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La società del rifiuto
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25 aprile 2008

La fine dell’equivoco Verdi. Appunti e spunti per un centrodestra ecologista

Quello che da anni mi fa soffrire e spesso ferocemente arrabbiare del centrodestra italiano è l’attenzione troppo sporadica ai temi ambientali e l’assenza di una visione globale di quanto il nostro rapporto con il pianeta Terra debba rappresentare una priorità assoluta per la politica. Tutto qui.
Ma la responsabilità del centrodestra in questo senso è soltanto parziale: il punto è che purtroppo in questo campo è proprio l’Italia in generale ad avere troppo spesso una visione limitatissima ed assolutamente provinciale di questo aspetto importantissimo della vita ed anche dell’economia: in poche parole, è l’Italia a non essere ancora europea, e con essa anche i suoi partiti politici. Io sogno invece un centrodestra italiano che sia anche europeo ed ecologista. E’ forse un sogno impossibile?

Vecchie visioni, vecchie icone
Una delle principali sfide che attende chi voglia occuparsi di politiche dell’ambiente consiste nel fatto che in Italia occorre uscire finalmente da un’idea di ambientalismo e di anti-ambientalismo che sono vecchie ormai di trent’anni.
Nell’immaginario generale pesa ancora troppo la contrapposizione tra due icone che si sono consolidate negli anni ma che al giorno d’oggi appaiono ormai cosa falsa e grottesca: da una parte c’è il paladino dell’ecologia, un duro e puro dalle tendenze pauperiste e veterocomuniste, che si colloca politicamente nell’estrema sinistra, ed è capace soltanto di agitare spauracchi e slogan banali; dall’altra parte c’è un insipiente ed ottuso consumista oltranzista e un po’ cialtrone, che politicamente si colloca a destra, il quale conserva gelosamente una visione miope ed insipiente di progresso, fatta soltanto di cemento e di industrie inquinanti, senza scrupoli, senza attenzione verso il pianeta ed incapace di prospettiva alcuna.
Eppure basterebbe rivolgere uno sguardo all’estero ed agli altri paesi europei in particolare, per comprendere quanto gli scenari siano di gran lunga più complessi e come il quadro politico stia evolvendo in maniera completamente diversa.

Nel mondo la partita politica si gioca sui temi ambientali

Nelle ultime due tornate elettorali italiane nei programmi si è parlato poco ed in maniera confusa del tema dell’ambiente, mentre nel resto del mondo risuonava tutta un’altra musica, e mai come negli ultimi tempi è risultato evidente quanto questo argomento sia divenuto una priorità politica.
L’attenzione in tal senso era in molti casi già alta, ma forse un punto di svolta è stata la presentazione del rapporto commissionato dal governo britannico all’ex capo economista della Banca Mondiale Nicolas Stern, che ha messo in luce quanto l’inerzia dei paesi industrializzati sul clima potrebbe portare verso una vera bancarotta mondiale, un collasso economico maggiore della crisi del 1929.
Il rapporto Stern, pubblicato nell’ottobre 2006, ha segnalato che i costi per risanare gli interventi dell’innalzamento del livello dei mari, della siccità o delle emigrazioni di massa conseguenti ad uragani ed inondazioni potrebbero aggirarsi fino al 20% del Pil mondiale.
Se da una parte queste previsioni spinsero Blair a chiedere che venissero presi provvedimenti urgenti a livello europeo ed a nominare come consigliere speciale della Gran Bretagna sul cambiamento climatico proprio Al Gore, in generale si è consolidata una consapevolezza che spinge sempre più verso un impegno per la salvezza del pianeta. Tale impegno in molti casi è politicamente trasversale ma, comunque, non risparmia i moderati dei vari paesi occidentali.
E allora se negli Usa è evidente l’attivismo dell’ex vicepresidente Gore, che arriva a portarlo addirittura verso il Nobel, a nessuno sfuggono nemmeno le scelte del governatore repubblicano della California Arnold Schwarzenegger, che scavalca di gran lunga il presidente Bush, prendendo le distanze dalla sua marcia indietro sul protocollo di Kyoto e lamentando «l'assenza di una politica federale coerente» contro l'effetto serra. E lo stesso Schwarzenegger non mancò nemmeno di stringere con il premier laburista britannico Tony Blair un'alleanza per ridurre le emissioni inquinanti.
E non è da meno il leader dei conservatori inglesi David Cameron, il quale ha posto sin dall’inizio un fortissimo accento sull’ecologia: dalla scelta di andare al Polo Nord per verificare con mano i danni dell'effetto serra, al fatto di andare ogni giorno in ufficio in bicicletta, con tanto di casco e giacca a vento, o infine alla proposta di incentivare le auto ecologiche e tassare quelle inquinanti.
In occasione delle ultime elezioni presidenziali in Francia, poi, ciascun candidato ha espresso nel dettaglio le proprie posizioni sulle politiche ambientali che intendeva portare avanti in caso di vittoria. Nicolas Sarkozy, ad esempio, tra le altre cose aveva proposto di riformare 'a fondo' la fiscalità verde, affinché i comportamenti virtuosi divenissero meno costosi di quelli inquinanti, e soprattutto di promuovere la creazione di un diritto internazionale dell'ambiente. Ma soprattutto, al momento dell’elezione, la sua prima dichiarazione rivolta anche agli "amici americani", è stata la seguente: "Potete contare sulla nostra amicizia. La Francia sarà sempre al vostro fianco", "ma l'amicizia è accettare che gli amici possano avere idee differenti” e "una grande nazione come gli Usa ha il dovere di non fare ostacolo alla lotta contro il riscaldamento globale; è in gioco il destino dell'umanità tutta intera. La Francia farà di questa lotta la sua priorità".
E proprio Sarkozy in alcuni casi ha fatto squadra col cancelliere tedesco Angela Merkel, cosa che ha dimostrato il ruolo chiave del tema del clima durante la presidenza tedesca della UE.

Persino da parte di Papa Benedetto XVI non sono mancati ripetuti appelli in questa direzione, quando ha affermato che “gli uomini infatti sono posti da Dio come amministratori della terra, per coltivarla e custodirla. Di qui discende quella chepotremmo chiamare la loro 'vocazione ecologica', divenuta più che mai urgente nel nostro tempo"; o ha lanciato un invito ad agire "prima che sia troppo tardi", chiedendo che"da parte di tutti si intensifichi la cooperazione, al fine di promuovere il bene comune, lo sviluppo e la salvaguardia del creato, rinsaldando l'alleanza tra l'uomo e l'ambiente, che dev'essere specchio dell'amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino".

Un grande equivoco italiano: i cittadini verdi e i Verdi partito
Queste ultime elezioni politiche, con la scomparsa del partito dei Verdi dal parlamento, possono essere finalmente l’occasione per segnare la fine di un grande equivoco che si è affermato in questi anni. Della rumorosa assenza italiana di una cultura politica che fosse trasversale intorno ai temi ambientali ritengo abbia avuto in buona parte la responsabilità storica proprio il partito dei Verdi. Questo era nato infatti come forza politica dall’impronta fondamentalmente tematica, ma la sua classe dirigente, con l’avvento del sistema maggioritario, anziché stabilire di sciogliersi in quanto partito e divenire un’espressione politica che ‘disseminasse’ nei vari partiti sia contenuti che persone (vedi l’esempio del partito radicale transnazionale), dialogando sia a destra che a sinistra, ha optato invece per la miope scelta di sopravvivenza del partitino, andando di fatto contro la storia e, soprattutto, contro un vero ambientalismo che fosse efficace, diffuso e capace di incidere nella politica e nella società.
E dopo aver conservato questo piccolo spicchio di elettorato ed averlo portato a sinistra, ha aggiunto danno a danno, tessendo alleanze proprio con la sua parte più massimalista, ed identificando la propria politica con essa, attraverso posizioni fatte soltanto di no e di veti.
Questa stolta politica purtroppo non ha danneggiato soltanto i verdi-partito, ma per molti anni si è anche ripercossa in maniera deleteria anche sugli tutti gli altri soggetti impegnati in questo campo - associazioni, gruppi di cittadini, aree di altre forze politiche – che di riflesso hanno visto lesa la propria immagine da una comunicazione improntata tutta al negativo, e soprattutto volta a far identificare forzosamente qualunque istanza ecologista con un piccolo segmento partitico. Di più: si è trattato di uno scenario che in Italia ha indirettamente favorito persino una sorta di ‘rimozione collettiva’ di ogni tematica verde, allontanando per lungo tempo i cittadini dall’interesse verso queste problematiche, alle quali non si riuscivano ad offrire soluzioni che dessero speranza.

Certo, non si devono addebitare tutte le colpe ai verdi-partito, perché sarebbe quantomeno ipocrita non evidenziare che vi è stata certamente anche un’assenza della politica in questo campo: a destra si è delegato a sinistra, ed a sinistra si è delegato ai Verdi, come se ci si potesse prendere il lusso di dimenticare che l’ambiente è cosa di tutti, che non è un comparto tematico bensì la condizione fondamentale per la vita di noi tutti ed anche per una sana economia.
Tuttavia è essenziale riconoscere che, dopo i primi anni Novanta, la presenza dei verdi-partito spesso ha fatto più male che bene alla causa ecologista in Italia, perché ha di fatto impedito delle serie aggregazioni su questi temi, che potessero essere più forti e politicamente trasversali.

Ed ora speriamo che questa possa essere la fine di un brutto equivoco.
Insomma, occorre partire dal fatto che le politiche dell’ambiente in Italia non dovevano iniziare né tantomeno devono finire con i Verdi, ma che, anzi, la scomparsa di questa formazione un po’ abortita possa essere una buona occasione per chiarire le idee.

Tuttora vi sono dei segnali che indicano chiaramente quanto nel nostro Paese non sia ancora evidente l’attenzione che si sta sollevando nel mondo verso l’ambiente: il fatto che dell’evento del Live Earth, che nel mondo ha coinvolto due miliardi di persone di cui soprattutto giovani, i mezzi d’informazione si siano occupati pochissimo e soltanto all’ultimo momento, o ancora il fatto che il film di Al Gore - proiettato in tutte le scuole inglesi, vincitore prima dell’Oscar e poi in un certo senso del premio Nobel - abbia avuto scarsissima programmazione nelle sale cinematografiche italiane, o in ultimo la sbiaditissima partecipazione dell’Italia alla Giornata della Terra, sono tutti segnali del fatto che forse ci stiamo ancora muovendo ad una velocità diversa, e che questo divenire dell’ambiente elemento chiave dell’agenda politica presto potrebbe sorprenderci e coglierci impreparati.
I sondaggi già dimostrano che l’ecologia occupa un posto altissimo tra le preoccupazioni per il futuro dei giovani italiani. Ma per occuparsi di politica dell’ambiente occorre prima di tutto riuscire a rompere gli schemi, saper andare oltre degli atteggiamenti passivi e consolidati e, soprattutto, oltre una faziosità un po’ becera sull’argomento, alimentata da anni di indifferenza e di inerzia inconsapevole.

Per concludere, un esempio
Per concludere, per fornire un esempio di questo nuovo approccio alle politiche ambientali che va delineato, ritengo molto utile citare nuovamente alcuni passaggi di un’intervista rilasciata ad una rivista italiana da un noto ecologista e politico inglese, il quale afferma che “Solo i conservatori possono governare il mercato e salvare il pianeta”.
L’ecologista in questione è Zac Goldsmith, ex direttore del mensile The Ecologist e poi braccio destro di David Cameron. Goldsmith, anche per età anagrafica ed estrazione economica (classe ’75 e famiglia miliardaria), non  corrisponde certo alla vecchia immagine stereotipata dell’ambientalista di cui sopra.
Egli sovverte completamente la prospettiva politica corrente ed i luoghi comuni sull’argomento, quando afferma che “l’ambientalismo va oltre le distinzioni tra destra e sinistra, ma è l’approccio dei conservatori quello più pragmatico e che può riuscire a riorientare il mercato per la salvezza del pianeta: C’è un consenso trasversale sul fatto che il cambiamento climatico richieda azioni urgenti, ma finché i leader non capiranno quali sono i passi da compiere per affrontare realmente il problema non vedremo altro che vaghe aspirazioni e obiettivi irrealistici”(…); “personalmente ritengo che l’approccio conservatore abbia più senso, dal momento che tende a collaborare con le imprese e la gente anziché contrapporvisi. C’è un grande appetito pubblico per la ricerca di soluzioni ecologiche, se siamo maldestri nell’approccio rischiamo di disperderlo e perdere così una grande opportunità. Il cambiamento climatico è l’esempio più chiaro del fallimento catastrofico del mercato. Credo che per correggere questo fallimento il ruolo del governo debba essere quello di valorizzare l’ambiente proprio all’interno del mercato. Questo richiede un quadro legislativo forte, un set di regole in cui il mercato possa operare. Se invece il governo si limita a tentare microinterventi di gestione non riuscirà a correggere gli errori” (…).Un conservatore che non è ambientalista, dal mio punto di vista, non è un vero conservatore. Capacità amministrativa, conservazione, efficienza, riguardo verso le generazioni future, principio di precauzione, intransigenza contro gli inquinatori: sono tutti valori centrali dell’essere conservatore che per qualche tempo sono stati dimenticati. È per questo che George W. Bush viene considerato un conservatore. Secondo me non lo è affatto. È un radicale. Non c’è niente di più radicale che perseguire politiche che minacciano la vita del pianeta. Oggi il Partito Conservatore, sotto la guida di David Cameron, ha dimostrato una profonda volontà di impegnarsi per le grandi sfide del presente. Per questo il dibattito è cambiato radicalmente” (…); e conclude: ”il mercato è il motore più potente del cambiamento ma finora ha alimentato una drammatica devastazione ambientale, fallendo su tutte le questioni più importanti. Se però l’ambiente viene rigorosamente valorizzato nel mercato – in modo che l’inquinamento non possa più essere considerato una mera esternalità – non sarà più conveniente inquinare. Il governo deve fissare un criterio forte per il mercato e consentire al mercato stesso di adeguarsi di conseguenza. Se il criterio è corretto e inflessibile allora il mercato diventerà il nostro alleato, e non il nostro distruttore.”


11 novembre 2007

News/Il Papa continua a parlare di ambiente

PAPA/ AGRICOLTORI SONO CUSTODI AMBIENTE E SUO PATRIMONIO
Oggi Giornata Ringraziamento su custodia Creato
Roma, 11 nov. (Apcom) - Gli agricoltori "sono non soltanto produttori di beni essenziali, ma anche custodi dell'ambiente naturale e del suo patrimonio culturale". Lo ha detto il Papa al termine della recita dell'Angelus presieduta a San Pietro, davanti a migliaia di fedeli.Benedetto XVI ha ricordato che oggi "si celebra in Italia la Giornata del Ringraziamento, che ha per tema: 'Custodi di un territorio amato e servito'. Ai nostri giorni, infatti, gli agricoltori sono non soltanto produttori di beni essenziali, ma anche custodi dell'ambiente naturale e del suo patrimonio culturale". "Perciò, mentre rendiamo grazie a Dio per i doni del creato - ha concluso il Pontefice - preghiamo perché i lavoratori della terra possano vivere e operare in serenità e prosperità e prendersi cura dell'ambiente, per il bene di tutti".  111231 nov 07


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2 novembre 2007

News/Ambiente: Olimpiadi Pechino, inquinamento resta primo problema

PECHINO (CINA) (ITALPRESS) - Nelle storia delle Olimpiadi e' accaduto che alcune gare siano state rimandate per cattivo tempo o, nel caso della vela, per mancanza di vento, ma fino ad ora non e' mai successo che una competizione sia stata posticipata per l'eccessiva presenza di smog. La prima volta potrebbe essere a Pechino 2008 e a ribadirlo, in settimana durante una visita nella capitale cinese, e' stato il presidente del Cio, Jacques Rogge.
"Nonostante gli sforzi intrapresi, le condizioni richieste per gli atleti impegnati in gare di resistenza potrebbero non essere al cento per cento", ha detto Rogge durante un convegno su sport e ambiente organizzato da Cio, Bocog e Unep, il Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite. "Proprio per questo- ha aggiunto - dovremmo prendere in considerazione l'ipotesi di riprogrammare alcuni eventi, affinche' la salute degli atleti sia scrupolosamente salvaguardata".
Le preoccupazioni di Rogge non sono nuove, ma per gli organizzatori delle Olimpiadi il monito lanciato dal presidente del Cio e' stato comunque inaspettato. E' infatti arrivato poche ore dopo le lodi che l'Unep ha rivolto a Pechino per i progressi fatti nella lotta all'inquinamento e le parole rassicuranti di Hein Verbruggen, l'olandese a capo degli ispettori del Comitato Olimpico incaricati di controllare la preparazione dei Giochi.
"Non c'e' nulla, e ripeto nulla, che possa mettere a rischio l'organizzazione delle Olimpiadi", ha detto Verbruggen al termine della sua penultima visita ufficiale nella capitale cinese. "La qualita' dell'aria e' ancora un problema - ha sottolineato -, ma e' come se stessimo correndo una maratona: lo sprint finale decidera' se Pechino meriti una medaglia d'oro o una d'argento".
Bisognera' quindi aspettare le Olimpiadi per sapere cosa accadra', ma i motivi per essere pessimisti sono molti. Secondo il rapporto stilato l'anno scorso dalla Conferenza per la qualita' dell'aria, Pechino occupa la prima posizione tra le citta' piu' inquinate al mondo, con una presenza di polveri sottili per metro cubo d'aria di oltre cinque volte superiore a Londra e a New York. Il ritmo vertiginoso del boom economico cinese, sommato all'utilizzo ancora frequentissimo del carbone e al crescente numero di automobili e motorini, fa si' che questa citta' sia spesso coperta da una coltre di smog. E' accaduto anche tra venerdi' e sabato, all'indomani della visita di Rogge, quando le autorita' sono state costrette a richiedere ad anziani e bambini di non uscire di casa.
Eppure dal 2001, l'anno in cui e' stata assegnata a Pechino l'organizzazione dei Giochi del 2008, sono stati spesi 12 miliardi di dollari per migliorare la qualita' dell'aria. A nove mesi dalle Olimpiadi, i cinesi cercano ora di mettere a punto il piano finale, quello che dovrebbe permettere condizioni soddisfacenti per la salute degli atleti.
Di certo si sa gia' che durante i Giochi verra' fortemente limitato il traffico di mezzi privati sulle strade di Pechino, cosi' come e' gia' stato fatto, in via sperimentale, nell'agosto scorso.
Si sta inoltre discutendo la possibilita' di chiudere alcune fabbriche o perlomeno di limitarne la produzione, come accadra' ad esempio con le acciaierie Shougang. Situata a una quindicina di chilometri dal villaggio olimpico, in quella che una volta era campagna e che ora fa parte della sterminata periferia pechinese, la fabbrica e' una delle piu' inquinanti delle citta' e martedi' scorso ha annunciato che, tra il luglio e il settembre 2008, ridurra' la produzione di oltre il 70%.
Tutti passi importanti per assicurare un'Olimpiade senza troppo smog, ma il resto del mondo ancora non si fida. E cresce il numero di delegazioni che, per salvaguardare la salute degli atleti, arrivera' a Pechino all'ultimo momento.
(ITALPRESS).
col/sat/ 01-Nov-07 11:42


2 novembre 2007

News/Nobel della fisica: politica globale contro effetto serra

(ANSA) - GENOVA, 1 NOV - 'Occorre una politica globale contro il global warming, il mondo non lo ha mai fatto, sara' una sfida difficile ma necessaria', lo ha affermato Jack Steinberger, questa mattina a Genova in occasione della quinta edizione del Festival della Scienza.
Il Premio Nobel per la Fisica, partecipando alla conferenza 'CO2: colpevole o innocente?' nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, ha dato il suo contributo alla piu' importante kermesse italiana dedicata alla divulgazione scientifica. Lo studioso ha espresso la sua preoccupazione circa il futuro del genere umano, basandosi sui dati scientifici dell'IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change), l'organizzazione creata nel 1988 dalle Nazioni Unite e dalla World Meteorogical Organisation per svolgere un lavoro di sensibilizzazione circa i rischi del riscaldamento del pianeta connessi all'aumento dei gas serra di origine antropica, Premio Nobel per la Pace insieme ad Al Gore lo scorso 12 ottobre.
Secondo Steinberger l'uomo, attraverso l'anidride carbonica prodotta dalle sue attivita' di consumo, e' colpevole del global warming, che negli ultimi due secoli ha provocato un aumento delle temperature di 1øC e l'innalzamento dei livelli del mare di 20 cm. Il Premio Nobel ha proposto cosi' le sue soluzioni: 'o ridurre il numero degli esseri umani, triplicato nell'ultimo secolo, o ridurre i consumi energetici in particolare dei combustibili fossili, migliorando l'efficienza e l'impiego delle fonti di energia rinnovabili, non escludendo l'alternativa nucleare, ipotesi che ha i suoi problemi e, soprattutto in Italia, di cui si parla e si ha paura'.
Il fisico ha inoltre suggerito l'istituzione per la produzione industriale di una 'CO2 Emission Tax' che secondo l'IPCC dovrebbe ammontare a 100 dollari per tonnellata di anidride carbonica.(ANSA).
I60-BOA 01-NOV-07 16:03


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2 novembre 2007

News/Ambasciatore britannico: emissioni CO2 allarmanti

AMBIENTE: AMBASCIATORE BRITANNICO, EMISSIONI CO2 ALLARMANTI (ANSA) - ERICE (TRAPANI), 1 NOV - 'Senza un intervento adeguato volto a ridurre le emissioni di anidride carbonica, entro il 2050 le emissioni mondiali di CO2 potrebbero superare del 55% quelle del 2003, a seguito del crescente consumo di carbone per produrre elettricita''. Lo ha detto l'ambasciatore britannico in Italia, Edward Chaplin, aprendo stamani alla Fondazione Ettore Majorana di Erice i lavori del workshop internazionale sulla cattura e lo stoccaggio di CO2, promosso dalla Scuola internazionale di geofisica in collaborazione con l'Ambasciata britannica, l'Ingv, l'Enea e patrocinato dal ministero dello Sviluppo Economico.
'A livello mondiale - ha aggiunto - il 41% delle emissioni di CO2 e' legato alla produzione di energia elettrica. Senza ulteriori interventi, la temperatura della Terra potrebbe aumentare notevolmente, con impatti di carattere ambientale, sociale ed economico seriamente nocivi. Tutti i Paesi devono affrontare questa sfida, occorrono misure innovative da sviluppare ed attuare e bisogna essere in grado di riconoscere le opportune tecnologie. La cattura e lo stoccaggio del carbonio rappresentano una di queste tecnologie, e si valuta che possono ridurre del 90% le emissioni di CO2 prodotte dalle centrali elettriche nel mondo'.
L'ambasciatore ha sottolineato che 'e' difficile parlare di cambiamenti climatici o di domanda energetica senza menzionare la Cina. Lo scorso anno, la Cina ha estratto 2,4 miliardi di tonnellate di carbone, con un aumento di oltre l'8% rispetto all'anno precedente'.Ci sono poi gli Usa che, nel prossimo decennio, contano di realizzare 150 nuove centrali a carbone.
Chaplin, parlando ad una platea di un centinaio di scienziati - presente, tra gli altri, il presidente dell'Ingv, Enzo Boschi - ha annunciato che entro la fine dell'anno in Inghilterra prendera' il via un progetto pilota per la realizzazione di un impianto che sfrutta la tecnologia della post combustione, capace di catturare le emissioni di CO2.(ANSA).
COM-FK/LU 01-NOV-07 17:22


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21 ottobre 2007

La società del rifiuto

Immancabilmente quando si pensa al problema dei rifiuti viene in mente quello che ha passato e patisce la Campania. La questione è tutt’altro che risolta, ed occorre vigilare, continuare a parlarne, tenere d’occhio quelli che stanno da un tempo infinito nei palazzi, e dimostrano ogni giorno di più di aver perso il contatto con la realtà.

 

Napoli in prima pagina sul New York Times per l'emergenza rifiuti, 31/5/07

L’Italia ogni anno produce, almeno ufficialmente, circa 130 milioni di tonnellate di rifiuti. E se consideriamo quelli non ufficiali il dato può soltanto aumentare.

La raccolta differenziata viene attuata pochissimo dai comuni, e resa impossibile o poco praticabile concretamente nella gran parte dei casi. Ma, anche laddove questa viene attuata, nel nostro Paese la differenziazione dei vari scarti è vista dai più come un fastidioso onere che compete soltanto a qualche fanatico ambientalista.

Poi c’è il problema della camorra che tratta il business dei rifiuti: rifiuti del sud ed anche di tantissime aziende del nord, che vengono illegalmente sversati ed occultati nelle nostre terre, per abbattere i costi di smaltimento legale, e che vanno ad infestare i prodotti dell’agricoltura.

E c’è la questione dell’impatto ambientale dovuto all’uso indiscriminato di acque minerali: da quando l’acqua di rubinetto è caduta praticamente in disuso come bevanda, quasi sempre dalle aziende produttrici ai comuni viene pagato poco o niente per le concessioni, salvo poi riversare su di essi (cioè sui cittadini), moltiplicato in modo esponenziale, il costo di smaltimento delle bottiglie di plastica.

Quando si parla di rifiuti i problemi insomma sono tanti, e vanno intrecciandosi. Ma occorrerebbe parlare anche dell’atteggiamento psicologico sbagliato con il quale di solito tendiamo ad affrontare la questione.

Questa estate mi è stato spiegato da alcuni residenti ad Ischia che, in uno dei comuni dell’isola, per ragioni di ordine estetico si è praticamente deciso di eliminare i cassonetti. Con l’incredibile e orripilante risultato di vedere gli abitanti del posto che, con il caldo come con il freddo, sono tenuti ad ammucchiare i sacchetti dei rifiuti così, direttamente sulla strada. Finché le ditte non passano a prelevarli e non rimane più alcuna traccia apparente dell’immondizia che è stata prodotta.

Acquistiamo, produciamo, consumiamo, eliminiamo sostanze e materiali in quantità sempre crescente ma, per carità, dei nostri rifiuti non vogliamo manco sentir parlare. Dopo aver fatto di tutto per acquisire sotto forma di beni vari quella materia prodotta da noi stessi, la rigettiamo improvvisamente sotto forma di rifiuto e non abbiamo più alcun interesse né ad accettare le implicazioni che il suo utilizzo comporta, né a favorirne un suo possibile riutilizzo. Non vogliamo vedere il segno della nostra immondizia attraverso la presenza dei vari cassonetti nelle strade, non la vogliamo respirare quando si discute di come smaltirla quando diventa un peso insopportabile per il territorio. Non vogliamo più sentirne parlare e vogliamo soltanto che sparisca lontano da noi, Not In My Back Yard, appunto. Liberiamoci del vecchio, e via con il prelievo di nuove risorse naturali.

Ma è scomodo ed inutilmente consolatorio togliere i cassonetti dalle nostre strade, perché nella natura tutto ritorna, e qualunque cosa venga immessa nell’ambiente e scacciata dalla porta rientrerà, inevitabilmente, prima o poi dalla finestra.

Io vorrei invece cassonetti di ogni tipo più o meno ovunque, perché oltre a renderci più lieve la raccolta differenziata, e dunque il corretto riutilizzo dei materiali, costituirebbero anche un ottimo promemoria volto a farci più consapevoli circa i risvolti del nostro stile di vita.

Perché non è possibile immaginare una società che non abbia limite alcuno.

Si parla, si dibatte e si litiga tanto su come smaltire i rifiuti esistenti, e mai di come evitare di produrne di nuovi. Non si dice una cosa molto semplice, e cioè che la lotta ai rifiuti si fa anche e soprattutto a monte: e allora occorre dire che va ridotta la quantità di imballaggi inutili per ogni prodotto acquistato, che anziché assicurarci l’igiene a volte ci garantiscono soltanto un futuro di spazzatura che ci sommergerà; che in ogni caso gli imballi devono essere fatti di materiali facilmente separabili tra loro, e che devono essere esclusi dalle produzioni quelli non recuperabili o dannosi per l’ambiente. Che in certi casi vanno riscoperti i vuoti a rendere o la vendita di prodotti sfusi e che bisogna incentivare la fabbricazione di beni durevoli, senza cedere soltanto alla logica dell’usa e getta. Insomma, che in questo campo – prima ancora di riuscire a vincere una difficilissima lotta contro le ecomafie - sarebbe il caso di incominciare a considerare anche il fatto che il miglior rifiuto è proprio quello che non viene prodotto.


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13 ottobre 2007

Faziosità

Trovo che in Italia sia frequente una faziosità vacua, che monta spesso a prescindere dai contenuti, e che spinge ad identificare ciò che sta a destra o a sinistra in Italia con tutto ciò che sta rispettivamente a destra o a sinistra in Francia, negli Stati Uniti ed in qualunque altra parte del mondo: come se le cose coincidessero. La conseguenza è quella di a difendere acriticamente o, a seconda, di sferrare attacchi sulla base di un semplice riflesso condizionato, sempre a prescindere da quella che può essere la complessità dell'oggetto in discussione. Ed ecco che in virtù di questo riflesso si solleva subito qualche commento di fastidio, tra la generale ovazione, per l’attribuzione del nobel per la pace ad Al Gore e all’IPCC-Intergovernmental Panel on Climate Change, il Comitato Intergovernativo dell’Onu per i mutamenti climatici.

A scanso di equivoci: dico subito che personalmente sono tra quelli che si uniscono all’ovazione per uno che oltretutto, in virtù di una manciata di voti e di qualche broglio elettorale che forse cambiò il mondo, a suo tempo non fu presidente degli Stati Uniti. Chiamatela pure solidarietà tra le vittime di brogli, ma tant'è.

Certo, come tante altre cose, il Nobel si può sempre criticare: basti pensare che l’ideatore di un premio che oggi viene dato in nome della pace fu proprio l’inventore della dinamite.

Tuttavia mi chiedo come mai, da parte di tanti esponenti del centrodestra nostrano, non vi siano la stessa identificazione ed una rincorsa sui programmi, quando Sarkozy si presenta ai francesi con dei punti seri e dettagliati in materia d’ambiente o quando David Cameron, leader dei conservatori inglesi, pone un fortissimo accento sul tema dell’ecologia. Stranamente su questo tema si riescono ad ignorare alla grande persino le parole del Papa.

Mi chiedo perché nel nostro Paese non si riesca ancora ad uscire da un’idea di ambientalismo e di anti-ambientalismo vecchie di trent’anni, perché chi sta a destra sotto sotto pensi ancora che l’ambiente sia qualcosa che riguarda quegli altri, e chi sta a sinistra deleghi il tema ai ‘verdi’; perché del Live Earth, un evento che ha coinvolto due miliardi di persone, qui i mezzi d’informazione si siano occupati pochissimo e soltanto all’ultimo momento.

La differenza è che in Italia spesso sembra ormai perduta la capacità di ragionare, di rompere gli schemi, di andare oltre degli atteggiamenti passivi e consolidati.

Tanto per fare un esempio pratico: prima uno vola alto se ripensa alle dichiarazioni di Sarkozy al momento della sua elezione, o leggendo questa intervista a Zac Goldsmith, che rende l’idea di come si possano superare certi vecchi steccati; poi però deve ripiombare impietosamente giù quando si imbatte nell'ultima dichiarazione con cui l'on. Luca Volontè critica la scelta di questo Nobel, perché dopotutto pure Al Gore avrebbe inquinato il pianeta con il suo concerto per il clima.


12 ottobre 2007

La sfida più grande

NOBEL PACE A GORE, AMBIENTE PIU' GRANDE SFIDA UMANITA' /ANSA
RIVINCITA MA CASA BIANCA NON PIU' VICINA; BUSH NON CAMBIA ROTTA (di Alessandra Baldini) (ANSA) - NEW YORK, 12 OTT - La vendetta e' un piatto al global warming: dopo aver vinto un Emmy per la televisione e un Oscar per le sue battaglie verdi, l'ex vicepresidente Al Gore, 59 anni, ha condiviso con il Comitato Intergovernativo dell'Onu per i Cambiamenti Climatici (Iccp, una rete di 2.000 scienziati) il premio Nobel piu' ambito, quello per la Pace.
Il mutamento climatico 'e' la piu' grande sfida dell'umanita'', ma e' anche 'una grande opportunita'' ha commentato l'ex numero due di Bill Clinton, che devolvera' la sua meta' del premio da 1,56 milioni di dollari alla fondazione bipartisan e no-profit Alliance for Climate Protection. A Palo Alto, in California, Gore si e' presentato davanti alle telecamere ma non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti, eludendo quella che ogni reporter negli Usa avrebbe voluto porgli: usera' la piattaforma del premio per candidarsi alla Casa Bianca?
Per Gore potrebbe essere una nuova vendetta: l'occasione per far fuori Hillary Clinton, con cui dai tempi dello scandalo Monica Lewinski non corre affatto buon sangue.
Il crescendo del Draft Gore Movement, il movimento di base per convincere il vincitore del voto popolare del 2000 a uscire dall'esilio politico con una raccolta forte finora di oltre da 136 mila firme, raggiungera' probabilmente il suo apice alla vigilia del 2 novembre, scadenza ultima per entrare in gioco nelle primarie del New Hampshire. Ma le chance di un ingresso in pista sembrano minime: 'Gli ho chiesto tante di quelle volte di farlo che mi ha chiesto di smettere di chiamarlo', ha detto l'ex presidente Jimmy Carter, vincitore di un premio Nobel per la Pace nel 2002.
Oggi, nel giorno dell'annuncio da Oslo, e' stato negli Usa il giorno delle congratulazioni: al coro unanime dei democratici, guidato dall'antico boss Bill Clinton e dalla potenziale rivale e vecchia nemica Hillary, si e' unita anche la Casa Bianca di George W. Bush con un indispettito: 'Gore sara' felicissimo' e poi un fermo e secco: 'Noi non cambiamo rotta'.
E' un piccolo paradosso della storia: nel giorno della rivincita di Gore, il rivale del 2000 che lo derideva col soprannome di 'Ozone Man' e' al nadir della popolarita', azzoppato oltre che dal naturale processo di senescenza dei presidenti americani a fine mandato, da scelte politiche impopolari in politica interna e sul fronte dell'effetto serra.
Bush aveva snobbato il discorso di Gore all'Onu e a fine settembre l'autore di 'Una scomoda verita'' gli aveva chiesto di lanciare un nuovo Piano Marshall Globale per l'ambiente. Oggi il senso del Nobel - come si legge nella motivazione - e' un riconoscimento che Gore ha fatto piu' di ogni altro (con la sola eccezione di Madre Natura, ha notato il settimanale 'Time') per provocare una rivoluzione nel modo di pensare dell'opinione pubblica sulle misure che occorre adottare per fermare il global warming: una stragrande maggioranza di americani - il 90% dei democratici, l'80% degli indipendenti, il 60% dei repubblicani - e' convinto che una 'azione immediata' sia necessaria per far fronte all'emergenza clima.
Che questa consapevolezza possa far da trampolino a una nuova corsa presidenziale in un campo dominato dalla front-runner (e antica rivale) Hillary Clinton e' tutto da vedere. Fonti vicine a Gore hanno ribadito che l'ex vice di Bill Clinton non ha intenzione di candidarsi. 'Non lo fara'', ha confermato 'Time', notando che entrando in gara 'Gore si brucerebbe una felicita' conquistata a fatica, ed e' ancora piu' felice e realizzato adesso che i fatti gli hanno dato ragione'.
Quanto e' realistica una candidatura di Gore? Gli ostacoli pratici di mettere in piedi una macchina elettorale in questa fase avanzata della corsa sono molti. Ma per James Carville, ex stratega di Bill Clinton, c'e' 'il 25 per cento' di possibilita' che l'ex vice di Bill si rimetta in gioco e 'non e' ancora troppo tardi'.
Ma ogni premio che passa per Gore e' la conferma che ha fatto la scelta giusta a lasciare la politica attiva: 'Sara' lui il kingmaker delle prossime elezioni', ha pronosticato la sua ex collaboratrice Donna Brazile, che oggi e' alla Cnn. E cosi' il 'New York Times': 'Con la scelta del candidato a cui dara' il suo appoggio, sara' l'ago della bilancia della campagna'.
(ANSA) BN 12-OTT-07 20:45


Al Gore named 2007 Nobel Peace Prize winner!

Live Earth extends our most enthusiastic and sincere congratulations to Al Gore and the United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change, who share this year's Nobel Peace Prize "for their efforts to build up and disseminate greater knowledge about man-made climate change, and to lay the foundations for the measures that are needed to counteract such change."

We heartily share the view of the Nobel committee that Mr. Gore is "the single individual who has done most to create greater worldwide understanding of the measures that need to be adopted" to solve the climate crisis.

We look forward to our ongoing work together to bring the movement to solve the climate crisis to even more of the world. We are thrilled that the Nobel Committee has chosen to recognize the leaders creating worldwide awareness and advocacy for the most pressing global issue of our time.

Al Gore Photo

Al Gore Speaking this morning at the Alliance for Climate Protection 

 


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6 ottobre 2007

Notizie: oggi è la giornata del debito ecologico

Roma, 6 ott. - (Adnkronos) - Il Global Footprint Network (Network Mondiale dell'Impronta Ecologica) rende noto che oggi e' il Giorno del Debito Ecologico (Ecological Debt Day), il giorno in cui l'umanita' va 'in rosso', avendo consumato tutte le risorse ambientali che il pianeta e' in grado di produrre nell'anno in corso.
I risultati delle ricerche del Global Footprint Network e dal partner inglese NEF (New Economics Foundation) mostrano che, a partire dalla meta' degli anni ottanta, l'Impronta Ecologica dell'uomo ha cominciato ad essere maggiore delle risorse generate dalla Terra, causando l'incremento, anno dopo anno, del nostro debito ecologico.
Nel 1996 l'umanita' utilizzava gia' il 15% in piu' delle risorse naturali disponibili annualmente sulla Terra, ed il giorno in cui cominciava ad accumularsi il debito ecologico cadeva in Novembre.
Quest'anno, il nostro debito ecologico e' anticipato al 6 Ottobre ed il sovrasfruttamento delle risorse e' pari al 30%.
'L'umanita' sta vivendo oltre i limiti della sua carta di credito ecologica', ha dichiarato Mathis Wackernagel, Direttore Esecutivo del Global Footprint Network. 'Cosi' come spendere piu' soldi di quanto hai depositato in banca porta ad accumulare un debito finanziario, allo stesso modo utilizzare piu' risorse di quelle che il pianeta riesce a ricreare ogni anno porta ad accumulare un debito ecologico. Questo comportamento puo' andare avanti per un breve periodo, ma alla lunga porta all'esaurimento delle risorse fondamentali su cui si basa la stessa economia umana ed all'accumulo dei rifiuti'.
Ogni anno il Global Footprint Network, organizzazione internazionale il cui scopo e' quello di porre fine al sovrasfruttamento delle risorse naturali, calcola l'Impronta Ecologica del genere umano, vale a dire la domanda mondiale di terreni agricoli, pascoli, foreste e zone di pesca, e la mette a confronto con la capacita' di questi ecosistemi di generare nuove risorse e assorbire i rifiuti prodotti. Complessivamente, l'uomo consuma oggi l'equivalente delle risorse generate da 1,3 pianeti.
'I dati del Global Footprint Network - dichiara Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - dimostrano una volta di piu' che l'umanita' per progredire deve riconciliarsi con le ragioni degli ecosistemi e dei cicli naturali. Non ci potra' essere vero sviluppo fino a quando il consumo di risorse, di materie prime, di energia rimarranno superiori alle possibilita' del nostro Pianeta di rigenerarle. Questo e' vero in generale e tanto piu' vero in Italia dove negli ultimi anni e' stato fatto molto meno che negli altri grandi paesi europei per affrontare questa contraddizione e in particolare per ridurre il proprio contributo ai mutamenti climatici'.
Una delle piu' significative conseguenze del sovrasfruttamento globale delle risorse e' il riscaldamento della terra, ma anche la riduzione dello stock di pesce nei mari, la deforestazione e la desertificazione dei suoli che stanno interessando tutto il mondo, sono indicativi del nostro crescente debito ecologico. 'Anche in Italia sono visibili i risultati di questo sovrasfruttamento.
Considerando che abbiamo un'Impronta quasi doppia rispetto alla media mondiale, se tutti gli abitanti della Terra avessero uno stile di vita ed uno livello dei consumo pari a quello italiano, servirebbero 2,3 pianeti per soddisfare i consumi della popolazione mondiale', spiega il professor Simone Bastianoni, dell'Universita' degli Studi di Siena e membro del Comitato degli Standard del Global Footprint Network.
'Nel nostro Paese il territorio urbanizzato e' cresciuto del 6% in dieci anni e si contano 39 specie animali e vegetali a rischio di estinzione', afferma il dott. Lorenzo Bono dell'istituto di Ricerche Ambiente Italia, una delle 78 organizzazioni partner del Global Footprint Network. Oltre al calcolo dei consumi che si verificano ogni anno a livello mondiale, il Global Footprint Network ed i suoi partner internazionali sono impegnati a cercare di risolvere il problema del sovrasfruttamento delle risorse. Per portare in pareggio il nostro bilancio ecologico,spiega il Global Footprint Network, 'dobbiamo, da un lato, cercare di rafforzare la capacita' della natura di generare nuove risorse tramite una gestione accurata degli ecosistemi mondiali e, dall'altro, affrontare i tre fattori che determinano la richiesta di risorse naturali: i consumi pro capite, l'efficienza della produzione, la dimensione della popolazione'.
'Ognuno di noi -ricorda il Global Footprint Network- puo' mettere in atto comportamenti virtuosi che consentano di ridurre il proprio debito ecologico. Ridurre il consumo giornaliero di carne, usare auto e aerei solo se strettamente necessario, usare meno energia in casa, sono i modi piu' efficaci per ridurre la propria Impronta Ecologica. I cittadini possono spronare le autorita' di governo e gli imprenditori a creare citta' e imprese che portino a ridurre il sovrasfruttamento di risorse, attraverso la pianificazione di infrastrutture 'leggere' e l'utilizzo di tecnologie 'verdi' ispirate alle migliori pratiche ambientali, come Rete Lilliput ed altre associazioni stanno chiedendo ormai da anni.
'Ognuno di noi puo' dare il suo contributo anche aiutando a ripristinare e proteggere gli ecosistemi e supportando tutte quelle organizzazioni impegnate a contenere l'aumento di popolazione attraverso campagne educative e di pianificazione familiare a favore delle donne. Con un impegno internazionale volto a porre fine al sovrasfruttamento delle risorse naturali, il Giorno del Debito Ecologico -conclude il Global Footprint Network- potra' entrare a far parte del passato invece che continuare ad essere notizia di attualita''.I Partner italiani del Global Footprint Network, operanti nel settore dell'Impronta Ecologica, sono Ambiente Italia S.r.l;Cras srl - Centro Ricerche Applicate per lo Sviluppo Sostenibile; Istituto Ricerche Economiche e Sociali del Piemonte (IRES);Rete Lilliput; Universita' degli Studi di Genova;Universita' degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche e dei Biosistemi.
(Sec/Zn/Adnkronos) 06-OTT-07 15:59


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16 settembre 2007

Notizie: anche il Papa invita ad agire "prima che sia troppo tardi"

(AGI) - Castelgandolfo, 16 set. - Benedetto XVI e' tornato a ripetere oggi il suo appello per la "salvaguardia del creato".
"Da parte di tutti - ha chiesto - si intensifichi la cooperazione, al fine di promuovere il bene comune, lo sviluppo e la salvaguardia del creato, rinsaldando l'alleanza tra l'uomo e l'ambiente, che dev'essere specchio dell'amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino".
Occasione per rinnovare il suo appello ad appena due settimane dal forte allarme lanciato a Loreto (quando avvertiì che occorre agire "prima che sia troppo tardi"), e' stato oggi il 20esimo anniversario dell'adozione del Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono provocando gravi danni all'essere umano e all'ecosistema. "Negli ultimi due decenni, grazie ad una esemplare collaborazione nella comunita' internazionale tra politica, scienza ed economia, si sono ottenuti - ha riconosciuto Papa Ratzinger - importanti risultati, con positive ripercussioni sulle generazioni presenti e future". Da qui l'auspicio che si intensifichi questa azione.


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11 settembre 2007

Notizie: i cambiamenti climatici in Italia

(ANSA) - ROMA - 7/9/07 - "In Italia il riscaldamento dell'aria aumenta ad un ritmo maggiore di quello registrato in media nel Pianeta. Un fenomeno che costituisce da solo un segnale importante dell'avanzata dei cambiamenti climatici nel nostro Paese, alle prese con l'aumento delle ondate di calore e la diminuzione delle precipitazioni. A scaldarsi poi non e' solo l'aria, ma anche l'acqua, ad esempio dei nostri laghi. E poi ci sono le variazioni di fenomeni atmosferici estremi come la grandine, che sembra abbiano aumentato la loro frequenza. Questi i principali dati emersi oggi a Roma nel corso della presentazione del Cnr di un volume che raccoglie le ricerche piu' recenti e in corso svolte dall'Ente, sul tema dei cambiamenti climatici".


18 agosto 2007

I motori e l'aria che respiriamo

Piccola rassegna stampa: mentre da una parte un vecchietto di Tokyo portavoce di cittadini con patologie respiratorie e dall'altra un gigante come lo Stato della California mettono in difficoltà la Toyota per danni arrecati all'ambiente, a New York Bloomberg si conferma un sindaco invidiabile che prende delle decisioni avanzate e coraggiose contro l'inquinamento.
Ma la buona notizia è che non si prospettano soltanto divieti: presto o tardi arriverà anche qualcosa del genere.






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22 luglio 2007

Reuters: Ecologisti russi aggrediti in Siberia, uno ucciso a bastonate

MOSCA (Reuters) - Un ambientalista russo è stato picchiato a morte e sette suoi compagni sono rimasti feriti oggi, dopo aver subito l'aggressione di un gruppo di uomini armati di sbarre di ferro e mazze da baseball presso il loro campo vicino ad un impianto per il trattamento di scorie nucleari in Siberia. I media russi hanno raccontato che una quindicina di persone, urlando slogan fascisti, hanno attaccato gli ambientalisti, che vivono nel campo per protestare contro la lavorazione delle scorie nucleari nella città di Angarsk vicino al lago Baikal, 5.000 chilometri ad est di Mosca. "Uno dei feriti è morto nel reparto di terapia intensiva a seguito delll'aggressione", ha detto Ekho Moskvy Radio citando una delle attiviste ecologiste, Olga Kozlova. Un'altra attivista presente nel campo, Marina Popova, ha detto che gli aggressori hanno gridato slogan contro gli antifascisti. "Da quanto possiamo concludere erano nazisti o skinheads", ha detto al canale tv Vesti-24 television channel, comparendo con un benda insanguinata alla testa. L'agenzia Itar-Tass ha detto che la vittima era un ventenne di Nakhodka. Tredici aggressori sono stati identificati e quattro già arrestati, ha detto un portavoce del ministero dell'Interno. Sab 21 Lug - 16.00

Una notizia che almeno al momento trova pochissimo spazio sui giornali on line. E che conferma che quello è proprio un posto pericoloso.


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15 luglio 2007

I’ll send an SOS to the world

Qualcosa da andare a rivedere su Youtube: l'esibizione dei Police al Live Earth, con uno Sting intatto nel tempo, resterà uno dei simboli e dei più bei ricordi di un evento con il quale si è voluto lanciare un "messaggio in una bottiglia" al mondo intero.
Come spesso accade, in Italia non è stato sentito come nel resto del pianeta.







15 luglio 2007

Rassegna stampa - Ambiente: Marini, oggi difenderlo è necessità dell'umanità

AMBIENTE: MARINI, OGGI DIFENDERLO E' NECESSITA'DELL'UMANITA'

(ANSA) - MALBORGHETTO-VALBRUNA (UDINE), 14 LUG - 'Oggi la difesa dell'ambiente e' una necessita' dell'umanita' e hanno ragione tutti coloro che hanno diffuso questa sensibilita'. Il nostro futuro, dell'uomo, dei nostri ragazzi, e' questo: dobbiamo salvaguardare quello che abbiamo avuto e che nella storia qualche volta abbiamo deturpato': lo ha affermato il presidente del Senato, Franco Marini, parlando nel corso della cerimonia per i mille anni della Foresta di Tarvisio.

'Ve lo dice - ha aggiunto Marini rivolgendosi alla platea - uno che ricorda gli anni '60, quando ero impegnato nel sindacato e, ammetto qui', pubblicamente, per rafforzare la mia affermazione, guardavamo noi giovani impegnati nel mondo del lavoro, che assistevamo a una profonda trasformazione industriale che dava lavoro e benessere, con qualche fastidio quando comunita', uomini di cultura o gente sensibile ci diceva che c'era il problema di un'espansione guidata'.

Sottolineando la 'ricchezza straordinaria' di storia, cultura e ambiente che ha l'Italia rispetto a ogni altro Paese, Marini ha sottolineato che 'qui' da noi c'e' qualcosa di incommensurabilmente grande, che puo' essere un dato di attrazione, di crescita, di ricchezza per il Paese e di prospettive per i giovani dentro all'Europa'.
Secondo Marini, 'abbiamo bisogno di una cultura politica consapevole di tutto questo e pronta a definire i giusti equilibri fra le diverse attivita'. Abbiamo bisogno di una visione ambientale fortemente positiva. Bisogna assicurare la conservazione e, insieme, lo sviluppo equilibrato e moderno'.

KXH/MST 14-LUG-07 13:58



7 luglio 2007

Siamo due miliardi...

... a guardare il Live Earth.
Poi, sarà ora di agire.






PS: come mai in Italia non è la Rai a trasmetterne la diretta?


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5 luglio 2007

Alleanza per il clima: meno di due giorni al Live Earth

Inevitabile, per chi è stato adolescente in quel periodo di disimpegno, dil culto dell'edonismo e di cinema d'evasione che sono stati gli anni Ottanta, non riandare con la mente al 13 luglio 1985, quando lo stadio di Wembley si riempì con settantaduemila persone e in tutto il mondo soprattutto i giovani erano attaccati al televisore per seguire il Live Aid. Fu uno dei più grandi eventi musicali mondiali, un appuntamento nel quale, almeno per un momento, la passione per la musica e un impegno umanitario di cui si sentiva troppo la mancanza ci hanno attraversati e stretti tutti. Sarà servito, non sarà servito? Comunque sia, resta un ricordo incancellabile almeno per chi, allora, aveva soltanto tredici anni.
Oggi molti di noi sono assai più adulti, e si ha la sensazione che anche l’odierna adolescenza disincantata non sarà scossa come accadeva allora.

Però questa volta il messaggio si riferisce allo stato del Pianeta, quella casa di tutti che non potremmo ignorare anche se decidessimo di farlo.

Sabato l’appuntamento si chiamerà Live Earth, durerà 24 ore, ci saranno oltre cento concerti, attraverserà diverse grandi città di sette continenti del mondo. Oltre che su internet lo si potrà seguire attraverso molte radio ed in Italia sarà possibile vederlo su La7 ed Mtv.

   

Sarò un’ingenua ma mi piacerebbe sentire che per un attimo, almeno per un attimo, ventidue anni dopo c'è di nuovo lo stesso afflato di allora.             


20 giugno 2007

L'Uomo delle Tasse

Oggi ci viene raccontata un’altra interessante storia che, tanto per cambiare, viene dalla Francia: in men che non si dica, e soltanto a distanza di un mese dalla nascita del governo, Sarkozy ha spostato Jean Louis Borloo dal ministero dell’Economia a quello dell’Ecologia.

Il fatto viene letto in maniera diametralmente opposta da due tra i più raffinati quotidiani italiani, e da queste divergenti letture ne discendono due o tre interessanti riflessioni e paralleli con la politica italiana.

Il Riformista presenta questo spostamento come una punizione per Borloo, il quale avrebbe la colpa di aver assestato un brutto scossone elettorale all’Ump, avendo prospettato un aumento delle tasse attraverso l’introduzione di un’‘Iva sociale’.

E qui il parallelo con l’Uomo delle Tasse italiano è inevitabile, e viene in mente quanto detto da Marco Venturi, presidente della Confesercenti, dopo i fischi della platea all’indirizzo di Prodi: «No, i fischi e le contestazioni non significano che la Confesercenti abbia un pregiudizio verso questo governo. A un patto però. Che Vincenzo Visco la smetta di trattarci come un Bancomat. Appena ha bisogno di un prelievo urgente viene qui». Ecco, da queste parti c’è da domandarsi chissà quanto consenso avrà portato l’immagine di Visco al suo schieramento politico.

Ma torniamo a Borloo. Il Foglio, dicevamo, legge invece la decisione di Sarkozy nei suoi confronti come una formidabile promozione: «Jean Louis Borloo, ministro dell’Economia nel governo Fillon I, è stato promosso ministro dell’Ecologia, dello Sviluppo Sostenibile e delle Infrastrutture, con rango di ministro di stato e numero due del governo Fillon II».

E da qui deduco che intanto trattasi di ministero dell’ecologia e non dell’ambiente come usa in Italia, e già queste due diverse definizioni rispecchiano un modo di differenze. Che non finisce qui. Infatti in Francia il dicastero dell’Ecologia va con lo ‘Sviluppo Sostenibile’, che qui in Italia non esiste nemmeno e, udite udite, con le Infrastrutture, scelta che denota una concezione della valutazione dell’impatto ambientale delle opere umane da cui noi siamo ancora ben lontani. Infine, l’ultima notizia è che quel ministro dell’Ecologia è il numero due del governo, mentre nel nostro Paese, diciamolo, nonostante alcuni sforzi, quello dell’ambiente è e resta un ministero un po’ sfigato. E qui le differenze diventano una galassia.

Interpretazioni a parte, mi balena un ultimo, cattivo pensiero.

Certo che, se anche Prodi volesse, uno spostamento dell’Uomo delle Tasse italiano al ministero dell’Ambiente proprio non potrebbe verificarsi. E non perché quello sia un ministero di serie B, no. Diciamo per una questione quantomeno ‘estetica’: perché infatti mettere proprio Visco a fare la guardia al paesaggio, con quella condanna così antipatica per abuso edilizio a Pantelleria, starebbe proprio male.



28 maggio 2007

Rassegna stampa: nel 2030 la dipendenza energetica della UE salirà al 70%

 Nicoletta Cottone sul Sole 24 Ore

Per il fragile sistema energetico dell'Unione europea occorre una politica comune, perché senza misure ad hoc il livello di dipendenza energetica dell'Europa, oggi del 50%, salirà nel 2030 al 70 per cento. Ancor oggi i mercati del gas naturale e dell'elettricità funzionano in base a logiche nazionali più che comunitarie, ci sono scelte a più vie sulle sovvenzioni da concedere alle fonti energetiche. Tutti condividono, però, un unico filo di Arianna, quello di un futuro energetico sostenibile. Critica la situazione dell'Italia che paga una elevata dipendenza energetica e segna un livello estremamente modesto di sfruttamento delle risorse rinnovabili. Dunque la questione dell'energia e la gestione della domanda nel nostro Paese devono trovare uno spazio sempre più rilevante all'interno degli strumenti della programmazione dello sviluppo regionale e nella pianificazione locale. Lo attesta il rapporto Isae-Iuss su «Politiche e strumenti di gestione degli usi finali di energia: stato dell'arte e tentativi di innovazione», presentato questa mattina a Roma, ricordando che non sono più dilazionabili politiche specifiche.

Mentre l'evoluzione del sistema energetico italiano - si legge nel rapporto - aveva evidenziato nel 2005 una crescita della domanda di energia dello 0,64% in un quadro economico di sostanziale ristagno, i dati del 2006 indicano una riduzione dei consumi energetici nazionali dell'1,2% a fronte di una crescita del Pil dell'1,7% e della produzione industriale dell'1,9 per cento. Inoltre il rapporto segnala che la dinamica dell'intensità energetica del paese, che è data dal rapporto fra domanda complessiva di energia e Pil, ha registrato un calo del 2,82% nel 2006, dopo tre anni consecutivi di crescita, «determinato probabilmente dall'attuazione di politiche di efficienza e quindi di risparmio energetico». La dipendenza energetica italiana dalle importazioni è, invece, in costante aumento a partire dal 2000 e nel 2005 è salita all'85,07% segnando il suo massimo in relazione alle importazioni di petrolio (92,86%) e il suo minimo per le importazioni di energia elettrica (16,13 per cento).

Se da una parte appaiono molto limitati i margini di manovra sull'offerta energetica dell'Unione, molto si può fare sul fronte della domanda e sulle strategie di efficienza e risparmio energetico, anche nel breve periodo, sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento. I dati della Commissione, infatti, indicano che un aumento nell'efficienza energetica di appena l'1% l'anno fino al 2010 metterebbe i Paesi dell'Unione in condizione di conseguire due terzi dei potenziali risparmi possibili e potrebbe anche garantire il raggiungimento del 40% degli obiettivi europei del protocollo di Kyoto, con un taglio di 200 milioni di tonnellate all'anno nelle emissioni di Co2. «Il tema dell'efficienza energetica - si legge nel rapporto - coinvolge le famiglie, la pubblica amministrazione e gli usi industriali per quanto riguarda edifici, illuminazione ed etichettatura degli elettrodomestici e dei macchinari da ufficio». Sul fronte della strategia della domanda si può agire su una riduzione vera e propria dei consumi, sostenuta dall'innovazione tecnologica, per mantenere i livelli di servizio e confort, raggiungendo livelli sempre più elevati di efficienza energetica. (25/5/2007)


19 maggio 2007

Alleanza per il clima: 48 giorni al Live Earth. La nuova canzone di Madonna



"Hey You" è la nuova canzone che Madonna ha scritto per il Live Earth, che si terrà il prossimo 7 luglio al Wembley Stadium di Londra, e che canterà in quell'occasione, nella quale si esibiranno anche ai Red Hot Chili Peppers, i Genesis, i Beastie Boys  e tanti altri artisti.

Si tratta di un grande evento che metterà insieme oltre 150 tra i maggiori artisti musicali del mondo, e che per 24 ore collegherà 7 concerti che si svolgeranno nei sette continenti del mondo. Il tutto organizzato dall'Alliance for Climate Protection di Al Gore per coinvolgere e sensibilizzare il grande pubblico sul tema dei cambiamenti climatici. Assolutamente da non perdere.

Per chi desiderasse scaricarla sul proprio computer, soltanto per pochi giorni ancora è disponibile il free download su MSN: per ciascuno del primo milione di download effettuati 25 centesimi andranno all'Alliance for Climate Protection, a sostegno del Live Earth.


16 maggio 2007

La Nasa conferma: il Polo Sud si sta sciogliendo



(ANSA) - WASHINGTON, 16 mag - Se prima era solo supposizioni attendibili, ora ci sono le prove: il Polo Sud si sta sciogliendo. Lo ha annunciato la Nasa, che ha mostrato al riguardo una precisa documentazione fotografica frutto di un'osservazione via satellite che riguarda il periodo compreso fra il 1999 e il 2005: per effetto del riscaldamento del pianeta, un'area dell'Antartico grande circa 400 mila chilometri quadrati mostra ''evidenti segni di scioglimento''. La ricerca, condotta nell'ambito di un progetto avviato dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa e dall' universita' del Colorado, ha permesso un paragone fotografico costante. Grazie ad esso gli scienziati hanno potuto constatare che una zona occidentale dell'Antartide grande come l'Italia presenta modificazioni evidenti della natura morfologica di quei ghiacci. La Nasa ne parla come del ''piu' significativo scioglimento osservato dai satelliti negli ultimi trent'anni''. ''E' una novita' assoluta - ha spiegato il direttore dell'Istituto di Scienze Ambientali del Colorado, Konrad Steffen - anche perche' a differenza di altre zone antartiche, questa penisola non aveva mai mostrato, nel recente passato, segni di scioglimento. Ma ora abbiamo la prova fotografica che lo scioglimento riguarda anche questa penisola''. Lo scioglimento e' stato accertato in diverse zone della penisola occidentale, dove da sempre le temperature non superano mai lo zero e i ghiacci fino ad oggi erano considerati eterni. Non e' piu' cosi': la ricerca ha dimostrato che dal 2005 ad occhi per prolungati periodi di tempo le temperature hanno raggiunti anche i 5 gradi sopra lo zero. L'accertamento e' stato possibile grazie a un nuovo sistema messo a punto dalla Nasa che permette di distinguere i diversi tipi di ghiaccio che si sono via via formati. E' stato cosi' accertato che le aree in cui il ghiaccio si e' sciolto in acqua (per poi tornare ghiaccio) si sono estese come non non era successo mai negli ultimi trent'anni. Il ghiaccio sciolto e' rimasto sopra la superficie ghiacciata del continente antartico. Tuttavia se quell'acqua dovesse infiltrarsi negli enormi crepacci antartici fino a raggiungere il mare, le conseguenze sugli equilibri dell'ecosistema complessivo potrebbero essere significative. E' anche per questo che secondo la Nasa ''e' opportuno continuare a monitorare via satellite l'area, per capire se il fenomeno sia limitato nel tempo oppure a lungo termine''.


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6 maggio 2007

"La Francia farà di questa lotta la sua priorità". Parola di presidente

ELISEO/ SARKOZY AGLI AMERICANI: AMICI MA A VOLTE IDEE DIVERSE
Lotta a riscaldamento globale sarà "priorita' della Francia"
Roma, 6 mag. (Apcom) - Amici e alleati, ma a volte con idee diverse: è l'"appello" che il neopresidente francese Nicolas Sarkozy ha fatto agli "amici americani".
"Potete contare sulla nostra amicizia. La Francia sarà sempre al vostro fianco" ha detto Sarkozy parlando ai militanti nel suo primo discorso dopo i risultati che lo hanno portato all'Eliseo.
"Ma l'amicizia è accettare che gli amici possano avere idee differenti". E lancia un affondo: "una grande nazione come gli Usa ha il dovere di non fare ostacolo alla lotta contro il riscaldamento globale; è in gioco il destino dell'umanità tutta intera. La Francia farà di questa lotta la sua priorità".


Tanto per insistere su questo punto, vorrei mettere in luce ancora una volta come all'estero il cambiamento del clima rappresenti un'indiscutibile priorità anche per un presidente di centrodestra (dovrebbe essere ovvio, no?), mentre in Italia troppo spesso le politiche per l'ambiente sono intese ancora come una cosa 'de sinistra'. Chissà se adesso stiamo cambiando.


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permalink | inviato da il 6/5/2007 alle 23:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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