennio, contano di realizzare 150 nuove centrali a carbone.
Chaplin, parlando ad una platea di un centinaio di scienziati - presente, tra gli altri, il presidente dell'Ingv, Enzo Boschi - ha annunciato che entro la fine dell'anno in Inghilterra prendera' il via un progetto pilota per la realizzazione di un impianto che sfrutta la tecnologia della post combustione, capace di catturare le emissioni di CO2.(ANSA).
COM-FK/LU 01-NOV-07 17:22


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13 ottobre 2007

Faziosità

Trovo che in Italia sia frequente una faziosità vacua, che monta spesso a prescindere dai contenuti, e che spinge ad identificare ciò che sta a destra o a sinistra in Italia con tutto ciò che sta rispettivamente a destra o a sinistra in Francia, negli Stati Uniti ed in qualunque altra parte del mondo: come se le cose coincidessero. La conseguenza è quella di a difendere acriticamente o, a seconda, di sferrare attacchi sulla base di un semplice riflesso condizionato, sempre a prescindere da quella che può essere la complessità dell'oggetto in discussione. Ed ecco che in virtù di questo riflesso si solleva subito qualche commento di fastidio, tra la generale ovazione, per l’attribuzione del nobel per la pace ad Al Gore e all’IPCC-Intergovernmental Panel on Climate Change, il Comitato Intergovernativo dell’Onu per i mutamenti climatici.

A scanso di equivoci: dico subito che personalmente sono tra quelli che si uniscono all’ovazione per uno che oltretutto, in virtù di una manciata di voti e di qualche broglio elettorale che forse cambiò il mondo, a suo tempo non fu presidente degli Stati Uniti. Chiamatela pure solidarietà tra le vittime di brogli, ma tant'è.

Certo, come tante altre cose, il Nobel si può sempre criticare: basti pensare che l’ideatore di un premio che oggi viene dato in nome della pace fu proprio l’inventore della dinamite.

Tuttavia mi chiedo come mai, da parte di tanti esponenti del centrodestra nostrano, non vi siano la stessa identificazione ed una rincorsa sui programmi, quando Sarkozy si presenta ai francesi con dei punti seri e dettagliati in materia d’ambiente o quando David Cameron, leader dei conservatori inglesi, pone un fortissimo accento sul tema dell’ecologia. Stranamente su questo tema si riescono ad ignorare alla grande persino le parole del Papa.

Mi chiedo perché nel nostro Paese non si riesca ancora ad uscire da un’idea di ambientalismo e di anti-ambientalismo vecchie di trent’anni, perché chi sta a destra sotto sotto pensi ancora che l’ambiente sia qualcosa che riguarda quegli altri, e chi sta a sinistra deleghi il tema ai ‘verdi’; perché del Live Earth, un evento che ha coinvolto due miliardi di persone, qui i mezzi d’informazione si siano occupati pochissimo e soltanto all’ultimo momento.

La differenza è che in Italia spesso sembra ormai perduta la capacità di ragionare, di rompere gli schemi, di andare oltre degli atteggiamenti passivi e consolidati.

Tanto per fare un esempio pratico: prima uno vola alto se ripensa alle dichiarazioni di Sarkozy al momento della sua elezione, o leggendo questa intervista a Zac Goldsmith, che rende l’idea di come si possano superare certi vecchi steccati; poi però deve ripiombare impietosamente giù quando si imbatte nell'ultima dichiarazione con cui l'on. Luca Volontè critica la scelta di questo Nobel, perché dopotutto pure Al Gore avrebbe inquinato il pianeta con il suo concerto per il clima.


12 ottobre 2007

La sfida più grande

NOBEL PACE A GORE, AMBIENTE PIU' GRANDE SFIDA UMANITA' /ANSA
RIVINCITA MA CASA BIANCA NON PIU' VICINA; BUSH NON CAMBIA ROTTA (di Alessandra Baldini) (ANSA) - NEW YORK, 12 OTT - La vendetta e' un piatto al global warming: dopo aver vinto un Emmy per la televisione e un Oscar per le sue battaglie verdi, l'ex vicepresidente Al Gore, 59 anni, ha condiviso con il Comitato Intergovernativo dell'Onu per i Cambiamenti Climatici (Iccp, una rete di 2.000 scienziati) il premio Nobel piu' ambito, quello per la Pace.
Il mutamento climatico 'e' la piu' grande sfida dell'umanita'', ma e' anche 'una grande opportunita'' ha commentato l'ex numero due di Bill Clinton, che devolvera' la sua meta' del premio da 1,56 milioni di dollari alla fondazione bipartisan e no-profit Alliance for Climate Protection. A Palo Alto, in California, Gore si e' presentato davanti alle telecamere ma non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti, eludendo quella che ogni reporter negli Usa avrebbe voluto porgli: usera' la piattaforma del premio per candidarsi alla Casa Bianca?
Per Gore potrebbe essere una nuova vendetta: l'occasione per far fuori Hillary Clinton, con cui dai tempi dello scandalo Monica Lewinski non corre affatto buon sangue.
Il crescendo del Draft Gore Movement, il movimento di base per convincere il vincitore del voto popolare del 2000 a uscire dall'esilio politico con una raccolta forte finora di oltre da 136 mila firme, raggiungera' probabilmente il suo apice alla vigilia del 2 novembre, scadenza ultima per entrare in gioco nelle primarie del New Hampshire. Ma le chance di un ingresso in pista sembrano minime: 'Gli ho chiesto tante di quelle volte di farlo che mi ha chiesto di smettere di chiamarlo', ha detto l'ex presidente Jimmy Carter, vincitore di un premio Nobel per la Pace nel 2002.
Oggi, nel giorno dell'annuncio da Oslo, e' stato negli Usa il giorno delle congratulazioni: al coro unanime dei democratici, guidato dall'antico boss Bill Clinton e dalla potenziale rivale e vecchia nemica Hillary, si e' unita anche la Casa Bianca di George W. Bush con un indispettito: 'Gore sara' felicissimo' e poi un fermo e secco: 'Noi non cambiamo rotta'.
E' un piccolo paradosso della storia: nel giorno della rivincita di Gore, il rivale del 2000 che lo derideva col soprannome di 'Ozone Man' e' al nadir della popolarita', azzoppato oltre che dal naturale processo di senescenza dei presidenti americani a fine mandato, da scelte politiche impopolari in politica interna e sul fronte dell'effetto serra.
Bush aveva snobbato il discorso di Gore all'Onu e a fine settembre l'autore di 'Una scomoda verita'' gli aveva chiesto di lanciare un nuovo Piano Marshall Globale per l'ambiente. Oggi il senso del Nobel - come si legge nella motivazione - e' un riconoscimento che Gore ha fatto piu' di ogni altro (con la sola eccezione di Madre Natura, ha notato il settimanale 'Time') per provocare una rivoluzione nel modo di pensare dell'opinione pubblica sulle misure che occorre adottare per fermare il global warming: una stragrande maggioranza di americani - il 90% dei democratici, l'80% degli indipendenti, il 60% dei repubblicani - e' convinto che una 'azione immediata' sia necessaria per far fronte all'emergenza clima.
Che questa consapevolezza possa far da trampolino a una nuova corsa presidenziale in un campo dominato dalla front-runner (e antica rivale) Hillary Clinton e' tutto da vedere. Fonti vicine a Gore hanno ribadito che l'ex vice di Bill Clinton non ha intenzione di candidarsi. 'Non lo fara'', ha confermato 'Time', notando che entrando in gara 'Gore si brucerebbe una felicita' conquistata a fatica, ed e' ancora piu' felice e realizzato adesso che i fatti gli hanno dato ragione'.
Quanto e' realistica una candidatura di Gore? Gli ostacoli pratici di mettere in piedi una macchina elettorale in questa fase avanzata della corsa sono molti. Ma per James Carville, ex stratega di Bill Clinton, c'e' 'il 25 per cento' di possibilita' che l'ex vice di Bill si rimetta in gioco e 'non e' ancora troppo tardi'.
Ma ogni premio che passa per Gore e' la conferma che ha fatto la scelta giusta a lasciare la politica attiva: 'Sara' lui il kingmaker delle prossime elezioni', ha pronosticato la sua ex collaboratrice Donna Brazile, che oggi e' alla Cnn. E cosi' il 'New York Times': 'Con la scelta del candidato a cui dara' il suo appoggio, sara' l'ago della bilancia della campagna'.
(ANSA) BN 12-OTT-07 20:45


Al Gore named 2007 Nobel Peace Prize winner!

Live Earth extends our most enthusiastic and sincere congratulations to Al Gore and the United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change, who share this year's Nobel Peace Prize "for their efforts to build up and disseminate greater knowledge about man-made climate change, and to lay the foundations for the measures that are needed to counteract such change."

We heartily share the view of the Nobel committee that Mr. Gore is "the single individual who has done most to create greater worldwide understanding of the measures that need to be adopted" to solve the climate crisis.

We look forward to our ongoing work together to bring the movement to solve the climate crisis to even more of the world. We are thrilled that the Nobel Committee has chosen to recognize the leaders creating worldwide awareness and advocacy for the most pressing global issue of our time.

Al Gore Photo

Al Gore Speaking this morning at the Alliance for Climate Protection 

 


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16 settembre 2007

Notizie: anche il Papa invita ad agire "prima che sia troppo tardi"

(AGI) - Castelgandolfo, 16 set. - Benedetto XVI e' tornato a ripetere oggi il suo appello per la "salvaguardia del creato".
"Da parte di tutti - ha chiesto - si intensifichi la cooperazione, al fine di promuovere il bene comune, lo sviluppo e la salvaguardia del creato, rinsaldando l'alleanza tra l'uomo e l'ambiente, che dev'essere specchio dell'amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino".
Occasione per rinnovare il suo appello ad appena due settimane dal forte allarme lanciato a Loreto (quando avvertiì che occorre agire "prima che sia troppo tardi"), e' stato oggi il 20esimo anniversario dell'adozione del Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono provocando gravi danni all'essere umano e all'ecosistema. "Negli ultimi due decenni, grazie ad una esemplare collaborazione nella comunita' internazionale tra politica, scienza ed economia, si sono ottenuti - ha riconosciuto Papa Ratzinger - importanti risultati, con positive ripercussioni sulle generazioni presenti e future". Da qui l'auspicio che si intensifichi questa azione.


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11 settembre 2007

Notizie: i cambiamenti climatici in Italia

(ANSA) - ROMA - 7/9/07 - "In Italia il riscaldamento dell'aria aumenta ad un ritmo maggiore di quello registrato in media nel Pianeta. Un fenomeno che costituisce da solo un segnale importante dell'avanzata dei cambiamenti climatici nel nostro Paese, alle prese con l'aumento delle ondate di calore e la diminuzione delle precipitazioni. A scaldarsi poi non e' solo l'aria, ma anche l'acqua, ad esempio dei nostri laghi. E poi ci sono le variazioni di fenomeni atmosferici estremi come la grandine, che sembra abbiano aumentato la loro frequenza. Questi i principali dati emersi oggi a Roma nel corso della presentazione del Cnr di un volume che raccoglie le ricerche piu' recenti e in corso svolte dall'Ente, sul tema dei cambiamenti climatici".


7 giugno 2007

Il compromesso

 
Certo, le cose potevano anche andare meglio e il risultato prevedere qualche impegno un po’ più specifico.
Ma se da una parte abbiamo un Pianeta vivente che non aspetta e non può aspettare, dall’altra c’è pur sempre la politica, che quando tutto va bene non può che essere il regno del compromesso.




Chi ancora non vuole vedere era di certo un osso duro, e dunque Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (il quale, come aveva subito preannunciato, ha infatti mantenuto la parola), ce l’hanno proprio messa tutta.
Allora congratulazioni soprattutto a quei due, che tanto per ricordarlo a chi fosse ancora tentato di sostenere che la preoccupazione ecologica debba essere qualcosa ‘de sinistra’, sono dei leader moderati europei.



 



28 maggio 2007

Rassegna stampa: nel 2030 la dipendenza energetica della UE salirà al 70%

 Nicoletta Cottone sul Sole 24 Ore

Per il fragile sistema energetico dell'Unione europea occorre una politica comune, perché senza misure ad hoc il livello di dipendenza energetica dell'Europa, oggi del 50%, salirà nel 2030 al 70 per cento. Ancor oggi i mercati del gas naturale e dell'elettricità funzionano in base a logiche nazionali più che comunitarie, ci sono scelte a più vie sulle sovvenzioni da concedere alle fonti energetiche. Tutti condividono, però, un unico filo di Arianna, quello di un futuro energetico sostenibile. Critica la situazione dell'Italia che paga una elevata dipendenza energetica e segna un livello estremamente modesto di sfruttamento delle risorse rinnovabili. Dunque la questione dell'energia e la gestione della domanda nel nostro Paese devono trovare uno spazio sempre più rilevante all'interno degli strumenti della programmazione dello sviluppo regionale e nella pianificazione locale. Lo attesta il rapporto Isae-Iuss su «Politiche e strumenti di gestione degli usi finali di energia: stato dell'arte e tentativi di innovazione», presentato questa mattina a Roma, ricordando che non sono più dilazionabili politiche specifiche.

Mentre l'evoluzione del sistema energetico italiano - si legge nel rapporto - aveva evidenziato nel 2005 una crescita della domanda di energia dello 0,64% in un quadro economico di sostanziale ristagno, i dati del 2006 indicano una riduzione dei consumi energetici nazionali dell'1,2% a fronte di una crescita del Pil dell'1,7% e della produzione industriale dell'1,9 per cento. Inoltre il rapporto segnala che la dinamica dell'intensità energetica del paese, che è data dal rapporto fra domanda complessiva di energia e Pil, ha registrato un calo del 2,82% nel 2006, dopo tre anni consecutivi di crescita, «determinato probabilmente dall'attuazione di politiche di efficienza e quindi di risparmio energetico». La dipendenza energetica italiana dalle importazioni è, invece, in costante aumento a partire dal 2000 e nel 2005 è salita all'85,07% segnando il suo massimo in relazione alle importazioni di petrolio (92,86%) e il suo minimo per le importazioni di energia elettrica (16,13 per cento).

Se da una parte appaiono molto limitati i margini di manovra sull'offerta energetica dell'Unione, molto si può fare sul fronte della domanda e sulle strategie di efficienza e risparmio energetico, anche nel breve periodo, sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento. I dati della Commissione, infatti, indicano che un aumento nell'efficienza energetica di appena l'1% l'anno fino al 2010 metterebbe i Paesi dell'Unione in condizione di conseguire due terzi dei potenziali risparmi possibili e potrebbe anche garantire il raggiungimento del 40% degli obiettivi europei del protocollo di Kyoto, con un taglio di 200 milioni di tonnellate all'anno nelle emissioni di Co2. «Il tema dell'efficienza energetica - si legge nel rapporto - coinvolge le famiglie, la pubblica amministrazione e gli usi industriali per quanto riguarda edifici, illuminazione ed etichettatura degli elettrodomestici e dei macchinari da ufficio». Sul fronte della strategia della domanda si può agire su una riduzione vera e propria dei consumi, sostenuta dall'innovazione tecnologica, per mantenere i livelli di servizio e confort, raggiungendo livelli sempre più elevati di efficienza energetica. (25/5/2007)


16 maggio 2007

La Nasa conferma: il Polo Sud si sta sciogliendo



(ANSA) - WASHINGTON, 16 mag - Se prima era solo supposizioni attendibili, ora ci sono le prove: il Polo Sud si sta sciogliendo. Lo ha annunciato la Nasa, che ha mostrato al riguardo una precisa documentazione fotografica frutto di un'osservazione via satellite che riguarda il periodo compreso fra il 1999 e il 2005: per effetto del riscaldamento del pianeta, un'area dell'Antartico grande circa 400 mila chilometri quadrati mostra ''evidenti segni di scioglimento''. La ricerca, condotta nell'ambito di un progetto avviato dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa e dall' universita' del Colorado, ha permesso un paragone fotografico costante. Grazie ad esso gli scienziati hanno potuto constatare che una zona occidentale dell'Antartide grande come l'Italia presenta modificazioni evidenti della natura morfologica di quei ghiacci. La Nasa ne parla come del ''piu' significativo scioglimento osservato dai satelliti negli ultimi trent'anni''. ''E' una novita' assoluta - ha spiegato il direttore dell'Istituto di Scienze Ambientali del Colorado, Konrad Steffen - anche perche' a differenza di altre zone antartiche, questa penisola non aveva mai mostrato, nel recente passato, segni di scioglimento. Ma ora abbiamo la prova fotografica che lo scioglimento riguarda anche questa penisola''. Lo scioglimento e' stato accertato in diverse zone della penisola occidentale, dove da sempre le temperature non superano mai lo zero e i ghiacci fino ad oggi erano considerati eterni. Non e' piu' cosi': la ricerca ha dimostrato che dal 2005 ad occhi per prolungati periodi di tempo le temperature hanno raggiunti anche i 5 gradi sopra lo zero. L'accertamento e' stato possibile grazie a un nuovo sistema messo a punto dalla Nasa che permette di distinguere i diversi tipi di ghiaccio che si sono via via formati. E' stato cosi' accertato che le aree in cui il ghiaccio si e' sciolto in acqua (per poi tornare ghiaccio) si sono estese come non non era successo mai negli ultimi trent'anni. Il ghiaccio sciolto e' rimasto sopra la superficie ghiacciata del continente antartico. Tuttavia se quell'acqua dovesse infiltrarsi negli enormi crepacci antartici fino a raggiungere il mare, le conseguenze sugli equilibri dell'ecosistema complessivo potrebbero essere significative. E' anche per questo che secondo la Nasa ''e' opportuno continuare a monitorare via satellite l'area, per capire se il fenomeno sia limitato nel tempo oppure a lungo termine''.


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6 maggio 2007

"La Francia farà di questa lotta la sua priorità". Parola di presidente

ELISEO/ SARKOZY AGLI AMERICANI: AMICI MA A VOLTE IDEE DIVERSE
Lotta a riscaldamento globale sarà "priorita' della Francia"
Roma, 6 mag. (Apcom) - Amici e alleati, ma a volte con idee diverse: è l'"appello" che il neopresidente francese Nicolas Sarkozy ha fatto agli "amici americani".
"Potete contare sulla nostra amicizia. La Francia sarà sempre al vostro fianco" ha detto Sarkozy parlando ai militanti nel suo primo discorso dopo i risultati che lo hanno portato all'Eliseo.
"Ma l'amicizia è accettare che gli amici possano avere idee differenti". E lancia un affondo: "una grande nazione come gli Usa ha il dovere di non fare ostacolo alla lotta contro il riscaldamento globale; è in gioco il destino dell'umanità tutta intera. La Francia farà di questa lotta la sua priorità".


Tanto per insistere su questo punto, vorrei mettere in luce ancora una volta come all'estero il cambiamento del clima rappresenti un'indiscutibile priorità anche per un presidente di centrodestra (dovrebbe essere ovvio, no?), mentre in Italia troppo spesso le politiche per l'ambiente sono intese ancora come una cosa 'de sinistra'. Chissà se adesso stiamo cambiando.


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