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14 ottobre 2007

Primarie: il vecchio e il nuovo

Il vecchio

L'altro giorno squilla il cellulare: dall'altra parte una voce femminile mi comunica di star chiamando a nome di un politico napoletano di cui pietosamente non farò il nome, parlando di lui come fosse un mio caro amico incontrato soltanto una settimana fa. Impiego qualche secondo per mettere a fuoco la cosa. In effetti so chi sia il signore in questione, anche se di lui ricordo soltanto che una volta mi fu presentato fugacemente da qualcuno una quindicina di anni fa. Poi basta, mai più visto né sentito. La signora continua dicendomi che lui tiene assolutamente ad informarmi che è candidato per la lista Letta. Grazie tante. Ora che ci penso, in questi anni dai giornali qualche altra cosa di lui l'ho saputa: per esempio che è stato assessore nella stessa giunta di cui faceva parte colui che fu imputato nel processo per brogli elettorali a mio danno.
Beninteso, il candidato in questione non c'entra nulla ma, diciamo, è un segno che oltre ad esserci conosciuti poco, forse in questi anni non abbiamo avuto le stesse frequentazioni e nemmeno gli stessi percorsi, direi. Ma lui ci teneva così tanto ad informarmi della sua candidatura nella lista Letta. Un po' meno, forse, ad informarsi su che diamine potesse interessare a me. La seconda domanda che mi viene in mente è la seguente: dal momento che quando ci conoscemmo non gli diedi il mio numero di casa e che in quei lontani anni nemmeno possedevo un cellulare, come piripicchio ha avuto il mio numero, signorina? Risposta: me l'hanno dato a casa sua. Amici di famiglia? No, scoprirò più tardi che la signora ha lasciato intuire di essere un'amica, e non mi voglio ulteriormente domandare, poi, dove abbia pescato pure quello della mia vecchia casa. Per concludere: vabbè, cara signora, forse al nostro candidato sfugge che io non vivo più a Napoli da almeno otto anni. Comunque non si preoccupi, provvederò a diffondere l'informazione come potrò.

E infatti è quello che sto facendo.

@ @ @ @ @

Oggi si vota per le primarie del partito democratico. La cosa in sé non mi riguarderebbe, e l'ho detto in più di un'occasione, però qualcosa di nuovo su cui riflettere c'è.

Partendo dalla constatazione che si tratta praticamente di una finta competizione, perché il vincitore è già scontato e lo testimonia anche la disponibilità della Bindi a vestirsi come Jessica Rabbit nel caso dovesse essere lei. Tra le adesioni a sostegno del vincitore in pectore credo che a questo punto manchino soltanto quelle di Einstein, Mackie Messner e Paperoga (ma qualcuno giurerebbe di aver letto anche quelle), e così il quadro sarebbe completo: in questa pletora di supporter del Walter nazionale sono ovviamente rappresentate tutte, ma proprio tutte le posizioni concepibili in un programma politico. E se poi queste posizioni sono incompatibili tra loro e si elidono a vicenda, chissene, possiamo pur sempre dire che si tratta di una bella prova di democrazia. Ovviamente, in un quadro del genere, con una finta competizione ed un programma politico onnicomprensivo, l'informazione nostrana ha fatto il resto.


Che vi piaccia o meno, qualcosa di nuovo c'è

E dunque? E dunque tutti i sostenitori del nascente partito democratico dovrebbero dire un grazie grande quanto una casa a chi, con uno sforzo titanico (soprattutto se commisurato ai mezzi di partenza ed allo spazio pressoché inesistente concesso dai santuari dell'informazione tradizionale) ed un'impagabile capacità di trasmettere entusiasmo in tempi come questi, in cui verso la politica esplodono sentimenti di ogni tipo eccetto l'entusiasmo, ha cercato di dare dignità e contenuti a delle primarie che altrimenti sarebbero state soltanto una beffa.

Dovrebbero dire grazie a chi ha rotto gli schemi e, senza apparati di partito o di governo alle spalle, si è lanciato nella mischia a mani nude sapendo già che il risultato probabilmente sarà non quello di arrivare primi, ma quello di aver comunque ottenuto una bella vittoria, questo sì. La vittoria di aver dimostrato a tutti noi che se si ha qualcosa da dire la si può e la si deve andare a dire con qualunque mezzo, che non bisogna avere paura di farsi avanti, che in giro in realtà c'è una grande voglia di politica, quella vera, e che oggi proprio la politica merita di essere restituita a se stessa. Che con soli tre numeri si può fare un programma e che in quei tre numeri, che piaccia o no, un programma politico può starci davvero tutto. Che non occorre stare ad attendere di entrare nelle grazie del cacicco o del faraone di turno, perché davanti a noi abbiamo una scatola piena di strumenti che dobbiamo soltanto imparare ad usare, e questo è un cambiamento da cui non si torna più indietro. Non importa se si sia di destra o di sinistra, il messaggio sta tutto in un metodo che fa la differenza e in cui lo strumento e la forma divengono anche sostanza.

Ci sono tanti punti su cui non ho le stesse posizioni di Mario Adinolfi, ma ammiro il suo coraggio e la sua generosità politica, proprie di chi non teme il confronto, ma piuttosto spinge gli altri a tirare fuori ed a valorizzare i propri talenti. E questo, vi assicuro, è merce assai rara in questo ambiente. Insomma, se per caso doveste avere la seria intenzione di andare dalle parti dei seggi delle primarie, almeno raccontateci qualcosa di nuovo votando per questo Adinolfi e la sua Generazione U.


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